Il ministro sta con il rettore: "Politecnico, sì all'inglese"
Di Luca De Vito
Ventiquattr'ore dopo la sentenza del Tar che annulla la decisione del Politecnico di estendere l'inglese obbligatorio a tutti i corsi di laurea specialistica e ai dottorati, è il momento del dibattito e delle polemiche. Se da una parte i ricorrenti esultano per la vittoria nella prima battaglia legale, dall'altra il rettore Giovanni Azzone incassa l'appoggio del ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza: "Si presuppone che la lingua italiana sia già ben conosciuta all'università, offrire corsi in inglese significa consentire agli studenti di entrare nel mondo del lavoro – ha detto in un'intervista a Radio24 – Le sentenze si rispettano, però capisco molto bene il rettore del Politecnico: il dibattito sull'importanza della lingua italiana dovrebbe essere affrontato a livello di scuola primaria".
I vertici dell'ateneo non commentano la sentenza, ma gli studenti in prima fila – insieme a molti docenti – si schierano contro la decisione del tribunale amministrativo regionale: "In nord Europa l'insegnamento in inglese è cosa normale anche per i Paesi non anglofoni, come la Scandinavia – dice Fabio Frassini del gruppo Svolta Studenti – Mi chiedo solo cosa manchi a noi, se il coraggio di intraprendere una strada di lungo periodo o la voglia di uscire da questa crisi". Sulla stessa lunghezza d'onda è il gruppo studentesco
della Terna Sinistrorsa che fin dall'inizio ha condiviso il progetto del rettore Azzone.
Anche fuori dai confini dell'ateneo, il dibattito è acceso. E in rete si riversa la maggior parte delle critiche alla sentenza: "Solo in Italia impartire corsi in inglese all'università viene giudicato lesivo della libertà degli individui", scrive Eleonora Baggiani su Twitter; "Anche Dante avrebbe capito", le fa eco Silvia Cocozza. Accuse di provincialismo e ironie sferzanti non sembrano però intaccare le certezze dei contrari all'uso dell'inglese: "Siamo soddisfatti per la decisione del Tar – ha dichiarato Giorgio Pagano, segretario dell'Associazione Radicale Esperanto – È una lezione che dovrebbe valere per tutta l'Europa. Bisogna ribadire con forza e convinzione che la politica linguistica ha un'importanza primaria".
Adesso, in Piazza Leonardo da Vinci si ragiona sulla strada da prendere. Azzone ha convocato una riunione di Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione in seduta straordinaria congiunta per il prossimo 3 giugno, per analizzare la sentenza e vedere il da farsi. Se i vertici dell'ateneo vorranno proseguire nella stessa direzione, due sono le strade percorribili: fare un ricorso in appello, oppure scrivere un nuovo provvedimento che non vada incontro a intoppi legali.
Da milano.repubblica.it, 25/05/2013
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