Europa e oltre

Il Manifesto politico di Vox Italia

Vox Italia ha la Sede legale a Brugherio (MB) in Viale Lombardia 233.

Il simbolo di Vox Italia
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Questo il Manifesto politico di Vox Italia il nuovo Partito con valori di destra e idee di sinistra, come si definisce.
Qui anche la cronaca e il video- intervento di Fusaro alla presentazione:

Manifesto Politico – Vox Italia

Di fronte alla demolizione delle condizioni di vita delle classi medie, all’esclusione materiale e culturale dei ceti proletari e all’aumento della povertà nell’Italia intera, il movimento politico­ culturale VOX ITALIA ritiene che sia giunto il tempo di organizzare una reazione consapevole ed efficace.
Vox propone innanzitutto una diversa rappresentazione del degrado che ci circonda che aiuti a definire una proposta che ponga rimedio alla drammatica lacerazione del tessuto sociale del Paese.
Intorno a noi troviamo solo sconforto, confusione e senso d’impotenza, cui si somma il terrore che un eventuale tentativo di reazione potrebbe solo peggiorare la situazione. Occorre invece abbandonare la paura, il sentimento su cui i pochi beneficiari di tali squilibri fondano potere e ricchezza.
La prima battaglia da vincere è dunque quella contro la paura. Esistono passaggi storici che richiedono scelte coraggiose: il tempo presente è uno di quei momenti.
Vox reputa che l’Italia abbia diritto ad aspirare a una società diversa, una società che si potrà costruire dopo aver sconfitto la complicità tra conservatori e falsi innovatori, entrambi legati alle élite finanziarie europee e mondialiste, che insieme stanno togliendo il futuro ai nostri figli e depredando il nostro Paese.
La proposta di Vox, che non ha natura accademica, intende definire un percorso che porti gradualmente al cambiamento radicale dello scenario politico. A tal fine verrà messa a punto un’agenda precisa che modifichi in tempi ravvicinati le condizioni di vita delle fasce deboli del Paese. L’obiettivo di questo Manifesto è anche quello di rinsaldare i sentimenti di unità e solidarietà nazionali, poiché la sofferenza delle classi subalterne non conosce latitudini. E’ urgente identificare un percorso a favore di tutti gli italiani sfavoriti, abbandonati, emarginati, ovunque essi si trovino, un percorso che apra la strada allo stesso tempo a un futuro diverso per tutti i cittadini di questo paese.
Se Vox avrà il sostegno che merita, avanzando con coraggio e chiarezza d’idee, il cammino per far uscire il Paese dall’attuale depressione economica e sociale non sarà un miraggio.
Siamo oggi di fronte al rischio tangibile di una mezzogiornifìcazione di tutta l’Italia, un destino che le oligarchie finanziarie della cosiddetta Unione Europea (con il sostegno degli assoldati media italiani) rincorrono ogni giorno sul piano istituzionale ed economico, con l’intento di mettere le mani sulla ricchezza dell’Italia, minacciando al contempo il benessere di tutti.
Tali oligarchie si servono della tecnocrazia europea (un sofisticato apparato burocratico a guida tedesca, che gode di privilegi inimmaginabili), mentre pianificano di riservare all’Italia lo stesso trattamento che il Piemonte aveva riservato al Meridione un secolo e mezzo fa, attraverso l’asservimento politico e il sistematico depredamento delle sue risorse. Tuttavia, mettendo da parte un tema che sarebbe divisivo tra italiani del Nord e del Sud, non dobbiamo farci distrarre dalle priorità della scena politica odierna.
La nazione italiana – risultato di secoli di interazione linguistica, valori e costumi – deve restare unita, tenendo conto che i popoli sono generati dai processi storici e non da posture utopiche di europeisti immaginari. Questi ultimi, del resto, con una condotta da anni improntata alla massimizzazione dei profitti delle élite, hanno per primi contribuito al riemergere ovunque di un forte e giustificato sentimento antieuropeo.
Non si deve poi confondere sovranità con sovranismo, così come nazione è intuitivamente un termine diverso da nazionalismo. Proprio coloro che sostengono le attuali ingiustizie distributive di potere nell’odierno assetto politico europeo meritano la definizione di fanatici sciovinisti (in buona sostanza la Germania e i suoi satelliti), contro i quali Vox intende muovere una battaglia politica e di pensiero. Non dovremmo dimenticare che sono queste élite che ci hanno sottratto persino la libertà di decidere l’utilizzo delle nostre risorse, un diritto per il quale si sono immolati nei secoli milioni di europei (le leggi dell’UE, si ricorda, non sono approvate da un inconsistente Parlamento europeo, ma dalla Commissione e dal Consiglio, vale a dire da funzionari non eletti).
Vox punta poi al recupero e alla promozione della dimensione statuale (lo Stato con la prima lettera in maiuscolo), il solo ambito nel quale possono trovare adeguata tutela i diritti e il benessere dei cittadini.
Vox è consapevole che i rapporti internazionali rimangono fondamentali, e che occorre confrontarsi con il mondo intero. Il punto di partenza, tuttavia, rimane lo Stato, che deve riappropriarsi della sovranità politica e monetaria, senza la quale non gli sarà possibile tutelare gli interessi fondamentali della propria gente, come del resto avviene nella stragrande maggioranza delle nazioni al mondo.
Nel secolo scorso, i termini Patria, Stato o Nazione sono stati abusati dai fascismi di varia estrazione e ne va dunque tenuto conto. È tuttavia evidente che Vox respinge alla radice tali esperienze e ogni abuso lessicale improprio, rifiutando ogni legame con ogni fanatismo di sorta. Allo stesso tempo Vox respinge fermamente la nozione di vincolo esterno, che oltre a delegare a forze extra-nazionali la tutela degli interessi fondamentali del paese, presuppone l’interiorizzazione del senso di inferiorità degli italiani nei confronti di altri popoli, specie quelli del Nord Europa, esibiti quali esempi ingiustificati di perfezione politica e virtù sociali.
Andrebbe poi restituito al mittente il ricorso a una terminologia umiliante, quale ad esempio Pigs, vale a dire maiali, acronimo che identifica Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna, accusati (da chi poi?) di non voler ripagare i propri debiti e non saper gestire le proprie risorse, in realtà perché intrappolati in una gabbia costruita ad hoc dalle stesse élite accusatrici.
Il Manifesto di Vox, dunque, partendo dalla parte più indigente del Paese, che non è per questo quella meno consapevole, si rivolge in realtà al Paese intero.
Dopo la caduta del Muro di Berlino un intellettuale americano, Francis Fukuyama, affermò che la storia era finita, volendo significare che il confronto tra diverse ideologie si era concluso con la vittoria del libero mercato e della democrazia politica. Se è vero che il vecchio ordine mondiale fa sentire qualche cigolio, non sappiamo però se uno nuovo stia per nascere o se invece quello vecchio stia camaleonticamente cambiando pelle per preservare lo status quo.

Il piano geopolitico

Una falsa rappresentazione mediatica divide i presunti europeisti dagli antieuropeisti, anch’essi altrettanto improbabili. I primi vengono dipinti dalla grande stampa come genuinamente sensibili alle sofferenze della popolazione, mentre sono in realtà tra i massimi responsabili del disastro europeo (la Commissione, la tecnocrazia europea e i leader pro-tempore dei paesi oppressori). I secondi, definiti genericamente antieuropeisti-populisti (una mescolanza di posizioni diverse), sono stati in Italia recentemente “normalizzati” dalle élite che hanno disarticolato la breve esperienza “gialloverde” (l’alleanza cioè fra la Lega e ilM5S), rivelatasi alla prova dei fatti incapace di ridurre la povertà e di dare ristoro ai ceti marginali, o di riuscire a rivitalizzare i servizi sociali ormai in caduta libera o di disegnare un futuro diverso per i giovani italiani.
Vox reputa che vi siano oggi le condizioni per una riscossa sociale proprio partendo dalla difesa dei ceti più sofferenti, attraverso una diversa politica economica e un piano nazionale di investimenti infrastrutturali che porti lavoro e benessere, sconfigga la disoccupazione e assicuri servizi sociali adeguati a chi ne ha bisogno.
A questo fine, è presupposto imprescindibile lo smantellamento dell’attuale assetto europeo, vero e proprio tappo che rende inerte ogni progetto di politica economica espansiva, una prospettiva questa alla portata della forza del Paese, se si riuscirà a vincere quella macchina mediatica che diffonde al riguardo notizie terroristiche. La riconquista della sovranità monetaria consentirà di creare o ricreare i servizi sociali e concretizzare un piano di infrastrutturazione strutturale investendo massicciamente nella ricerca e nelle tecnologie del futuro. Si tratta di una politica che solo la dimensione dello Stato può attuare ricorrendo alla sua prerogativa intrinseca di creatore di moneta, senza alcun rischio d’inflazione (sia detto en passant) dal momento che prassi e teoria economiche hanno dimostrato che quel rischio inizia solo al raggiungimento della piena occupazione, un traguardo dal quale l’Italia è distante anni luce.
Se lo Stato potrà generare un lavoro stabile per i milioni di disoccupati/sottoccupati (nulla a che vedere con la condizione dei percettori di reddito di cittadinanza che è una mera misura di sostegno sociale), la crescita economica sarà solida, tornerà la speranza nelle aree depresse e si potrà immaginare un Paese che lavorerà con la comunità internazionale a costruire un futuro migliore per tutti.
Alcune condizioni per ottenere tali risultati sono già disponibili nel Paese, altre vanno rafforzate e altre ancora ricostruite da zero: attivare giovani ricercatori, far crescere università e istituzioni di ricerca di qualità, sostenere nicchie industriali d’avanguardia che oggi sono preda facile delle multinazionali straniere, cambiare alla radice un’Amministrazione Pubblica obsoleta con l’innesto di giovani selezionati quale motore di un vero cambiamento, e altro ancora.
La classe politica – transitoria per definizione – deve far crescere la dimensione statuale, essendo lo Stato il baluardo della democrazia e della formazione I distribuzione di ricchezza in una società moderna. Uno Stato efficace deve mantenere una solida e stabile presenza nell’economia a tutela dei settori fondamentali della vita dei cittadini e dei beni pubblici inalienabili.
Questa finta Unione Europea ha spogliato i paesi membri delle loro prerogative fondamentali (basti pensare alla legge di bilancio che, a dispetto dei principi della Costituzione frutto della storia antifascista del nostro Paese, deve ottenere ·il via libera da organi stranieri e non eletti, Commissione Ue e Banca Centrale Europea, a loro volta pilotate dal Nord Europa); in luogo del principio di solidarietà e di un’equa distribuzione della ricchezza prodotta, vige la legge della giungla, vale a dire quella del più forte.
Vox ritiene che su questo percorso – per ragioni di massa critica – occorra individuare i compagni di strada che condividano la priorità fondamentale, vale a dire il recupero della sovranità della moneta, che con i Trattati UE è stata sventuratamente delegata a soggetti stranieri.
Una volta raggiunto tale obiettivo, le scelte di politica economica dovranno privilegiare le aree arretrate del Paese, la creazione di infrastrutture avanzate, forti investimenti in istruzione e nella ricerca a tutti i livelli, a partire dalle aree depresse, per costruire un paese equilibrato nei redditi e nella qualità di vita.
I presunti europeisti sono quelli che hanno seminato inimicizia tra i popoli europei, contrapponendo le false virtù del nord Europa agli sprechi del Sud, e che così facendo hanno soppresso ogni sentimento di autentica appartenenza europea.
È rivelatrice la natura della Banca Centrale Europea (Bee) alla quale è stata delegata la sola competenza di controllare l’inflazione (a tutela dei creditori, vale a dire le fasce sociali più benestanti) invece di far crescere l’economia e ridurre la disoccupazione, principi perseguiti persino dalla sorella americana, la Federai Reserve.
Va detto che anche i sedicenti sovranisti o populisti (rapidamente assorbiti dal “sistema” prevalente) hanno creato false promesse, poiché in poco più di un anno di governo la contrapposizione a un ‘Europa tiranna si è ridotta a qualche decimale di spesa aggiuntiva, quando le necessità e le possibilità della nostra economia sarebbero state ben altre.
Ricordiamo che l’Europa è cresciuta nel secondo dopoguerra (costruzione del welfare state, ampliamento dei diritti del lavoro, difesa del ruolo dello Stato-imprenditore e creazione di un vasto ceto medio), e l’Italia ne è stato uno dei più fulgidi esempi, perché l’iper-liberismo era stato tenuto a bada dalla forza dei lavoratori e dei ceti subalterni, una coscienza questa che Vox intende contribuire a far risorgere.
La Ue nasce su basi esogene, pietra d’angolo di una costruzione che rispondeva all’esigenza di colmare il vuoto apertosi all’indomani della disgregazione del blocco di Varsavia, divenendo negli anni un mostro ibrido guidato da una tecnocrazia asservita al mondialismo iper-liberista. Bruxelles, d’altro canto, costituisce soltanto una delle sedi, importante ma non unica, di questa imponente opera di ingegneria politica al servizio di una globalizzazione bulimica.
In tale contesto, le elezioni europee del maggio 2019 non hanno cambiato il quadro di fondo, rendendo ancor più urgente una profonda rigenerazione degli obiettivi e delle priorità perseguibili da parte del popolo italiano. Il voto però non è mai ininfluente. Il fatalismo non porta mai buoni frutti, poiché i cambiamenti vanno assecondati quando si muovono nella giusta14 direzione. Tuttavia, se le legittime istanze dei popoli europei erano state sino a ieri soppresse dalle oligarchie del continente (la negazione degli esiti del referendum greco del 2015 da parte della democratica UE rappresenta solo l’esempio più eclatante), tale oblio è reso ogni giorno più difficile dalla maggior consapevolezza che va diffondendosi in tutta Europa. Una nuova consapevolezza che Vox intende intercettare, valorizzare, difendere e ampliare

Che fare?

“Nessun vento è buono per il marinaio che non sa dove andare”, diceva Seneca. Vox si schiera dalla parte di quelli che, come affermava un grande filosofo, il mondo intendono cambiarlo, non solo interpretarlo.
Lo sguardo di Vox è rivolto innanzitutto agli sconfitti della globalizzazione, disoccupati, precari e sotto-salariati, orfani di rappresentanza politica, agli invisibili e ai marginali, agli ininfluenti e agli “atomizzati”.
Dopo la caduta del Muro del Berlino e l’avvio del capitalismo iper-finanziario basato su profitto a tutti i costi e speculazione globale, privo inoltre di ogni aggancio con l’economia reale, si è cominciato ad annullare, depotenziare e paralizzare i successi ottenuti in precedenza dalla classi medie e dai ceti proletari. È giunto ora il momento di re-invertire la rotta.
In primo luogo occorrerà lavorare affinché le classi subalterne possano riconoscersi in una battaglia comune. È fondamentale trovare gli strumenti per sconfiggere i detentori del racconto prevalente, quelli che tramite il controllo dei mezzi di comunicazione creano una realtà fatta di invenzioni e falsità. Lo svilimento delle condizioni di vita delle classi medie e proletarie viene ignorato dalla grande stampa. Talvolta il silenzio è più violento di una guerra.
Lo smantellamento dello stato sociale e lo svilimento dei diritti dei lavoratori vengono chiamati riforme strutturali. I poveri sono in crescita, come i disoccupati e i sottoccupati, mentre i precari vivono nell’incertezza, senza possibilità di costruirsi un futuro. Il racconto neoliberista colpevolizza poveri ed esclusi, giudicati incapaci di affrontare adeguatamente la sfida ineluttabile della competizione, mentre l’ascensore sociale è bloccato, e chi nasce povero lo rimarrà nonostante i suoi meriti, e viceversa. ·
L’ex premier inglese Margareth Thatcher affermava che “non esiste la società, esiste solo l’individuo”. Occorre invece costruire una società solida, creando legami duraturi, materiali e immateriali, all’interno della comunità, limitando il potere del denaro a favore dei beni comuni. La crisi italiana dei partiti storici, che ha raggiunto l’acme nei primi anni ’90, insieme alla crisi di rappresentanza dei sindacati, ha fatto vaporizzare la parte compatta della nostra società, a partire dal lavoro. Questo processo involutivo va arrestato, occorre ripoliticizzare la presenza dell’individuo nella società. Le decisioni da assumere devono sempre tener conto del loro valore politico, non essere assoggettate alle esigenze (o peggio ai vincoli) di natura economica o peggio ancora di mero profitto. In coerenza con quanto precede, Vox favorirà la graduale apertura di sezioni territoriali, che favoriscano una crescente consapevolezza di tali scenari, e in primis della tutela dei legittimi interessi di un popolo oggi abbandonato ai soprusi delle oligarchie dominanti.
Dobbiamo mirare a un nuovo ordine globale che recuperi il ruolo dello Stato nell’arena politica, poiché se lasciassimo fluttuare la nostra sfera politica e i nostri interessi economici nel mare indistinto del cosmopolitismo apolide la battaglia sarebbe persa in partenza, troppo diverso essendo il peso delle due masse critiche. Evitando ogni deriva sciovinistica, come detto sopra, occorrerà puntare a cambiare i rapporti di forza, avendo a mente l’importanza di collegamenti con movimenti similari in altri paesi europei.
Vox rivolge infine un appello agli intellettuali, agli uomini di cultura e a tutti coloro che sono animati dalla passione affinché si uniscano a questo progetto, per costruire un nuovo equilibrio politico tra le classi (anche oltre la frontiera italiana), fondato sulla centralità della persona umana, sulla giustizia sociale, sul lavoro inteso quale centro di vita e diritti garantiti, sulla lotta alle disuguaglianze, alle discriminazione e alla sofferenza degli emarginati.
Occorrerà a tal fine vincere i dogmi di un giornalismo asservito alle oligarchie europee, che tramite la moneta unica crea povertà, disoccupazione e alienazione sociale nella maggioranza della maggioranza dei popoli del continente.
La mano invisibile del mercato che dovrebbe regolare le criticità e risolvere i problemi dell’economia, del lavoro e degli squilibri di ricchezza, è in realtà una mano ben visibile che tutela chi ha contro chi non ha. Il ruolo dello Stato, di uno Stato diverso, democratico e trasparente, è il caso di ripeterlo, è dunque insostituibile.
Puntando a ripristinare il primato della politica – e quindi della democrazia – sull’economia e la tecnocrazia, Vox intende rappresentare senza ambiguità gli interessi della sempre più affollata categoria dei subalterni, privata sia del necessario per vivere che degli strumenti di partecipazione indispensabili per ribaltare gli attuali rapporti di forza.
Vox si rivolge in buona sostanza a tutti coloro, donne e uomini, giovani e adulti, che rivendicano uno spazio per vivere come persone in una società moderna degna di questo nome.
Nessuno ceda allo sconforto o alla paura! Chi combatte per la giustizia e l’eguaglianza potrà essere sconfitto in qualche battaglia, ma sua sarà la vittoria finale. Ogni lunga marcia – diceva Laozi – comincia con un piccolo passo, e l’inizio è ora!

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