Marasco canta il Risorgimento sul palcoscenico di Bruxelles
Il concerto per la Settimana della Lingua italiana e i 150 anni dell’Unità
di Paolo Pellegrini
Addio mia bella addio… Il canto dei volontari della battaglia di Curtatone e Montanara, quattro battaglioni di toscani, scritto in un caffè di via Calzaioli, a Firenze, da un avvocato che si chiamava Carlo Alberto Bosi.E ancora, un malinconico Giuseppe Mazzini che imbracciava la chitarra e cantava "Or ch’è innalzato l’albero", canto giacobino livornese. E le canzoni libertarie di don Pirro Giacchi, pievano di San Leolino a Bucine, in Val d’Ambra, quella "Rondinella pellegrina", che conosceva e intonava anche Silvio Pellico allo Spielberg… La Toscana e il Risorgimento: un grande contributo politico, se si pensa a Mazzini e per un altro verso a Bettino Ricasoli; un grande contributo di sangue versato nelle battaglie; e infine un grande contributo cultural-popolare, con i canti che accompagnarono le azioni e le sommosse. Rivivrà, questo aspetto non secondario, dopodomani a Bruxelles, dove in occasione della X Settimana della Lingua italiana nel mondo e per i 150 anni dell’Unità d’Italia, l’Istituto italiano di Cultura, la Regione Toscana e l’Associazione Toscana in Bruxelles hanno organizzato un concerto, "Libertà va cercando". Esegue un fiorentino doc, Riccardo Marasco, con la sua passione per la ricerca delle tradizioni toscane, con la sua chitarra lyra e con Silvio Trotta che suona mandolino, mandoloncello e chitarra battente. Di suo, ci metterà – promette – esecuzioni struggenti, nel suo caratteristico stile di "Va’ pensiero" e della "Canzone del Piave".
Marasco e il Risorgimento, un binomio piuttosto inusuale…
"Mica tanto, le cose che si fanno non hanno sempre gli onori della stampa. Invece, ci lavoro da anni, e oltre ai canti che ci insegnavano alle elementari, ne ho messi insieme tanti collocati storicamente nel periodo risorgimentale ma sbocciati dalla vita vissuta, da fatti quotidiani".
Ma come è avvenuto l’incontro?
"C’è stato il mio solito lavoro d’archivio. Ma anche un fatto: alla presentazione di un libro sulla Resistenza scritto da un ex console americano a Firenze, ero stato invitato a cantare, e proposi proprio questi brani.. Era presente il generale Vittorio Chirieleison, dei carabinieri, che mi volle a fare ‘lezione’ di questo patrimonio per tre anni ai suoi allievi sottufficiali. Ne ho avuti anche 700 ad ascoltarmi, perfino in videoconferenza, e alla fine a tutti ho spiegato anche Fratelli d’Italia…
Come sarà il concerto?
"Anche illustrato, per spiegare questi testi di impegno morale: il mio taglio è studiare non le ‘birbonate’ che ci hanno insegnato a scuola ma vedere anche l’onestà intellettuale e la passione del popolo che partecipa anche se non sa cosa fa… Un approccio anche critico, insomma".
Un popolo che nutriva grande desiderio di libertà, comunque.
"E infatti il concerto si intitola ‘Libertà va cercando’, una citazione dantesca. Il concerto comincia con un canto che ho scoperto e si cantava a Firenze a fine Settecento, ma era nato ancora prima e poi era diventato più popolare. Poi c’è "Or ch’è innalzato l’albero", che piaceva a Mazzini, si accompagnava cantando con la chitarra, poi il mio ‘Va pensiero’ cantato da solo, talmente bello che è perfino agghiacciante. E ancora, l’omaggio ai fratelli Bandiera con ‘Chi per la patria muor vissuto è assai’, bellissimo coro dalla ‘Caritea’ di Mercadante che questi due ragazzi intonarono mentre andavano al patibolo".
E la Toscana, Marasco?
"Tanta, tanta Toscana. Tanto importante, per le cose che composero insieme Francesco Dall’Ongaro e Luigi Gordigiani. Per l’"Addio, mia bella addio" scritta la sera del 20 marzo 1848 dall’avvocato Bosi al caffè Castelmur: lui tra l’altro più tardi avrebbe avuto a ‘bottega’ in studio anche Augusto Novelli. Canterò le canzoni di don Pirro Giacchi, leggerò una bellissima lettera di Massimo D’Azeglio… E via fino al ‘Piave’, alle ‘Bombe all’Orsini’, ai tempi dell’interventismo, e prima ancora alla storia del livornese Alfredo Cappellini, capitano di fregata affondato con la sua nave a Lissa…"…
(Da La Nazione, 13/10/2010).










