Politica e lingue

Il modello della perfetta “sardina”: laureato a Bologna in Comunicazione Pubblica, parla un ottimo inglese, ha studiato a New York e in California

A Bologna, nel laboratorio dove tutto è iniziato

Dal laboratorio Bologna alla prova della politica. Le sardine a congresso

Il 15 dicembre i gruppi di tutta Italia si riuniranno i quattro ideatori della protesta raccontano progetti e timori
forse servirà più a ingarbugliare le cose che a chiarirle, ma il 15 dicembre le sardine di tutta Italia si riuniranno a Roma».

Sarà il primo congresso delle sardine? «Diciamola così: prenderemo una birra tutti insieme e ognuno dirà la sua. Noi intanto speriamo di riempire, il 14 dicembre, piazza San Giovanni. Puntiamo a organizzare una grande manifestazione con sessantamila sardine». Perché sessantamila? «Sono le 6000 della prima volta moltiplicate per dieci. E l`indomani cominceremo a dialogare con la politica. Perché “la politica ha bisogno di noi” non resti solo uno slogan».

A Bologna, a un tavolo del caffè della Salaborsa i 4 fondatori, Mattia Santori, Andrea Garreffa, Roberto Morotti e Giulia Trappoloni, per la prima volta intervistati insieme, spiegano cos’è il laboratorio delle sardine. E mi raccontano dei tanti che danno loro consigli: musicisti e filosofi, sociologi e politici incendiari, poeti e filantropesse, emissari occulti, giornalisti famosi, architetti e urbanisti… «Ci regalano idee, ci consigliano libri, ci mettono in guardia. Scrivono testi per noi, anche musiche e canzoni che ci offrono come inni. Ma noi l’inno ce l`abbiamo già: “Com’è profondo il mare” di Lucio Dalla».

Dalla piace soprattutto ad Andrea Garreffa, che è il più intellettuale del gruppo, e per lavoro organizza viaggi in bicicletta. E dunque i peggiori della destra lo raccontano come uno squinternato d’assalto, com`erano i grillini al loro esordio. Invece è laureato a Bologna in Comunicazione Pubblica, parla un ottimo inglese, ha studiato a New York e in California, e scopro che ha scritto pure un piccolo libro che si intitola “Ovidio”, ed è la storia di una casa.

Domando: comincia a spirare un venticello di partito? «Nient’affatto. Il 14 a Roma la manifestazione sarà forte e sorprendente, anche per fantasia e creatività». Qualcuno ha proposto che si vestano di bianco, un`enorme piazza di sardine bianche, Roma trasformata in un mare bianco «che è il colore del candore contrapposto a quello delle carognate, il colore dei senza colore».

Mattia Santori è stato battezzato leader dalla televisione, buca il video perché è simpatico e ormai lo riconoscono per strada: «Lo lasciamo andare avanti perché funziona, e tutti ovviamente lo cercano. Ma noi gli stiamo sempre dietro» dicono in coro, ridendo. E Mattia: «C`è molta voglia di leader, ma io resisto». Come si può resistere alla vanità? «Io penso che la parola giusta sia responsabilità. Molti si aspettano che le sardine risolvano problemi. E mi caricano di responsabilità. Ma noi abbiamo chiari i rischi che corriamo. Cosa dovrei fare, se no: sparire, chiudermi in una casa in collina?». E i soldi? «Le sardine si autotassano. Ma a Roma ci trattano come un partito e impongono costi molto alti. A partire dall`Ama, che chiede un euro a partecipante». Un euro a sardina? I soldi, come vuole il vecchio aforisma di margaret Thatcher, «hanno reso buono il Buon Samaritano più delle sue buone intenzioni».

Hanno abitato nella stessa casa, sono amici, e sono convinti che non si perderanno l’uno con l’altro. Gli chiedo se sanno chi erano les petits camarades, i 4 piccoli compagni che a Parigi, più o meno alla loro età… «Erano Aron, Sartre, Nizan e Simone de Beauvoir. Le proporzioni tra maschi e femmine sono rispettate» dice Giulia. «Per il resto loro erano giganti e noi siamo sardine». Sulla qualità degli studi il confronto è duro, ma anche qui ci sono quattro belle lauree, bei voti, la voglia di scrivere. Roberto è ingegnere e disegna impianti industriali, Giulia è fisioterapista, 12 ore al giorno, e la sera insegna danza ai bambini. «Eppure su Facebook c`è una mia gigantografia con scritto sotto: “La disoccupata dei centri sociali”. Ma io non sono mai stata in un centro sociale. E, che dici, esibisco il certificato di laurea? Noi pensiamo che sia meglio insistere nel mostrare che c`è un altro modo di usare i social». Qualcuno lo ha chiamato Alternet: l’Alternet delle sardine.

Il più vecchio, 32 anni, è Andrea, la sardina pensatrice. Lui è nato a Savona e Giulia, che a 29 anni è la più giovane, è nata a San Sepolcro in provincia di Arezzo, ma Bologna è il loro vincolo: «Ci siamo voluti bene in mezzo alle folle allegre di questa città grigia, sotto i cieli leggeri delle sue primavere». Bologna si conferma come un laboratorio, spiega Bruno Simili, direttore del Mulino. «Due giorni prima che esordissero le sardine c`era stato un convegno sulla Bolognina con Occhetto. E fu in piazza Maggiore che nel 2007 Grillo organizzò il primo vaffa day. E c’era stato Guazzaloca, la destra che piaceva alla sinistra …».-

È un piacere parlare con Andrea Garreffa, la sardina pensatrice, di questo laboratorio dove conta molto l`architettura di Piazza Maggiore, «la creazione artistica dell`evento» dice Giulia Trappoloni, la scenografia della piazza monumentale eccezione italiana che non ha il Duomo, ma c’è San Petronio che è il simbolo dell’indipendenza anche dal Papa – re, figuriamoci da Salvini. Qui c’era il foro romano e qui Bologna diventa l`agorà italiana, il modello di piazza nazionale, da esportare nel mondo.
Il territorio cambia la nazionalità delle sardine e con le identità torna l’Italia delle cento città, la provincia come valore, e Bologna come modello. E Bologna è forse più ricca di Milano, di cui certamente non ha i deliri di grandeur alla cassoeula, la Bologna delle gallerie d`arte e dei libri, della magnifica università, del Mast che è un museo raffinato ma in periferia, bello quanto la Fondazione Prada, ma molto meno strombazzato. In questi giorni c`è ancora la mostra Anthropocene, bellissimo ed emozionante catalogo della terra antropizzata e «e come si fa a non legarlo alla filosofia delle sardine?». E poi c`è la Bologna delle multinazionali con il suo volo giornaliero per Beirut, il diretto per New York…

Francesco Merlo | La Repubblica | 2.12.2019

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