Il "latinorum" del lessico finanziario

Il “latinorum” degli scandali

di Carlo Donati

Forti malumori fra l’azionariato dei Circoli Arci. Per il pranzo dell’Epifania avevano lanciato un’ “Opa” sui tortellini a 30 euro al chilo, ma la Corporazione delle sfogline, con un pesante “aggiotaggio” sulle ultime scorte di Natale, ha fatto lievitare il prezzo fino a 33 euro. Fallito l’ “insider trading” sulle lenticchie (troppo tardi, dopo Capodanno, le quotazioni scendono a zero), hanno tentato un “concertino” con i Patronati Acli. Invano, anche i cugini- rivali erano nei guai per un’ “Opa” sui tortelli di erbette. (Epifania o no, di venerdì è menù di magro) perché qualche “raider” aveva fatto incetta di ricotta romana.

Scherziamo pure. Però queste sono le parole dei mercati finanziari. Come ci ha insegnato Manzoni quando uno (don Abbondio) comincia a parlare col “latinorum” vuol dire che ha qualche cosa da nascondere. Il “latinorum” della contemporaneità è il lessico finanziario. Se voi dite che Tizio è uno speculatore quello magari vi querela, ma la gente comincia a incuriosirsi. Ma se dite che è un “raider” gli brillano gli occhi e la gente pensa alla pubblicità di un insetticida. “Insider trading”, alla lettera, significa “commercio per iniziati”, in pratica si tratta di trafficare in Borsa grazie a informazioni privilegiate. E’ un reato naturalmente.

I magistrati indagano su “operatività anomale in ‘derivati’ ”. Che reato sarà? Mah. E che cosa sono i “derivati”? E i “warrant” e i “futures” e le “utilities”? Mah. Quasi tutto ciò che accade nella finanza ha un linguaggio non solo specialistico, come è logico, ma anche con una forte tendenza all’eufemismo, cioè all’uso di paroline dolci e fumose che mascherano il significato vero di un’azione. Per esempio si dice “plusvalenza”. Che leggerezza. Lorsignori fanno qualche plusvalenza, mica si arricchiscono. Per esempio dicono “concerto” e “concertino”, sentite che musica?, poi si scopre che è un’alleanza occulta a fini indebiti. Per esempio prima ci vendono pacchi di “bond” poi ci spiegano che purtroppo si trattava di “junk bond”, che tradotto significa “titoli spazzatura”. Per fortuna ci sono le società di “rating” e di “auditing”. Le prime certificano l’affidabilità di un’azienda, le seconde la regolarità dei conti. Certo. E’ quello che hanno fatto con la Parmalat.

Qualcuno è in carcere eppure circolano con cautela parolacce come truffa, imbroglio, associazione per delinquere. Finora la parola più usata, e pronunciata con la giusta severità, è stata “aggiotaggio”. Ma andiamo! Dite voi se non sembra un titolo di una canzone napoletana. Qui va a finire che per la rabbia prendiamo il treno e andiamo a Montecarlo ad aprire un conto cifrato. E chissà se i gendarmi del principe lo fanno entrare uno che arriva in treno.

(Da La Nazione, 8/1/2006).

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