I «Mille dell’Italiano» rispondono al Ministro degli Esteri Di Maio

Iniziative di contrasto alla sistematica perdita di sovranità linguistica e di competitività italiane nell’UE: un Piano nazionale di riscossa europea. Già “Urgente appello dei Mille per l’Italiano lingua di lavoro dell’Unione europea”

Ci chiediamo quindi come, persino dopo questa pandemia, una così onerosa tassa linguistica inglese possa essere tollerata e ancora favorita, in Italia come nell’Unione Europea.
Mentre si è avuta la forza di creare ex novo una moneta comune, l’Euro, non è dato comprendere come ora l’Unione Europea possa consentire un monopolio straniero nel suo ordinamento: come dire, la Sterlina piuttosto che, allora, il Marco o il Franco.
Quanto, infine, all’affermazione in merito alla permanenza dell’inglese nel novero delle lingue ufficiali, ci permettiamo di dissentire, in quanto l’utilizzo di tale lingua, è stata notificata solo dal Regno Unito. Il fatto che l’inglese sia lingua ufficiale nell’ordinamento interno della Repubblica di Malta e nella Repubblica di Irlanda non comporta la sua automatica qualificazione come lingua ufficiale in assenza della suddetta notifica: fonte esclusiva del regime linguistico è il regolamento n°1/1958 che non prevede alcun rinvio automatico all’ordinamento costituzionale interno di ciascun Stato.
Tutto ciò era stato già chiarito addirittura il 27 giugno 2016 da Danuta Hübner, Presidente del Comitato per gli Affari Costituzionali del Parlamento europeo (AFCO), durante una conferenza stampa appositamente convocata per informare i giornalisti sugli effetti linguistici della Brexit nell’UE e chiarendo, appunto, che “l’inglese non sarà una delle lingue ufficiali dell’Unione europea dopo che la Gran Bretagna lascerà l’UE”:

«We have a regulation but now it’s of course article in the Treaty, 342, but it’s based on the regulation number 1 from 1958, which would have to be changed by unanimity, where every country has the right to notify one official language and the Irish have notified Gaelic, which is Irish, and the Maltese have notified Maltese, so you have only UK notifying the English. If we don’t have UK, we don’t have English».
E ancora:
«We will find unanimity to change the rule on this, that a member state can have only one official language notified and then we will have from the Irish not only Gaelic but also English or from the Maltese not only Maltese but also English, but maybe we will find another way but I personally don’t believe in it».

Ma anche l’allora Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, il 23 gennaio 2017 durante l’ “European Pillar of Social Rights”, aveva rimarcato il fatto che l’inglese fosse una lingua in uscita dall’Unione europea:

«Je suis très impressioné par le fait yes, English is an outgoing language of European Union so we have to become used to the fact that other official languages are employed at the very same, with very same intensity than this was the case for English and so I would switch into French, maybe into German».

In breve: mentre la soppressione della lingua inglese dal novero delle lingue ufficiali e di lavoro è conseguenza automatica ed immediata della fuoriuscita del Regno Unito dall’Unione, il suo permanere avrebbe dovuto essere, invece, il risultato di una decisione all’unanimità del Consiglio dell’Unione Europea adottata, peraltro, previa determinazione – da parte di almeno un altro Stato Membro – della lingua Inglese come lingua ufficiale ai sensi della propria legislazione interna.
Ma c’è di più perché, anche qualora in futuro una o entrambe le ex colonie britanniche dovessero rinunciare all’irlandese o al maltese per chiederne la sostituzione con l’inglese con ratifica del Consiglio, essa sarebbe in ogni caso la lingua di circa 5 milioni di europei contro i 440 milioni che non la parlano.
Questi, però, sono anche i numeri di oggi usciti i 66 milioni di inglesi, e in virtù dei quali, fuori dal Diritto europeo, contro ogni legge di rappresentatività democratica e contro quegli stessi principi chiaramente enucleati dalla Corte di Giustizia dell’UE a proposito dei concorsi EPSO, che la Commissione impone il monopolio anglofono agli italiani e ai restanti 380 milioni di eurocittadini.

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