Il male inglese e i suoi rimedi
Secondo il professor Arrigo Castellani ( articolo sui nuovi " Asterischi Laterza " ) la nostra lingua e’ malata di " morbus anglicus " : una critica all’ eccessivo uso nell’ italiano di anglicismi e parole inglesi italianizzate. alcuni esempi L’ ADATTAMENTO DI NUOVI E VECCHI ANGLICISMI TITOLO: Mio darlingo, ti lovio…
Imolti lettori che protestano contro l’ eccessivo uso delle parole straniere hanno trovato un agguerrito difensore: e’ il professor Arrigo Castellani dell’ Universita’ di Firenze, che considera la nostra lingua malata di morbus anglicus. Castellani non si limita a critiche o invettive, ma scende sul terreno delle proposte. Alcune riguardano l’ adattamento degli anglicismi veramente necessari: da performance a "performanza", da sponsor a "sponsore", da lobby a "lobbia". Altre si riferiscono ad anglicismi necessari ma non adattabili, e quindi da sostituire con neologismi fatti in casa come la buona pasta o con ricuperi di parole in disuso: "abbuio" per blackout, "fubbia" (fumo nebbia) per smog, "guardabimbi" per baby.sitter, "velopattino" per windsurf, "vendistica" per marketing, "vendissimo" per bestseller, "ubino" per hobby, "intre’ dima" per week.end. Queste due ultime parole hanno bisogno di spiegazione: "ubino" e’ un antico vocabolo con il quale si indicava un piccolo cavallo di razza irlandese e hobby, nell’ antico inglese, voleva dire "cavallino", prima di passare all’ attuale significato di "occupazione per il tempo libero". Quanto a "intre’ dima", l’ origine va cercata in "e’ dima", parola sepolta nella polvere dell’ oblio, corruzione dialettale di "ebdomada", cioe’ "settimana". Secondo il Grande Dizionario Utet del Battaglia, nelle montagne lucchesi sopravvive "mezze’ dima" per indicare il mercoledi’ , il giorno che sta a meta’ della settimana. Il Kafka dei "Diari" mi ha insegnato che e’ inutile svegliare il futuro prima del tempo perche’ si ottiene "un presente assonnato", ma stavolta vale la pena di fare uno strappo alla regola. Non credo, insomma, che "intre’ dima" possa sostituire domani week.end o il piu’ letterale "fine settimana". Ritengo inimmaginabili titoli di giornali che dicano: "Caos sulle strade dell’ intre’ dima" o conversazioni telefoniche del tipo: "Perche’ non vieni in campagna da noi per l’ intre’ dima?". Le proposte di Castellani sono apparse sui nuovi "Asterischi Laterza", accompagnate da un commento di Tullio De Mauro dell’ Universita’ di Roma "La Sapienza", che invita a non considerarle "ridicole" come si sarebbe tentati di fare. De Mauro oppone un altro ragionamento: la complessita’ di una lingua e’ tale che "il singolo non ha la possibilita’ di cambiarne un pezzo isolato". Gia’ Ferdinand de Saussure spiego’ che una lingua e’ anche una "massa parlante", e quindi "intervenire su un punto particolare con pretese di successo non e’ nemmeno arrogante: e’ del tutto inutile". Con sincero rispetto per le fatiche inventive del professor Castellani e per la sua preoccupata "voglia d’ identita’ " in mezzo al dilagare dei barbarismi, ritengo piu’ convincenti le obiezioni di De Mauro. L’ Italia non e’ nuova a tentativi di operazioni autarchiche.
Nell’ antologia Gli anni verdi del Bertoldo (Rizzoli, 1964), si trova un’ antica vignetta di Molino, dal titolo "Filmo e nuovi vocaboli", che mostra una coppia teneramente abbracciata. Lei dice: "Io ti lovio, o mio darlingo, ma non posso rimanere fuori della mia homa fino a tardi". Lui risponde: "Al rigto, mia littla: ci rivedremo domani sera alla primiera del filmo "Il mistero del vatercloso". L’ antifona sembra chiara: il "darlingo" dell’ anteguerra come la "performanza" di oggi, la "primiera" come la "lobbia". Quanto ai neologismi veri e propri, rimane insuperabile l’ esempio (gia’ citato in questa rubrica) di un lettore che propose a una giornale fascista la sostituzione del malfamato e dissoluto tabarin con il piu’ virile "puttanambolo".
Nascimbeni Giulio
Corriere della Sera 19 giugno 1992














