I sermoni dell’imam devono essere in italiano

LA STRETTA DEL VIMINALE

Basta moschee illegali E i sermoni dell’imam vanno recitati in italiano

di Francesca Angeli

Libertà di culto ma nel pieno rispetto delle leggi italiane. Trasparenza assoluta dei
conti anche per tutte le forme di donazione. Sermoni soltanto in italiano. Altrimenti le moschee «fai date» e prive di controllo possono trasformarsi in una concreta minaccia per la sicurezza pubblica.
Queste le principali indicazioni del Comitato per l’Islam italiano che si è riunito ieri al
Viminale alla presenza del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, e del sottosegretario,
Alfredo Mantovano. Di fronte ad una «proliferazione di luoghi di culto al di fuori delle regole» il Comitato evidenzia la necessità di indicare alcuni criteri ai quali attenersi per evitare l’inevitabile esplosione di «incomprensioni e conflitti con la popolazione circostante».
L’unica via dunque è quella di far emergere tutte le realtà sommerse «all’interno di
un’opera di persuasione, non di repressione o schedatura, che induca a cessare la pratica
di mascherare luoghi di culto dietro attività culturali, ricreative, sportive o ommerciali».
Quindi anche per i luoghi di culto «dovrà essere tenuta regolare contabilità» con la massima trasparenza per i finanziamenti, i lasciti e le donazioni.
All’interno dovranno essere proibite le «attività di propaganda politica e ideologica»
così come le attività commerciali se non si è in possesso delle regolari licenze.
Dovranno essere rispettate tutte le normative relative all’edilizia ed all’urbanistica e
l’area dovrà essere scelta tenendo conto del rispetto della sicurezza e dell’ordine pubblico.
La moschea poi dovrà essere aperta a tutti, anche ai non islamici che si impegneranno
ovviamente a rispettare la sacralità del luogo. Si consiglia poi che i sermoni vengano tenuti in italiano. Regole fino ad ora ignorate. La relazione del Comitato fa riferimento alla ricerca condotta dal professor Stefano Allievi, docente di sociologia dell’Università
di Padova, secondo la quale sarebbero 764 i luoghi di culto per i musulmani.
Si tratterebbe nella maggioranza dei casi di scantinati o ex garage adibiti alla preghiera
e concentrati soprattutto al nord dove è più forte la presenza di immigrati di fede islamica.
Soltanto tre le moschee vere e proprie: a Roma. Milano, Catania…
(Da Il Giornale, 28/1/2011).

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