Il governo polacco non vuole si verifichi una “seconda Lampedusa”
Il presidente polacco Andrzej Duda e il primo ministro Mateusz Morawiecki hanno annunciato la loro posizione congiunta sulla proposta di riforma dell’UE in materia di migrazione e asilo, ribadendo la loro forte opposizione allo schema per i ricollocamenti proposto in vista del prossimo vertice informale dei leader dell’UE a Granada.
Come l’Ungheria, la Polonia si è opposta con decisione al principio di solidarietà obbligatoria proposto dalla Commissione europea e approvato dal Consiglio a luglio.
“La nostra posizione sui ricollocamenti obbligatori è chiara e immutata”, ha dichiarato Duda in una conferenza congiunta con Morawiecki, come riportato dall’ufficio del presidente.
Il governo polacco “presenterà un duro veto contro l’immigrazione illegale al Consiglio europeo”, ha annunciato il primo ministro.
Mentre Morawiecki si recherà in Spagna per una riunione del Consiglio europeo, Duda parteciperà al vertice dei Paesi del Gruppo Arraiolos a Porto (in Portogallo). Secondo il presidente, in entrambi gli incontri si discuterà del pacchetto migratorio.
La riforma dell’immigrazione dell’UE è diventata un argomento di discussione chiave nella campagna elettorale in corso in Polonia, con il partito conservatore Diritto e Giustizia (PiS) al governo che accusa gli avversari politici, principalmente la Piattaforma Civica (PO) di Donald Tusk, di voler accogliere migliaia di immigrati musulmani irregolari su pressione dell’UE.
Il PiS ricorda spesso la crisi migratoria del 2015, quando il governo dell’allora PO accettò la quota di migranti stabilita come parte del programma di ricollocamenti dell’Unione europea.
Quando il PiS è salito al potere nel 2015 e il suo candidato, Duda, ha vinto le elezioni presidenziali dello stesso anno, la posizione della Polonia è cambiata in modo netto, ha osservato il presidente, aggiungendo di essersi sempre opposto con forza al sistema delle quote e a quello che lui definisce il ricollocamento forzato dei migranti.
“La Polonia adempie all’obbligo di proteggere i confini dello Stato e le frontiere esterne dell’UE”, ha detto Duda, riferendosi alla più recente crisi al confine tra Polonia e Bielorussia, dove la Polonia ha costruito una barriera per impedire a migliaia di migranti provenienti dal Medio Oriente e dall’Africa di entrare nel Paese.
“Per la Commissione, le frontiere sono obsolete”.
Nel frattempo, Duda e Morawiecki hanno fatto appello ai polacchi affinché partecipino al referendum nazionale, che si terrà in concomitanza con le elezioni parlamentari del 15 ottobre.
“Siete favorevoli all’ammissione di migliaia di immigrati clandestini provenienti dal Medio Oriente e dall’Africa, secondo il meccanismo dei ricollocamenti obbligatori imposto dalla burocrazia europea?”, recita uno dei quesiti referendari. Questo e gli altri quesiti sono stati criticati da numerosi commentatori in quanto utilizzati come pretesto per condizionare l’opinione pubblica e attaccare Donald Tusk.
“Siamo a un punto di svolta rispetto al trattamento della sovranità e dei confini polacchi. Per Piattaforma Civica e la Commissione europea i confini sono obsoleti”, ha dichiarato Morawiecki, durante la conferenza stampa.
Ha sottolineato che il governo non accetterà mai le richieste di Berlino e Bruxelles, aggiungendo che “non vogliamo un’altra Lampedusa in Polonia”.
Contrariamente a quanto sostiene il PiS, il ricollocamento non sarebbe obbligatorio. Il principio della solidarietà obbligatoria prevede che un Paese non disponibile ad accogliere i richiedenti asilo possa contribuire finanziariamente o operativamente alla gestione della migrazione dell’UE.
Tuttavia, il governo polacco ritiene che l’obbligo di versare denaro per ogni migrante non accolto sia una forma di punizione per il rifiuto di partecipare ai ricollocamenti.
Aleksandra Krzysztoszek | traduzione di Paolo Cantor | euractiv.com | 6.10.2023














