I Pontieri.

I Pontieri.

di Gianni Pezzano.

Quali mezzi ha l’Italia per poter organizzare campagne turistiche mirate e capaci per far conoscere al mondo la ricchezza del suo patrimonio culturale?

Secondo il dizionario della Traccani il pontiere è “Soldato appartenente a uno speciale reparto del Genio militare addetto alla costruzione di passaggi su corsi d’acqua nella zona delle operazioni strategiche e tattiche”. Nella guerra che rappresenta il mercato mondiale del turismo l’Italia ha pontieri pronti a creare ponti tra l’Italia e i maggiori paesi dei turisti internazionali.
In ordine i primi due di questi pontieri sono, la stampa di lingua italiana e la rete di Istituti di Cultura Italiana nei maggiori paesi nel mondo. Inoltre l’Italia ha già un “battaglione” di persone pronte non solo per vedere le meraviglie del Bel Paese, ma per promuovere il Bel Paese nelle loro nazioni di residenza. Queste persone sono gli “oriundi”, cioè gli emigrati italiani e i loro discendenti.

Cominciamo con la stampa di lingua italiana. Giornali italiani esistono ovunque ci siano comunità di emigrati e sono le fonti di notizie provenienti dall’Italia. Ora, con lo sviluppo delle tecnologie moderne esistono anche stazioni radio, televisive e siti internet di lingua italiana o bilingue.
L’uscita di questi giornali bilingue ha rappresentato uno sviluppo importante perché il pubblico di non italofono che prima non riusciva a capire è stato messo in grado di leggere e documentarsi, aumentando dunque l’effetto delle notizie e delle informazioni sull’Italia fornite all’estero.
Non scordiamo poi che nelle comunità italiane all’estero la lingua parlato non è la stessa di quella usata in Italia. Spesso la lingua degli “oriundi” mette insieme l’italiano, il dialetto dei paesi italiani d’origine, parole della lingua del paese di residenza e infine parole nuove create dalle fusione di questi elementi. Questi cambiamenti della lingua degli emigrati sono una parte naturale dello sviluppo di queste comunità destinate a sparire in poche generazioni.
Infatti, sono una prova del tema del primo articolo di questa serie, che la lingua italiana deve essere insegnata e promossa a tutti livelli. Soprattutto e a partire dagli “oriundi” stessi.
Come già detto, l’insegnamento della lingua italiana ha l’effetto di far conoscere la cultura italiana a tutti i livelli e di promuovere interesse verso i luoghi di cultura in Italia e non solo limitati alle regioni d’origine e alle mete più conosciute.
Il ruolo della stampa italiana, oltre a fornire le cronache politiche, sportive, ecc… dovrebbe essere anche quello di informare il pubblico su mostre, manifestazioni particolari e fiere importanti che finora sono rimasti poco conosciuti all’estero.
Le informazioni di queste attività dovrebbero essere fornite con competenza dagli enti regionali che sono le autorità che meglio conoscono ciò che succede nei loro territori e dunque in grado di fornire le informazioni migliori.
Anche RAI WORLD fa parte di questa categoria, ma il discorso che riguarda l’ente nazionale è diverso e sarà il soggetto di un futuro approfondimento a riguardo.
Parliamo ora della rete di Istituti Italiani di Cultura che ormai esiste da decenni e che si trova in tanti paesi. Loro conoscono bene gli enti di istruzione, di ricerca e di cultura dei rispettivi paesi e hanno senza dubbio un ruolo importante a questi livelli.
Ma gli Istituti fanno abbastanza per promuovere la cultura italiani fuori da questi ambienti?
Per fornire una risposta vorrei fare alcune considerazioni a riguardo di chi dovrebbe informarli circa manifestazioni d’interesse per il pubblico in generale e non solo autori, artisti, ricercatori ecc… in questi paesi.
Il ruolo degli Istituti è limitato dalla quantità di informazione fornita dagli organizzatori di manifestazioni in Italia. Per questo motivo questi organizzatori dovrebbero essere sensibilizzati sull’importanza di avvisare gli Istituti Italiani di Cultura con sufficiente anticipo in modo da permettergli di inoltrarle alle persone e agli enti competenti.
Ma tali informazioni non dovrebbero andare solo alle istituzioni sopracitati e certamente non deve essere limitata semplicemente agli enti ufficiali, e nemmeno solo ai giornali di lingua italiana. Le informazioni dovrebbero essere fornite anche alle agenzie di viaggi e ai giornalisti turistici delle maggiori pubblicazione e riviste specializzati di ogni paese. Infatti una collaborazione tra gli Isituti e i COMITES sarebbe il miglior modo di garantire ampia diffusione di queste informazione nelle varie zone consolari.
Sarebbe inutile avere una rete a disposizione per poi non utilizzarla al meglio.

Infine arriviamo al gruppo che potrebbe svolgere il ruolo più attivo nella promozione della Cultura Italiana nel mondo. Gli emigrati italiani e i loro discendenti, gli “oriundi”.
Senza dubbio sono il gruppo con la maggiore voglia di visitare l’Italia. Sia per trovare parenti, che per vedere i paesi d’origini delle proprie famiglie. Ma dopo queste mete iniziali cosa conoscono davvero del nostro paese?
Per di più, è proprio questa categoria di turisti che ha la maggiore probabilità di pubblicizzare quel che hanno visto nel loro soggiorno italiano. In questo modo daranno l’incentivo a visitare il Bel Paese in un modo nuovo.
Per questo motivo il Touring Club d’Italia e il FAI potrebbero istituire categorie speciali destinate agli oriundi agevolando così il loro soggiorno. Anche le Pro Loco dei comuni potrebbero istituire tessere speciali, tipo “Welcome Back”, ossia “Bentornati!” agli oriundi con buoni sconto per visite ad attrazioni particolari. Sconti del genere esistono già per luoghi particolari come Gradara nelle Marche, quindi per le Pro Loco non sarebbe un salto nel buio crearne per loro una categoria speciale.
Ovviamente, gli “oriundi” sono anche il pubblico principale della stampa italiana all’estero. Per questo motivo anche gruppi come il FAI, il Touring Club e le Pro Loco devono tenerne conto quando fanno annunci importanti.
Valorizziamo gli “oriundi” non solo perché sono parte importante della storia del nostro paese, ma anche perché in questo modo riconosciamo che sono ancora una risorsa significativa per promuovere un paese che non attira i turisti che merita.

Concludendo, il messaggio che ho voluto trasmettere con questi tre articoli è semplice, l’Italia DEVE insegnare e informare il mondo del proprio patrimonio artistico culturale. Un patrimonio che è fonte di orgoglio per noi, ma che allo stesso tempo non riesce a realizzare il suo potenziale turistico come fonte di lavoro e dunque di guadagno per molti.
Anzi, oserei dire che una campagna del genere diventerebbe anche il mezzo per curare e restaurare luoghi e opere che fin troppo spesso sono abbandonati per mancanza di fondi e spesso, peggio ancora, per mancanza di interesse…
Smettiamola di pensare che “di Cultura non si mangia” e cominciamo a capire che non solo ci si può mangiare, ma che in tutti i sensi è il vero Tesoro d’Italia.

(Da ilgiornaleweb.it, 12/10/2014).

 

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