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Europa e oltre

Il Nobel Giorgio Parisi: «Un Cern europeo sull’IA, così supereremo Cina e Usa»

Il Nobel Giorgio Parisi: «Un Cern europeo sull’IA, così supereremo Cina e Usa»

Il Nobel Giorgio Parisi: «Un Cern europeo sull’IA, così supereremo Cina e Usa»
All’Università di Bologna il fisico ha lanciato il progetto per un nuovo centro: «Sarà multidisciplinare e pubblico»

«Giorgio! Giorgio! Lo devi fare tu il primo presidente del Centro europeo dell’Intelligenza artificiale! Solo con te possiamo farcela!». Sei del pomeriggio. Sala dell’Ottavo Centenario della più antica università del mondo (Bologna, ovviamente). Il simposio è finito con un’ora di anticipo e decine di fisici provenienti da tutta Europa prima di andare via passano al tavolo della presidenza a omaggiare il promotore della riunione. Il premio Nobel Giorgio Parisi ringrazia, sorride e ogni tanto guarda il telefonino: Yoshua Bengio, lo scienziato con più citazioni al mondo in questo momento, gli ha appena mandato un paio di integrazioni al manifesto che è stato presentato: se si parla di rischi dell’intelligenza artificiale lo firma anche lui, dice. Al suo fianco Pierluigi Contucci, l’altro promotore dell’iniziativa, tiene il conto delle firme: tra gli altri ha firmato l’altro premio Turing del 2018, Yann LeCun, oggi a capo della intelligenza artificiale di Meta, che non è potuto intervenire ma che sostiene l’iniziativa che qui tutti chiamano «il Cern dell’intelligenza artificiale», citando a esempio l’alleanza di scienziati che portò al varo del grande laboratorio di fisica delle particelle a Ginevra. Era il 1954 e l’Europa, che usciva a pezzi dalla guerra, ripartiva unendosi grazie alla scienza. Di fare una cosa analoga per l’intelligenza artificiale se ne parla dal 2018: fin qui sono state create reti di laboratori ma visto il divario con gli Stati Uniti si è capito che non basta. Per questo Parisi è sceso in campo.
Soddisfatto professore? È andata come sperava?
«È andata bene, sono molto contento che alla fine è intervenuto anche Cedric Villani, la partecipazione è stata davvero notevole».
Nel dicembre 1951 ci fu all’Unesco la storica riunione in cui venne deciso di fare il Cern: questo simposio bolognese ha la stessa importanza?
«No, una riunione all’Unesco vuol dire che c’è il consenso dei governi; quello che noi stiamo cercando di fare come scienziati è di fare un progetto più dettagliato da presentare ai governi».
Oggi avete detto che il primo motivo per fare il Cern è una questione di sovranità tecnologica europea: stiamo perdendo la corsa con Stati Uniti e Cina e questo può rendere l’Europa marginale.
«Questo è il primo motivo, certo. Il secondo è che è fondamentale per tutti avere un centro di ricerca pubblico che si possa interessare a risolvere tutti quei problemi dell’intelligenza artificiale che al privato non interessano: la sicurezza, la privacy e come prevenire gli utilizzi malevoli della tecnologia. E’ difficile che questi temi interessino all’industria privata che è interessato principalmente al profitto. Fare regolamenti non basta: non sappiamo ancora come queste cose si possono implementare».
Una delle riflessioni più interessanti emerse è che l’intelligenza artificiale sarebbe una tecnologia senza una scienza: funziona ma non abbiamo ancora capito esattamente come. Che vuol dire?
«È qualcosa di simile a quello che accadde con la macchina a vapore che all’inizio dell’800 iniziava a diffondersi ma non c’era la teoria della termodinamica a spiegarlo».
E senza una teoria, la tecnologia non si può indirizzare?
«Non si è in grado di controllarla e di ottimizzarne gli usi. Oggi non sappiamo davvero come ottenere il famoso allineamento dell’intelligenza artificiale con i valori degli esseri umani. E nemmeno sappiamo come funzionano davvero le allucinazioni che spesso questi strumenti ancora hanno quando rispondono. Serve una scienza».
Nel suo discorso lei ha detto che uno dei vantaggi di una struttura di un Cern sarà «far pranzare assieme gli scienziati»: perché è così importante?
«Perché quando fai un discorso ad un congresso, tendi a presentare le cose finite, ma non quelle che stanno a metà, cosa che invece accade a pausa pranzo quando puoi incontrare qualcuno con cui fare un passo avanti decisivo».
Parlate di un centro multidisciplinare: non solo fisici e informatici.
«È fondamentale. Dietro l’intelligenza artificiale generativa c’è anche il lavoro degli psicologi per esempio».
Potreste attrarre cervelli dagli Stati Uniti e tenere qui i nostri migliori talenti.
«L’Europa è sicuramente un ambiente più sereno per fare scienza adesso». Promettete un approccio di modelli aperti: che vuol dire?
«Dare priorità allo sviluppo open-source, affinché gli strumenti siano accessibili a tutti rafforzando l’accesso democratico e promuovendo l’innovazione».
Il Cern ha una grande infrastruttura a Ginevra: seguirete lo stesso modello?
«No, in Europa esistono diversi supercomputer che potremmo federare oltre a svilupparne uno in loco magari».
Dietro la nascita del Cern ci fu il grande lavoro di Edoardo Amaldi: è il suo «momento Amaldi»?
«No, lui aveva 40 anni, io quasi il doppio. Ma voglio contribuire a far sì che questa cosa si faccia».

IL MANIFESTO
Verso un Centro Europeo di Ricerca sull’Intelligenza Artificiale
Scopo e Visione
L’intelligenza artificiale sta trasformando la scienza, la tecnologia, la società e la cultura. L’Europa non deve limitarsi ad adattarsi a questa trasformazione, ma contribuire attivamente a plasmarla. Proponiamo la creazione di un Centro Europeo di Ricerca sull’Intelligenza Artificiale. Un’iniziativa scientifica fondata sul capitale umano e su una visione di lungo periodo, basata su solide fondamenta teoriche, dotata di una potenza di calcolo in costante crescita e progettata per interagire in modo dinamico con start-up e industrie.
Il Centro si fonderà sui seguenti principi:

1. Il Nucleo Scientifico
Dare priorità alla ricerca fondamentale per comprendere i meccanismi, i limiti e le potenzialità dell’IA, così da fornire i quadri concettuali che rendono possibile l’innovazione, come la termodinamica rese possibile la macchina a vapore due secoli fa. Esplorare, sperimentalmente e teoricamente, nuove direzioni e nuovi modelli di IA: sistemi capaci di ragionare o di auto-migliorarsi, modelli multimodali orientati a rappresentazioni della realtà, nuove generazioni di large language models meno voraci in termini di calcolo e dati. Creare le condizioni per lo sviluppo di applicazioni, anche in partenariato con il settore privato.

2. Partire dal Capitale Umano
Investire nelle persone, creando un ambiente in cui ricercatori e ingegneri di talento possano lavorare con libertà intellettuale e spirito di missione. Un nucleo compatto di personale permanente sarà affiancato da borse di studio di medio periodo e da una rete rotante di scienziati in visita: un capitale umano che va dai dottorandi ai ricercatori senior.

3. Team Interdisciplinari
Il Centro riunirà scienziati di discipline diverse, sviluppatori software e costruttori di grandi sistemi che lavoreranno fianco a fianco, portando competenze differenti ma complementari a un comune sforzo sia scientifico che umanistico.

4. Attrazione dei Talenti in Europa
Offrire condizioni competitive, sostegno di lungo periodo e libertà di perseguire idee ambiziose, con accesso a studenti eccellenti, infrastrutture moderne, computer di alto livello e una gestione amministrativa efficiente. L’ambiente interdisciplinare genererà l’energia intellettuale necessaria per attrarre e trattenere in Europa ricercatori di livello mondiale.

5. In alternativa ai grandi numeri
Favorire le condizioni perché gruppi di piccole e medie dimensioni, ma visionari, possano ottenere risultati di grande impatto, sviluppando modelli aperti ed efficienti che valorizzino le aree di eccellenza europee: tecnologie linguistiche multilingue, robotica, sanità e ricerca biomedica, modelli climatici e ambientali, intelligenza artificiale rispettosa della privacy. Questi sforzi saranno sostenuti da dataset affidabili, procedure di addestramento riproducibili e standard di valutazione condivisi.

6. Indipendenza Istituzionale e Governance
Garantire l’indipendenza scientifica attraverso una governance trasparente: forma giuridica non-profit, un Consiglio Direttivo che includa rappresentanti degli stakeholder e della comunità scientifica, leadership a rotazione e un Comitato Scientifico indipendente. Assicurare bandi aperti e selezioni basate sul merito, regole rigorose sui conflitti d’interesse e libertà di pubblicazione. Una base di finanziamento diversificata salvaguarderà l’autonomia scientifica del Centro.

7. Polo Tecnologico e Fondazione Partner
Istituire una struttura dedicata a connettere ricerca, industria e società: un Polo Tecnologico / Fondazione Partner che gestisca progetti collaborativi, prototipazione rapida e modelli condivisi di proprietà intellettuale; sostenga la creazione e la crescita di start-up; organizzi il trasferimento di conoscenze, codici e dati per ricercatori e imprese, proteggendo le iniziative nascenti da acquisizioni premature. Le partnership industriali saranno incoraggiate, ma sempre bilanciate dal pubblico interesse, per garantire ecosistemi d’innovazione resilienti.

8. Sostenibilità ed Efficienza Energetica
Fare dell’efficienza energetica un tema centrale di ricerca, affrontando l’impatto ambientale dell’IA e sviluppando modelli computazionali sostenibili.

9. Modelli Aperti e Bene Pubblico
Dare priorità allo sviluppo open-source, affinché gli strumenti dell’IA siano accessibili a ricercatori, istituzioni, imprese e cittadini, rafforzando l’accesso democratico e promuovendo l’innovazione.

10. Apertura Globale con Radici Europee
Radicato nelle tradizioni scientifiche europee di rigore, collaborazione e spirito critico, il Centro coltiverà alleanze con istituzioni di ricerca di primo piano in Europa e nel mondo, promuovendo la ricerca sull’IA come ponte di cooperazione e di pace.

11. Modello Operativo
Seguire un modello snello e ad alto impatto: personale permanente ridotto, accesso e gestione di risorse computazionali su larga scala, forte supporto tecnico. Il Centro svilupperà solide collaborazioni con i centri di ricerca sull’IA nei diversi Paesi europei e con le reti già esistenti, lavorando in sinergia con le infrastrutture europee di calcolo per evitare duplicazioni e massimizzare l’efficienza. La dotazione di risorse computazionali crescerà in modo modulare, combinando quelle già disponibili in Europa con quelle proprie del Centro. Un polo fisico fungerà da luogo d’incontro e collaborazione, e le infrastrutture di calcolo si rafforzeranno grazie alle sinergie tra istituzioni centrali e partner.

12. Etica e Impatto Sociale
Integrare fin dall’inizio la riflessione etica e la valutazione dell’impatto sociale nell’agenda di ricerca, anticipando le conseguenze sociali, economiche e culturali. Coinvolgere decisori politici, società civile e opinione pubblica per allineare l’innovazione ai valori democratici, ai diritti umani e all’interesse collettivo.

Appello all’Azione
Questo è un momento decisivo per l’Europa. Il futuro dell’intelligenza artificiale verrà scritto da qualche parte: che possa mettere radici qui, nel linguaggio della scienza, dell’apertura e della responsabilità condivisa. Invitiamo istituzioni, ricercatori e leader del settore pubblico e privato a unire le forze, contribuendo con idee e risorse alla costruzione di questo Centro. Insieme possiamo fare in modo che l’intelligenza artificiale cresca come strumento di conoscenza, cooperazione e bene pubblico.
Riccardo Luna Corriere della Sera 10.10.2025

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