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Il museo della lingua italiana nascerà a Firenze

L'auto in cui Giorgio Pagano ha passato 50 giorni di sciopero della fame per la lingua italiana e contro la decisione del Politecnico di Milano di vietarla nello studio.

L’annuncio

Il museo della lingua italiana nascerà a Firenze

«Prima l`italiano». Il sindaco di Firenze Dario Nardella non rinuncia all’ironia nel coniare lo slogan che da oggi accompagnerà la città verso un progetto che decine di studiosi chiedono da mesi: un museo della lingua italiana. E stato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, parlando nel corso della cerimonia di apertura dell’anno accademico, a indicare il capoluogo toscano come «casa» ideale per questa raccolta tutta ancora da inventare, ma che nella testa di Giuseppe Antonelli, ordinario di Linguistica italiana all’Università di Pavia, abita da anni. Non solo perché a questo ha dedicato il libro Il museo della
lingua italiana (Mondadori), ma anche perché, con altri studiosi come Luca Serianni (coordinatore) o Lucilla Pizzoli e con istituzioni quali l’Accademia della Crusca o dei Lincei, anima una commissione ad hoc al MiBACT.

Il sindaco di Firenze ha detto che «nell’arco di un paio di settimane» verranno individuati «due o tre luoghi da proporre al governo» come sede e Antonelli ha ben chiaro il modello: «Certamente il Museo della Lingua portoghese a San Paolo del Brasile, purtroppo distrutto in un incendio: non un luogo statico, ma vivo, dinamico, in continuo aggiornamento». Dunque, non solo documenti scritti e codici – materiale di cui peraltro Firenze è ricca. «Non solo – conferma il linguista -: nelle intenzioni mie e dei colleghi che hanno sposato il progetto ci sono sale per laboratori, auditorium, luoghi per proiezioni e stanze dove la musica viene raccontata come uno strumento importante nel diffondere la lingua italiana all’estero».

Potrebbe essere dunque un museo multimediale, dove le parole sono scritte, cantate, recitate e, perché no, anche rappresentate da oggetti. «Penso al fiorino d’oro coniato a Firenze nel 1252 – continua Antonelli -: ha girato il mondo e oggi alcune monete portano ancora il suo nome. E ha permesso che la nostra lingua si diffondesse».

Un’iniziativa, quella annunciata a Firenze, che coinvolge anche il nostro giornale: parte dei proventi ottenuti dalla vendita della collana «Le parole dell’italiano», curata dallo stesso Antonelli e in edicola con il Corriere della Sera a cadenza settimanale, viene infatti devoluta all’Associazione per la storia della lingua italiana, a sostegno della nascita di un museo che valorizzi le nostre parole.

Roberta Scorranese | Corriere della Sera | 22.1.2020

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