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Il Politecnico di Milano a tutti gli effetti una enclave britannica, con le tasse degli italiani però

La Secessione padana parte dall'Alta formazione. Seguirà l'Autonomia rafforzata.

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Nella puntata del 20 ottobre 2019 curata e condotta da Giorgio Kadmo Pagano:

  •  Macron: Prima costruiamo la nuova Europa e poi facciamo entrare altri Paesi.
  • Sovranismi linguistici regionali e occupazione linguistica straniera in Italia: i casi dell’Alto Adige e del Politecnico di Milano;
  • il Politecnico di Milano vuole diventare a tutti gli effetti una enclave britannica. La Secessione padana parte dall’Alta formazione.
  • “La lingua è vita, ecco perché è grave cancellare l’Alto Adige” intervista a Daniele Rielli.
Qui le 26 pagine in PDF della riorganizzazione degli Uffici e delle cariche dell’Ateneo in SOLO inglese

1 commento

  • Da “Americanizzazione e inglesizzazione come processi di conquista mondiale” ERA editrice, 2014.
    La realtà è che l’obiettivo di lungo termine del Politecnico di Milano è l’inglesizzazione totale dell’offerta formativa universitaria in Italia e lo sradicamento graduale dell’italiano come lingua di comunicazione scientifica a beneficio dell’inglese.
    Nel verbale di ateneo del 24 maggio 2012 il Senato Accademico del Politecnico milanese “ricorda che, a partire dall’approvazione del piano triennale, è stato avviata la fase di individuazione e di attuazione degli interventi operativi necessari per l’avvicinamento al 2014, sotto il coordinamento del prorettore vicario. In questo ambito, è stato definito, attraverso il confronto con i Direttori di Dipartimento e il Direttore Generale, il quadro dei fabbisogni formativi del personale; è stato avviato, di conseguenza, il piano di formazione del personale tecnico e amministrativo (che coinvolgerà a regime 320 persone), mentre il prossimo settembre inizieranno i corsi di formazione per i circa 200 docenti che hanno evidenziato una conoscenza dell’inglese media o bassa (cui seguiranno i corsi di perfezionamento). A questi interventi di carattere generale, ne seguiranno altri specifici per singole scuole o per singoli docenti, che verranno individuati entro l’estate attraverso incontri con le Scuole, concordati con i Presidi. Vista l’ampiezza del cambiamento in atto, si prevede di attuare momenti specifici di verifica del piano nel marzo del 2013 e nel marzo del 2014, per individuare l’eventuale necessità di ulteriori interventi.
    Si tratta di fondi sottratti alla ricerca, all’acquisto di nuovi strumenti, di viaggi-studio, e via dicendo! Ed è un ottimo esempio di distorsione della concorrenza dovuto all’egemonia dell’inglese.
    Le università dell’Europa continentale sono costrette ad investire milioni di euro per inglesizzare i loro corsi di laurea, l’amministrazione interna e il corpo docente, oltre che per incrementare le competenze linguistiche degli studenti, mentre le università anglosassoni possono destinare queste risorse alla ricerca.
    Una ulteriore ragione per opporsi a questa dissennata scelta che, peraltro, rende impossibile lo studio in una università pubblica italiana discriminando, in patria, i suoi stessi studenti che o accettano il giogo anglofono o sono costretti ad emigrare in altre città italiane se vogliono fare i disegnatori, gli architetti o gli ingegneri italiani in Italia. E il politecnico più vicino dove ancora esiste un qualche corso di laurea in italiano, è quello di Torino, a oltre 150 Km da Milano, il cui abbonamento ferroviario mensile in seconda classe è di 195 Euro che, anche solo per 10 mesi fanno 1950 Euro, il cui tragitto dura circa quattro ore andata/ritorno…
    Il PoliMi ha in totale circa 35mila studenti , dei quali circa 3.700 ogni anno si iscrivono alla Laurea Magistrale, se essi non volessero piegarsi nel 2014 alla lingua dello straniero imposta dai nostrani collaborazionisti, il costo annuale di questo esodo universitario sarebbe di 7 milioni e 215mila Euro con una perdita giornaliera di 14.800 ore per il tragitto…
    E le perdite per l’editoria italiana?
    Nell’anno accademico 2010/2011, gli iscritti ad un corso di laurea specialistico o magistrale sono stati circa 12.800. Se consideriamo che un corso di laurea in Ingegneria delle Telecomunicazioni conta 26 esami distribuiti nel biennio, è ovvio che adottando anche un solo libro di testo per esame e un costo medio di 20 euro, si ottiene una spaventosa perdita economica potenziale per l’editoria in lingua italiana di circa € 6.640.000.
    La “Gibilterra meneghina” disporrà inoltre dello spazio sconfinato del quale di fatto il Politecnico dispone sul suolo italiano, con una non trascurabile differenza: Gibilterra ha 27.000 abitanti, gli studenti del Politecnico sono in media 35.000 per ogni ciclo quinquennale…
    E se i 6,5 kmq di superficie coperta dall’enclave britannica in territorio spagnolo sembrano molti, si può ricordare che solo le sedi periferiche del Politecnico a Piacenza e Lecco occupano, rispettivamente 7.000 e 40.000 mq. Briciole rispetto agli enormi agglomerati di Bovisa, interi quartieri, o della sede centrale del Polimi che si estende per l’intera zona metropolitana originaria della città degli studi, e via dicendo.

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