Europa e oltre

Gli idioti (ma non è Dostoevskij): Jamon iberico venduto agli Usa, guerra in Spagna tra i produttori

Dopo l`Italia il falso-originale colpisce la Spagna ?Gli industriali indignati: «Così dilapidiamo Finiti in Texas e Georgia i caratteristici maiali doc la nostra eredità nazionale, siamo veri idioti»

E’ guerra Usa-Spagna in nome del prosciutto, il famoso jamon iberico de pelota. E come in ogni guerra, c’è già chi indica i traditori e le quinte colonne: sono stati alcuni allevatori spagnoli a vendere a due prosciuttifici del Texas e della Georgia i maiali vivi per fare poi il jamon.

LA REAZIONE
«Siamo una nazione di idioti che hanno dato via la nostra eredità, il nostro patrimonìo», ha dichiarato al The Guardian Constantino Martínez, industriale del settore, secondo il quale «il vero obiettivo è accedere al mercato statunitense a prezzi più bassi rispetto ai produttori spagnoli. Poi gli americani venderanno anche in America Latina e infine in Asia, dove il prosciutto spagnolo è molto popolare».
Ma sarà lo stesso prodotto?
Certo che no, dicono gli esperti. Il costosissimo jamon iberico (mediamente il 25% in più dei nostri migliori Parma o San Daniele) è «ottenuto – precisa The Guardian – da maiali Blackfoot dai piedi neri che trascorrono gli ultimi mesi della loro vita mangiando ghiande al pascolo, in un paesaggio idilliaco circondato da querce secolari». Ma una volta arrivati in Georgia e Texas i maiali mangeranno noci, arachidi e semi di girasole; non le ghiande ritenute essenziali per rendere deliziosa la carne col caratteristico grasso. Insomma, anche gli spagnoli scoprono il falso originale di cui l’Italia è vittima da tempo. Nel mondo il falso cibo italiano ha raggiunto nel 2019, secondo Coldiretti, la cifra record dei 100 miliardi di euro, “rubando” qualcosa come 300 mila posti di lavoro. «In Usa i prodotti del cosiddetto italian sounding valgono 24 miliardi di euro contro i 4,5 del vero cibo italiano esportato», calcola Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia. In pratica ogni sette prodotti presunti tricolore, solo uno è davvero fatto in Italia. Il 90% dei formaggi di tipo italiano sono in realtà realizzati in Wisconsin, California e New York. L’Ice ha calcolato che a fronte dei due miliardi di dollari di formaggi presunti italiani soltanto 314 milioni rappresentano il prodotto importato dall’Italia. Oltre ai notissimi Parmesan e i Reggianito, ci sono perfino il Romano, incredibile pecorino senza latte di pecora, e il Fontiago, improbabile mix tra Asiago e Fontina. Problema analogo in tutti i settori merceologici: col nome Bologna è
venduta la mortadella americana, al pomodoro San Marzano non hanno cambiato neanche il nome, pur producendolo in California.

IL RE DEL TAROCCO
La crisi economica post pandemia e i dazi del 25% aggiuntivi imposti da Trump su formaggi, salumi e liquori italiani (i prodotti più imitabili), rendono ancora più difficile la competizione tra i cibi originali e i più economici “tarocchi”. «Una strada da percorrere – afferma Scordamaglia – sarebbe la lavorazione nell’ultimo miglio: spedire cioè intere forme di parmigiano, grana, prosciutto di Parma, San Daniele e altro e poi affettarlo e venderlo già porzionato. Proprio in questo modo le dop spagnole di prosciutto e dei formaggi francesi hanno incrementato di tre volte negli ultimi anni le loro vendite surclassando l’Italia. I nostri consorzi Dop impediscono invece queste lavorazioni finali fuori dalle zone d’origine». «Su trac ciabilità e certificazione delle identità abbiamo molto da lavorare», afferma Dario Stefano, Pd, neo presidente della Commissione Politiche Europee del Senato. «Gli attuali strumenti – aggiunge – ci tutelano poco a livello europeo, ancora meno a livello extraeuropeo. Per questo, dopo la priorità della discussione sul Recovery Fund, in Commissione proporrò di affrontare questo tema». E probabilmente esploderanno le polemiche – come adesso in Spagna – sui “collaborazionisti”.  Non pochi: basti pensare a giganti come la lombarda Berretta che produce salumi anche in New Jersey e California o a Sebastiano Pitruzzello che a Melbourne in Australia realizza Parmesan Cheese e Mozzabella, tanto da guadagnarsi il titolo di Re del Tarocco. Ma anche nel 2010 la nomina a Cavaliere del Lavoro.

Carlo Ottaviano | Il Messaggero | 17.08.2020

Lascia un commento