Graffitari all’opera

“Laif is nau”. L’inglese si impara (male) sui muri

Scritte e disegni su facciate, monumenti e saracinesche. In centro e in periferia. E’ l’assalto dei graffitari

di Roberta della Maggesa

Genere romantico: “Puledrina, se la risposta è amore, la domanda qual è?”. Pratico: “Le mucche di legno fanno il latte compensato”. Esistenziale: “Sto ancora cercando il mio posto in questo mondo”. Anticapitalista: “La casa è di chi la occupa”. Sgrammaticato: “Laif is nau”. Firenze è un romanzo a singhiozzi, da ‘leggere’ strada facendo. Facciate, balaustre, cornicioni, monumenti. E poi bancomat, saracinesche, portoni, cabine telefoniche: non c’è un quartiere che sfugga alla ‘mostruosa’ fantasia dei grafomani. Dichiarazioni d’amore e di guerra, aforismi tratti dal vocabolario anarchico, invettive contro la polizia: un ‘humus’ dove spesso l’abilità grafica sconfina nell’arte, lo scherzo nella volgarità, la ribellione nel disordine sociale. E dove la creatività va a braccetto con l’inciviltà. ‘Licenze creative’ per rimediare alle quali la comunità deve pagare fior di quattrini.

“Mi casa es tu casa” recita una scritta a caratteri cubitali vergata sotto i portici di piazza della Libertà. Peccato che nessun “graffitaro” bussi alla porta quando, nelle sue scorribande notturne, sceglie la facciata o la loggia che fa al caso suo…Il tono cambia in via della Colonna, dove il liceo Michelangelo ‘sputa’ in faccia all’istituto Salvemini le sue profezie. Tra un pesce che boccheggia e il simbolo matematico dell’infinito un appello all’adunata: “Sabato 8/12/07: piazza della Repubblica contro le repressioni”. “Masturb-Azione giovani” sta gomito a gomito con “Cioni brutto e cattivo” e guarda dall’altro lato della strada “Fuck police” e “Morte al fascio”…

Qualcuno ha cercato di cancellare, con risultati insoddisfacenti, “La solidarietà è un’arma, usala” e “Tanto va lo schiavo all’urna che si sente un cittadino”. Accanto alla facoltà di Architettura c’era una volta l’immagine stilizzata di uno struzzo che mette la testa sotto la sabbia e afferra con l’ala un crocifisso: sottotitolo “Celibato”. Una mano di vernice l’ ha portato via, ma ha fratelli gemelli sparsi per tutta la città.

“Fuoco al capitale” e “Morte al fascio”. “Controllo a 360 gradi: meno ti metti a 90, più ti danno 270”. Le scritte di piazza Ghiberti parlano il linguaggio dell’estrema sinistra. Come quelle di San Frediano: in via de’ Tessitori c’è un omaggio all’attivismo anticapitalista: “Nessuna pietà per chi obbedisce tacendo”. Accanto un orinatoio di ceramica all’aperto e un invito un po’ troppo allegro: “Pisciare fa bene”. In via de’ Serragli l’antiamericanismo trova espressione nella sua versione più ‘commerciale’: “Coca cola assassina”. … dietro la basilica di Santo Spirito spunta di nuovo l’assessore ‘sceriffo’: “Meno Cioni, più fiesta”. Superi l’Arno e ti stupisci che qualcuno abbia trovato il sistema per scavalcare la massicciata di Santa Trinita: lì le scritte penzolano nel vuoto, appese sotto la pancia del ponte, rosse, gialle e verdi per la gioia dei canoisti. E’ la firma dei graffitari acrobati. Prosegui per piazza Beccaria e poi imbocchi via Scipione Ammirato. Alla fine ti ritrovi in piazza Alberti, dove ogni fiducia nel potere delle ideologie muore contro la volgarità più becera. Alzi lo sguardo e incroci il capolinea: “Meno vigili, più sexy shop”.

(Da La Nazione, 20/6/2008).

Questo messaggio è stato modificato da: Daniela_Giglioli, 17 Lug 2008 – 19:47 [addsig]

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