Il pensiero debole può uccidere l’Europa‏

DA Roma ROBERTO I. ZANINI

DI fronte al problema del multiculturalismo, della globalizzazione delle culture qual è l`idea dell`Italia e dell`Europa che abbiamo? A quale visione di identità culturale, religiosa e sociale ci aggrappiamo davanti agli enormi problemi sollevati dall`improvviso anelito di libertà che sta scuotendo tanti popoli che si affacciano sul Mediterraneo? Domande di strettissima attualità, che ieri hanno guidato una intensa tavola rotonda organizzata dall`associazione Liberal a Palazzo Wedekind (proprio accanto alla Camera e a Palazzo Chigi) sul tema dell`integrazione in Italia, il fallimento del multiculturalismo e la ricerca di regole e
di valori per una nuova cittadinanza. Introdotto da Francesco D`Onofrio, il dibattito fra Pier Ferdinando Casini, Giuseppe Pisanu ed Emma Bonino si è avvalso del contributo di studio e di riflessione di un teologo, il cardinale Gianfranco Ravasi e di un filosofo, il francese Andrè Glucksmann. E per entrambi non c`è alcun dubbio: la società occidentale europea è come smemorata, ha perduto il senso di ciò che la tiene unita. Secondo Glucksmann si sta disgregando a difesa i «pseudoradici» particolari, di «pseudoculture personalistiche», che impediscono di pensare il senso dell`unità e «di ragionare in termini di solidarietà europea».
Ravasi, invece, ritiene che si sia perduto il senso dell`identità perché il pendolo in continua oscillazione della cultura europea tende oggi a fermarsi ai due estremi: quello del sincretismo, in cui tutte le idee diventano uguali, omogenee, perdono colore e gusto e nei fatti svaniscono nel nulla; e quello del fondamentalismo, in cui nell`affermare una sola cultura si negano tutte le altre e si impedisce ogni forma di confronto. Sia nell`analisi del filosofo che in quella del teologo il ritorno alle origini risulta essere fondamentale. Per Glucksmann l`Europa attraversa una così grave crisi di identità perché non è più capace di vedere i veri motivi per i quali si è unita subito dopo la seconda guerra mondiale e cioè per fare fronte comune contro i grandi pericoli del momento: il dispotismo di marca nazista e il comunismo. Il tutto in favore della diffusione di un modello politico democratico e di rispetto dei popoli che nega anche l`esperienza del colonialismo.
La situazione culturale, politica e sociale odierna «ci ha fatto dimenticare la nostra storia e ci ha posto nella condizione di avere difficoltà a capire a cosa dobbiamo opporci e quali sono i motivi per i quali ci conviene di stare uniti». Che è un po`, secondo il filosofo francese, il senso del concetto di fratellanza, intesa come «la capacità di mettersi d`accordo, di stare insieme per difendersi, per evitare il peggio». Centrato sulle radici della cristianità il ragionamento del cardinale Ravasi, per il quale se c`è una debolezza nell`Europa di oggi è nel pensare che la verità vada elaborata secondo percorsi personali, «e questo ci ha fatto cadere del soggettivismo e nel relativismo». L`interculturalità va invece costruita sul confronto, partendo dalla coscienza di quello che si è e dalla certezza che la «verità è trascendente e vaconquistata». In quest`ottica la vicenda del popolo di Dio raccontata dalla Bibbia è un modello di dialogo interculturale.

(Avvenire, pag. 27)

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