I «Mille dell’Italiano» rispondono al Ministro degli Esteri Di Maio

Iniziative di contrasto alla sistematica perdita di sovranità linguistica e di competitività italiane nell’UE: un Piano nazionale di riscossa europea. Già “Urgente appello dei Mille per l’Italiano lingua di lavoro dell’Unione europea”

Ma a quanto ammonta lo svantaggio competitivo per effetto di questa sorta di English Tax?
Discorso lungo e cifre notevoli ma, occupandoci dei costi primari, che sono anzitutto relativi all’obbligatorietà italiana ed europea di sapere l’inglese contro la libertà britannica di conoscere solo la propria, possiamo riassumerle così: continuiamo a concedere, anzitutto alla Gran Bretagna nonostante sia un Paese avversario del processo di unificazione europea, un mercato notevole in termini di materiale pedagogico, di corsi di lingua, di traduzione e interpretazione verso l’inglese, di competenza linguistica nella redazione e revisione di testi, di opportunità di lavoro eccetera. Offriamo a chi è madrelingua inglese il vantaggio di non investire tempo e danaro per tradurre i messaggi che trasmettono o desiderano comprendere con la conseguenza che essi non hanno bisogno d’imparare altre lingue e, questo, si traduce in risparmi enormi, a cominciare dalle spese d’istruzione che possono essere investite nello sviluppo, nella ricerca e nell’insegnamento o apprendimento di altre discipline, oggi tese alla realizzazione concorrente all’Unione europea della Global Britain.
Tale gettito procurato annualmente al Regno Unito, già nel Rapporto edito nel 2005 L’enseignement des langues comme politique publique era stimato dall’economista svizzero Françoise Grin in circa 18 miliardi di euro all’anno che, attraverso il rivalutatore monetario dell’Istat, corrispondono a quasi 22 miliardi di euro odierni (21.996.000.000). Tutti possiamo immaginare cosa potrebbe fare per esempio l’Italia con 22 miliardi di euro l’anno in più.
Per contro, i paesi non anglofoni come l’Italia devono investire sempre più risorse economiche e umane nell’apprendimento dell’inglese.
Solo nell’UE i costi della discriminazione linguistica per ciascun non lingua madre inglese è stato calcolato dall’Economista Áron Lukács nel suo Aspetti economici della disuguaglianza linguistica, sempre su dati del 2005, in circa 900 euro l’anno per ogni cittadino che, secondo il rivalutatore Istat corrispondono oggi a 1.088,10 euro e fanno lievitare la spesa dei 60 milioni di italiani per favorire i madre lingua inglese a 65 miliardi e 286 milioni l’anno!
Mentre per i complessivi 446 milioni dei cittadini europei, tutti non madre lingua inglese, la somma di tali costi si traduce nella stratosferica cifra di 485 miliardi 292 milioni e 600 mila euro l’anno. Equivalenti a circa i due terzi dei 750 miliardi messi a disposizione dei paesi membri, una tantum però, per il rilancio dell’economia europea dopo la pandemia e indicati con l’espressione Next Generation EU, tanto per confermare il marchio coloniale della lingua inglese.
Risparmi inglesi e costi europei destinati, così restando le cose, ad aumentare proprio grazie alla Brexit, come facilmente ciascuno può comprendere.

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