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Il lascito culturale, e non solo, di Ceronetti

Translimen del 3 febbraio 2019

Nella puntata del 3 febbraio 2019 curata e condotta da Giorgio Pagano:

  1. Il lascito culturale, e non solo, di Ceronetti.
  2. Il TAR Lombardia si dichiara non competente a dare esecutività al pronunciamento della Corte costituzionale e alla Sentenza del Consiglio di Stato contro l’anglobano Politecnico di Milano;
  3. cosa dice esattamente l’Ordinanza pubblicata il 28 gennaio 2019 dal TAR Lombardia.
  4. L’amore cosa per vecchi, “Lettera senza buca” di Guido Ceronetti del 24 gennaio 2017. In calce il testo della lettera.
[caption id="attachment_20225" align="alignright" width="450"] Guido Ceronetti con Giorgio Kadmo Pagano a fianco dell’italmobile, dove Giorgio Pagano ha fatto i 50 giorni di sciopero della fame davanti al MIUR a Roma per salvare l’italiano al Politecnico di Milano.[/caption] Testo della Lettera:

Sì – per forza, l’amore, quello delle passioni tempestose dei monaci casti, delle capinere verghiane, delle ultime lettere da Stalingrado, degli amori cechoviani, stendhaliani, delle Anne Karenine, dei grandi epistolografi sentimentali –  è di rado patrimonio della gioventù maschile. L’amore senile attira  giovani e monachine perché la voce che gli suona più carezzevole e persuasiva nel cuore dell’orecchio è, oggi come millenni fa nell’Attica sofoclea, quella del vecchio padre Edipo, nel petto amato di Antigone. “Figlia del vecchio cieco, Antigone … “ Esordio che nella eroica pronuncia della scena ellenica suona letteralmente, ancora, ANDIGONI. Un vecchio, una sua figlia – generata con Giocasta, non senza colpa – quante volte nelle spire incurabili dell’esistenza mi sono  apparsi alla porta mendicandone impudicamente l’apertura, ed era a volte la tradizionale eterna, di quinta, magnetica d’irreprimibilità. Una volta, a Milano, in un teatro gremitissimo dove attraversavo la scena dicendo con un’attrice giovanissima le prime battute dell’ultimo dramma di Sofocle, l’intera scena ebbe la malasorte di passare interamente senza che il tecnico accendesse una sola luce! Se mi sforzavo di respingerli, quel padre e quella figlia di un incesto tragico  (– Cosa volete da me? Non ho da darvi ricetto, non c’è posto per voi qui dentro!! –), impensatamente ma certamente sarebbero tornate lui col suo caratteristico passo di vecchio, la ragazza battendo il terreno con un bastone perché la zona aveva fama di essere popolata di aspidi. Piglierei da Manzoni una parola visionaria:  –  La mirabile coppia –  per dire il vecchio Tiflòs e la sua sublime, in eterno, Teknon, Andigoni sull’aulo frigio. Il pensiero, il ricordo di quella coppia mi rende euforico. Mi dà salvezza dove, redento dall’amore, il mondo ti è riconsegnato libero. Come il Cristo Gerusalemme, Edipo a Colono rifà pura la rocca di Atene. La passione sessualmente più forte che provai per una donna fu indubbiamente senile. Mi trovavo nel mio settantunesimo anno, ebbi una stimolazione erotica intensissima grazie al meraviglioso contributo dello scambio di lettere d’amore, durata all’incirca cinque anni. Io avendo passato la settantina, lei prossima ai quaranta, la relazione non stremata da eccessivi incontri, ma resa incendiaria per intraprendità di bellezza. Sconsiglio agli uomini di avere deliberatamente donne al di sotto dell’età di Antigone, donne col passato da Sunset Boulevard (Questa è una storia ripugnante, col vecchio Stroheim che occupava il posto del primo marito, contentandosi attualmente di occupare il posto di perfetto maggiordomo della signora). Nei film dell’epoca, le mogli, tutte legittime, per essere in età canonica erano per lo più sui quindici anni (talvolta il permesso canonico poteva essere dato qualche anno prima). Incontro, in una viottola deserta, per l’ora domenicale che non lasciava intravedere nulla di amabile, un’altra “mirabile coppia”. Eppure nella giornata di ieri si è insediato alla presidenza americana un losco personaggio come Donald Trump. Ma Edipo e Antigone, per quanto la giornata fosse ancora rigida, intiepidirono di aure tiepide quello sbocciare nella piana di Atene del vecchio sfinito in vista  della sua meta destinale. Passa, e mi sorpassa, una coppia straordinaria di uomo anziano alquanto vacillante, sorretto da una creatura angelica che avrebbe potuto portargli in dono un autentico parlante dell’ateniese Agorà, anche con una scuola in grado di migliorargli il gergaccio nativo della Magliana. La ragazza pareva trasmettermi un desiderio di carezza incestuosa a cui fosse mancato uno scopo. Ci sono tanti amori edipici quanto ondate in una giornata atlantica e benedico che mi abbia fornito l’occasione di questo incontro, un alito lieve di sbattimento in una sofferenza di carne viva. E penso che forse c’era, in quelle due creature perturbatrici e arcane, un sogno di disponibilità a rivelarmi il loro nome primitivo e segreto, a me già rivelato: Edipo e Antigone, nati entrambi nella reggia sanguinosa di Tebe.

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