Partito dell'Italiano

IL BREXITER BANKSY E COLONIA ITALIA IN TEMPO DI COVID19 – BANK SÌ

Arte: Inglesi e Statunitensi ce la cantano e ce le suonano da 75 anni. Per quanto ce le faremo suonare ancora? Per quanto ancora siamo disponibili a divenire sempre più miserabili e poveri, pur possedendo il 65 per cento dei beni culturali del mondo?

Arte: Inglesi e Statunitensi ce la cantano e ce le suonano da 75 anni. Per quanto ce le faremo suonare ancora? Per quanto ancora siamo disponibili a divenire sempre più miserabili e poveri, pur possedendo il 65 per cento dei beni culturali del mondo?

Ci sono state, e ci sono, in questo periodo di emergenza Covid-19, centinaia di iniziative artistiche italiane a favore degli ospedali, del personale sanitario e della protezione civile italiani, le più disparate e che vanno anche ben oltre la classica asta. Non ne cito alcuna e non faccio alcun nome proprio perché sono sotto gli occhi del mondo dell’arte italiana da tempo e a tutt’oggi. Ma il sistema mediatico-finanziario italiano cosa fa? Ci parla di un ospedale inglese, quello di Southampton, e di un unico artista, il vignettista milionario inglese Banksy, il cui patrimonio nel 2019 ammontava a 50 milioni di dollari, in Lire italiane 89 miliardi 286 milioni 714mila 500 lire.

Che il brexiter sia un vignettista e non un artista lo dicono le sue opere, che siano fatte ad olio o disegnate o “imbianchino” i muri degli edifici, chiunque può obiettivamente e serenamente constatarlo.  Un vignettista anche con una certa povertà conoscitiva dei temi oggetto stesso delle sue vignette ironiche. A questo proposito mi viene in mente un murale proprio sulla Brexit, fatto a Dover nel 2017, dove dipinse una grande bandiera europea con un operaio che rimuoveva una delle dodici stelle. Ebbene il vignettista inglese dimostrava di non sapere che nella bandiera europea il numero delle stelle è simbolico, slegato dall’uscita o dalla entrata delle nazioni. Non è come per la prima bandiera americana della tappezziera Betsy Ross, quella a tredici stelle e tredici strisce per intenderci.

Ora, la Gran Bretagna è entrata nell’Unione europea  nel 1973, e che, ancora dopo 44 anni, un cittadino inglese dimostri di non conoscere la storia di quella che è stata anche la sua bandiera per oltre quatto decenni francamente mi pare piuttosto grave. Tanto più grave allorché decide di farne oggetto di una propria opera.

Tutti ricordiamo lo strombazzamento dei media di quest’opera e, infatti, è la prima a far fare il salto di qualità agli estimatori di Banksy che, sulla foto del murale in questione, arrivano sul suo profilo Instagram, per la prima volta, oltre i 250 mila, là dove fino al maggio del 2017 erano sempre stati ben al di sotto.

Un murale peraltro equivoco non solo per l’ignoranza politica di cui sopra ma, anche, per il fatto che togliendo “la stella britannica” il brexiter fa incrinare l’intera immagine della bandiera europea e questo si vede bene nel bozzetto preparatorio del murale.

Va bene, va bene, certo adesso non ci mettiamo a fare l’esegesi di una banale quanto politicamente e informativamente errata vignetta satirica, ma guardate che è così anche con le altre, senza contare le figure stereotipate che fanno parte dell’immaginario del brexiter milionario e che sono sostanzialmente quattro: le scimmie, i topi, le maschere (velo, scafandro, robot), i bambini (anche sotto forma di putti).

Ed è ancora un bambino il protagonista dell’ultima banale – sì lo ripeto – quanto surreale vignetta di Banksy, e tanto strombazzata dai media italiani: un bambino, dall’immaginario solo televisivo e più americano che inglese considerato che nel cesto dei giocattoli ha il pupazzo dell’Uomo Ragno e di Batman, gioca con un’infermiera volante con tanto di mascherina, lasciando i due super eroi nel cesto dei giocattoli.

Perché surreale?

Semplicemente perché i bambini sono i meno colpiti dal coronavirus e, di certo, di questo periodo vorranno dimenticare tutto e, se lo ricorderanno, lo faranno più per la tortura di dover essere stati a lungo in casa a vedere una paccata di TV tanto da stordirsi e, a buon bisogno, proprio con i film di super eroi dai quali l’Infermiera Mascherata non è e non farà mai parte. Chi ricorda però i fumetti dell’Uomo Mascherato? Nel numero 33 c’è anche la figura della scimmia cara a Banksy.

Ennesimo esempio di strombazzamento della grandezza britannica in Italia, questa è anche stata l’ultima vignetta disegnata dal brexiter a cui “La Repubblica” – quella ora degli Agnelli-Elkan – gli ha persino dedicato un video su “repubblica.it” e procurato alla banale vignetta di Banksy altri 25.083 estimatori solo sul profilo Instagram della testata giornalistica.

È bene però ricordare che la FCA degli Agnelli-Elkan – lo dico per quelli che prendono una Fiat al grido di “Io compro italiano” e magari aprono “La Repubblica” o “L’Espresso” o i loro siti – ha sede nel semi-paradiso fiscale olandese e sede legale a Londra, mentre sta investendo 4,5 miliardi di dollari in Michigan per i nuovi suv a marchio Jeep.

È vero che Banksy non ha bisogno dei seguaci (etimologicamente “coloro che seguono”) di “La Repubblica”, e lo dimostrano i suoi quasi nove milioni di aderenti su Instagram, nonché oltre due milioni di estimatori della vignetta in questione. Però, a qualsiasi minimo intenditore di funzionamento dei media sociali, appare chiaro che solo ed esclusivamente se si fa crescere il consenso a colpi di 25 mila e passa, sia i seguaci che gli estimatori si possono raggiungere vette da quasi 9 milioni di aderenti con solo 118 post – a partire dal primo che è del primo ottobre del 2013 –, come testimonia la foto sopra (in realtà sono 148 con più dettagli di un unico post, ma questo lo so solo perché per documentarmi con la maggior precisione possibile uso programmi particolari che li contano tutti).

Facendo una media, la crescita dei seguaci di Banksy per post sarebbe di circa 73 mila e 700 per ciascun post. Ed ecco perché l’apparato mediatico-finanziario è fondamentale per far crescere il consenso intorno ad un argomento, o un artista o qualsiasi altra cosa, anche e soprattutto se è contrario ai tuoi veri interessi. E l’apparto mediatico-finanziario italiano è comandato da fuori Italia e, anche quando è geograficamente italiano lo è colonialisticamente, e sempre a favore del padrone anglo-americano, intendendo per “padrone” anche la sua voce, quella che per il solo fatto che tu sappia l’inglese e lui non l’italiano, ti parla e ti ordina a prescindere dai tuoi veri interessi. Ricordate perché alla fine degli anni ’60 gli USA chiudono le attività del loro ministero per la colonizzazione culturale europea, il Congress for Cultural Freedom ? Perché ormai “il soggetto opera nella direzione richiesta per motivi che ritiene essere propri”!

Ecco perché al sistema mediatico-finanziario anche italiano non importa nulla del fatto cha ci siano state, e ci siano, centinaia di iniziative artistiche italiane a favore degli ospedali, del personale sanitario e della protezione civile italiani.
La voce del padrone

Il grammofono che parla a noi “cani” obbedienti è stato sostituito dalla televisione nostrana (pubblica o privata non ha alcuna importanza) da dove gli americani ci soggiogano la mente con il 75 per cento della loro cinematografia, dai media sociali americani in rete (Google, Facebook – quindi anche Instagram e WhatApp, Twitter, etc.). Ed è sempre il padrone, l’apparato mediatico-finanziario anglo-americano che sceglie anche le parti in commedia.

Per quanto riguarda la parte in commedia del “dissidente”, in campo artistico ha scelto un vignettista, d’accordo. Ma questo è funzionale ad abbassare il livello mentale dei veri artisti italiani-europei dissidenti di oggi – quelli tanto per capirci che sono cresciuti a “Pane e Beuys” o a “Pane e Kounellis” – ed educare i giovanissimi: visto come si arriva ad avere facilmente un patrimonio di 50 milioni di dollari?

Lo vogliamo tradurre in napoletano? Il messaggio è Facite ammuina. Facite, facite!

Epperò, anche facendola, i giovanissimi dimenticano il peccato originale: non sono inglesi né statunitensi, quindi sono fregati ab origine.

Il super nazionalista sistema finanziario anglo-americano, con tanto di agenzie di rating come guardaspalle, non tollera stranieri, e Banksy, secondo il vecchio adagio nomen omen è una garanzia anche nel nome Bank Sì.

Insomma Inglesi e Statunitensi ce la cantano e ce le suonano da 75 anni. Per quanto ancora ce le faremo suonare? Per quanto ancora siamo disponibili a divenire sempre più miserabili e poveri, pur possedendo il 65 per cento dei beni culturali del mondo?

Giorgio Kadmo Pagano | artapartofculture.net | 12.05.2020

Giorgio Kadmo Pagano
ARTISTA dal 1977 TEORICO dell'ARTE e ARCHITETTO dal 1985 GIORNALISTA dal 1993, ESPERTO d'ECONOMIA LINGUISTICA dal 1997.