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Giornata della Memoria anche per l’Olocausto Nero

Sala del Consiglio dei Diritti Umani a Ginevra

Disponibile anche in: Inglese

United Nations

A/HRC/44/NGO/X

General Assembly Distr.: General

XX June 2020

English only

Human Rights Council – Forty-fouth session

June–July 2020 (TBC) – Agenda item 2

Annual report of the United Nations High Commissioner for Human Rights and reports of the Office of the High Commissioner and the Secretary-General

Written statement* submitted by Asocio Esperanto Radikala, a non-governmental organization in special consultative status
The Secretary-General has received the following written statement which is circulated in accordance with Economic and Social Council resolution 1996/31.
[04 June 2020]

Giornata della Memoria anche per l’Olocausto Nero

C’è un Olocausto nero, africano, che ha mietuto vittime circa doppie rispetto al genocidio bianco ebraico, e che lo precede di qualche decennio nel tempo: tra fine ‘800 e primi ‘900 Leopoldo II re del Belgio trucida milioni di congolesi esclusivamente per motivazioni commerciali: la raccolta della gomma.

Questo olocausto nero è occultato da sempre, di esso non parla mai nessuno perché, a nostro avviso, esso non ha motivazioni ideologiche o razziali o religiose… ma esclusivamente economiche.

Invece proprio per questo, nonostante preceda l’olocausto ebraico, esso è il più vicino al mondo contemporaneo, un mondo che sembra aver smarrito la dignità di ogni persona umana e, a tutt’oggi essendoci solo ragioni economiche e di esso, invece, si dovrebbe avere conoscenza in tutti i Paesi del mondo e soprattutto per questo ricordato storicamente ovunque.

Si parla di cifre che vanno dai 10 ai 25 milioni di morti; di milioni di mutilati della mano perché non riuscivano ad assicurare il raccolto di caucciù stabilito giornalmente; di allevamenti intensivi di schiavi in cui le donne venivano stuprate alle prime mestruazioni e costrette a partorire bambini che avrebbero rimpiazzato gli schiavi trucidati e iniziato a lavorare nei campi di gomma o come servitori delle residenze private appena ne avessero avuto la capacità fisica, si parla di bambini di 5 o 6 anni al massimo.

Di questa immane tragedia parlano molti documenti ma, riteniamo, che un documentario di Historia dal titolo italiano “Il genocidio di Leopoldo II” possa costituirne una corretta sintesi visiva.

Leopoldo II re dei Belgi possedeva personalmente 260 milioni di ettari dell’Africa centrale ed era il sovrano di 20 milioni di africani. Tra il 1880 e il 1890 i produttori di auto e bicicletta del mondo necessitano di grosse quantità di gomma e lo Stato libero del Congo di Leopoldo II ha le più grandi riserve naturali di caucciù.

Leopoldo II decide di fornire al mondo tutta la gomma possibile e nel più breve tempo possibile. In 20 anni il Congo, una decina di volte più grande del Belgio, diventa il più grande campo di lavori forzati del mondo e Leopoldo II grazie a questo diventa uno degli uomini più ricchi della terra ma l’aumento dei suoi profitti andrà di pari passo con quello delle perdite di vite umane.
Il Congo è uno stato prigione dove gli africani non hanno diritti di alcun genere, dove non c’è giustizia né libertà, la loro vita serve unicamente per soddisfare le ambizioni del re belga a migliaia di km di distanza e che mai andrà in Congo.

I congolesi dovevano raccogliere caucciù in quantità impossibili e per costringerli a farlo subivano torture incredibili, chi non ce la faceva veniva torturato o ucciso:

  • indigeni frustati con la “chicote” – una frusta fatta con pelle di rinoceronte essiccata al sole – fino ad avere la pelle ridotta a brandelli;
  • uomini uccisi versando loro sulla testa la resina bollente.

Il tutto nel divertimento dei soldati per le contorsioni dei torturati. Esercito quello belga in Congo di 16.000 uomini armati di moderni fucili automatici

Ma si doveva risparmiare anche sulle cartucce che servivano per uccidere coloro che non ce la facevano proprio a raccogliere giornalmente le quantità di gomma richieste. Allora ad ogni soldato veniva dato un determinato numero di cartucce e, per ognuna, doveva corrispondere un morto. Cosicché, per dimostrare agli ufficiali belgi che esse non erano andate sprecate, il soldato doveva portare con sé una mano tagliata, in genere la destra, per ogni cartuccia sparata. Tale pratica era talmente consolidata che, per ogni unità dell’esercito, c’erano soldati preposti all’affumicamento delle mani per farle conservare bene, e poterle così portare anche a distanza di tempo e non marcite agli ufficiali, a dimostrazione che tutte le munizioni erano state opportunamente utilizzate.

Tutti i tentativi di denuncia a qualsiasi Istituzione o Tribunale internazionale di quei crimini, Tribunale internazionale dell’Aia incluso, sono falliti. E Leopoldo II fece distruggere tutta la documentazione riguardante la sua attività in Congo.

Nel 1908 il Congo diventa una colonia del Belgio il Paese offre al sovrano 50 milioni di franchi in segno di gratitudine. Leopoldo II muore l’anno dopo ma venne fischiato durante il corteo funebre e, alla fine del suo regno, è l’uomo più odiato d’Europa.

Nonostante l’olocausto nero di Leopoldo II il Belgio continua ad edificargli statue, rappresentandolo spudoratamente come un grande civilizzatore e benefattore.

Anversa è il luogo d’arrivo del caucciù congolese, secondo la leggenda il nome della città deriva dal combattimento tra un soldato romano e un gigante che tagliava le mani. Ebbene ad Anversa non si fa mai riferimento al collegamento tra il simbolo della città e l’abitudine in Congo di tagliare le mani. È come se tutti i crimini commessi in Congo siano stati dimenticati o, peggio, non fossero mai accaduti.

Questo è ancora più insopportabile al giorno d’oggi perché i Britannici, oltre ad aver chiesto scusa per il commercio degli schiavi con gli Stati Uniti, sia attraverso il Governo ( Tony Blair) che la Chiesa Anglicana (Archbishop Rowan Williams)  nel 2007, sempre in quell’anno hanno dato vita a Liverpool l’International Slavery Museum.

Nel 2008, il 9 settembre, la statua equestre di Leopoldo II, a Bruxelles, responsabile della morte di milioni di africani all’epoca della colonizzazione del Congo, è stata completamente ricoperta di vernice rossa dalla scrittore belga Théophile de Giraud. “Leopoldo II non può essere elevato al rango dei grandi uomini della nazione”, ha spiegato. “A nome dei milioni di vittime della scandalosa politica coloniale di questo despota imperialista e razzista, riteniamo indegno da parte di una nazione perpetuare la sua memoria con qualsiasi forma che lo valorizzi. La Germania e la Russia hanno avuto almeno il buon gusto di smontare le statue di Hitler e di Stalin. Pretendiamo dal Belgio che faccia prova di autocritica e si renda conto dell’urgente necessità di rimuovere i monumenti che celebrano quest’odioso genocida”.

Nel 2018 il Belgio ha aperto un Museo del Colonialismo. Il nuovo Museo Reale dell’Africa, allestito a Tervuren, nei dintorni di Bruxelles, custodisce oltre 180mila reperti provenienti principalmente dal territorio corrispondente all’attuale Repubblica democratica del Congo: campioni minerari, scheletri di elefanti, statue e monili realizzati dalle tribù locali. Silenzio assoluto sui crimini perpetrati.

L’associazione antirazzista Bamko-Cran ha chiesto la creazione di una commissione indipendente per stabilire l’origine delle opere del museo: «Non metterò piede in quel grande cimitero dei nostri antenati morti di freddo negli zoo umani», ha osservato Mireille-Tseuhi Robert, presidente dell’associazione.

L’associazione Intal-Congo ha sostenuto che ai visitatori del museo non verrebbe fornita “alcuna informazione” sullo sfruttamento delle risorse e della manodopera africane operato in passato dai funzionari di Bruxelles. Secondo l’organizzazione, inoltre, i nativi verrebbero descritti come “inferiori” rispetto ai colonizzatori europei. Paula Polanco, esponente della ONG, ha dichiarato che “È inaccettabile che un ente culturale fornisca alle persone una visione distorta della storia. Tale museo mira palesemente a occultare le atrocità compiute dai sovrani belgi ai danni degli indigeni. Le autorità di Bruxelles continuano a relegare nell’oblio le vittime del passato coloniale del Paese. Queste ultime non hanno ancora avuto giustizia, mentre i responsabili delle atrocità e dello schiavismo vengono celebrati come eroi nazionali.”

All’apertura del museo ha presenziato il vice-primo ministro belga Alexander De Croo, il quale ha presentato l’evento come una “manifestazione di grande orgoglio patriottico”.

Riteniamo quindi che su iniziativa del Consiglio dei Diritti Umani debba partire il riconoscimento dell’Olocausto Nero compiuto da Leopoldo II. Un Olocausto che anche le Istituzioni dell’Unione europea e il Parlamento europeo presenti in Belgio, e proprio a Bruxelles, non possono ignorare a nome e per conto dei cittadini europei dei quali sono rappresentanti.

Anche se si potrebbe trovare/creare una giornata internazionale ad hoc per la sua commemorazione, ci permettiamo di suggerire che l’attuale ricorrenza internazionale della Giornata della Memoria del 27 gennaio potrebbe costituirne la data ideale, soprattutto per l’ulteriore insegnamento antirazziale che ne scaturirebbe, Giornata nella quale l’Olocausto Bianco ebraico e quello Nero africano si commemorino entrambi e simultaneamente.

Certo a qualche esponente africano potrà sembrare strano che un’organizzazione italiana ponga con vigore all’attenzione internazionale la questione dell’olocausto nero ma, c’è da dire, che la nostra ONG ha avuto tra i suoi iscritti per molti anni il più grande nonviolento della storia europea, il Gandhi europeo Marco Pannella, ma è anche stata, altresì, costituente del PRNTT – Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito – ONG con status consultivo generale presso l’ECOSOC della Nazioni Unite, che ha avuto come Segretario dal 2011 al 2016 un avvocato del Mali, Demba Traore.

                   *   Issued as received, in the language(s) of submission only.

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