COMUNICATO STAMPA
Giorgio Pagano scrive a Mario Calabresi in difesa dell’Esperanto
“350 miliardi di euro l’anno: è quanto spendono i Paesi non anglofoni per la loro anglificazione, facendone risparmiare fino a 18 alla Gran Bretagna, che ha addirittura abolito lo studio obbligatorio di una lingua straniera”. Lo dichiara il Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto, Giorgio Pagano,nella lettera che ha inviato al direttore de La Stampa Mario Calabresi, in merito a un articolo apparso sul suo quotidiano in cui un lettore, esprimendosi a favore dell’Esperanto, faceva riferimento all’”investimento” linguistico che è costretto a fare chi non è anglofono.
“In questo modo, la “lingua del più forte” a cui fa riferimento Ismael Ejarque Doménech è tale non in quanto lingua scientifica o in base alla sua diffusione, ma in virtù di un circolo vizioso in cui il ‘più forte’ mantiene il suo primato risparmiando e gli altri s’impoveriscono spendendo per lui”, prosegue la lettera. Pagano ha poi ricordato che in questo momento è al vaglio della Corte dei Conti il Decreto Gelmini sulla selezione del corpo docente, che obbliga chiunque voglia insegnare in Italia a raggiungere un livello d’inglese che corrisponde al B2 del Quadro di riferimento europeo, ovvero il First Certificate dell’Università di Cambridge, difficile da raggiungere anche per studenti e lavoratori inglesi.
“L’adozione dell’Esperanto come lingua dei rapporti internazionali (in primis nell’Unione Europea, dove ogni Paese dovrebbe contare uno), non sarebbe solo una vittoria culturale, civile e democratica, ma fermerebbe un’emorragia di fondi e risorse umane che vanno in un’unica direzione, per di più in tempi di crisi”. Pagano ha concluso la lettera ricordando che “è ovvio che se sapere l’inglese è un vantaggio maggiore rispetto al conoscere l’italiano, essere inglesi è un vantaggio rispetto all’essere italiani, e noi questo non possiamo dirlo a una generazione che, come ha sottolineato persino il Capo dello Stato, prova un forte disagio e si sente privata delle sue prospettive”.
Roma, 8 gennaio 2011





















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