Giocare con le parole

Abracadabra, ho fatto un blog

di Giovanni Lani

Giocare con le parole, è giocare con i concetti? Non sempre, poiché è possibile smontare i mattoni e le pietre della nostra lingua senza un’intenzione predefinita, e ottenere effetti sorprendenti soprattutto nei doppi sensi. Ma capita anche che giocando con le parole si scoprano nuovi concetti; in tal caso si riceve in dono dal caos un pensiero inedito. Da tre anni è Urbino la “centrale operativa” delle “parole in gioco”. Viene da pensare che i vocaboli della nostra lingua (e di quelle acquisite per globalizzazione) si siano infilati in un acceleratore come quello del Cern…

“Il gioco – spiega Bartezzaghi – è un modo per rimettere in circolazione parole che si usano poco o che si usano tutti i giorni in una luce diversa. Freud diceva una cosa: il bambino che gioca con le parole le usa come oggetti. Le parole sono giocattoli che si smontano”.

Acrostici, palindromi (parole che, se lette al contrario, rimangono identiche o dicono altre cose) richiamano urgentemente la necessità di scandagliare il vocabolario italiano per goderne a fondo e allargare il confine della mente, ma anche per fare un po’ di ordine dal caos” (il vecchio detto latino “ordo ab chao”).

I vocaboli desueti – spiega Bartezzaghi – prima di iniziare una conversazione con Tullio Pericoli su parole, immagini e oggetti – a volte tornano, eccome. Giorni fa un’agenzia ha scritto che è stato preso un “rapinatore incallito”. Da quanto non si sentiva dire. Tutte le parole scomparse hanno una possibilità di riscatto, come il termine sito. Non si usava venti anni fa, ora ha più di un valore, anche quello di riferimento a internet”.

Però le giovani generazioni tritano le parole spremendole nella pressa degli sms, che esigono pochi caratteri. Che ne pensa?

“Anche il loro è un giocare con le parole. In fondo quando creano dei gerghi o producono abbreviazioni fanno un percorso che condividiamo. Alcune parole inventate così poi sono finite nei vocabolari”.

Chi gioca più con le parole in Europa?

“Tutti i popoli, ma ognuno a modo suo. I francesi – svela Bartezzaghi – sfruttano i suoni simili di parole che si scrivono in modo diverso. Ogni popolo ha un suo modo di giocare con le parole, e il “popolo del web” è ancora più avanti, perché fonde le esperienze degli enigmisti di tutto il mondo”…

(Da La Nazione, 11/10/2008).

[addsig]

Lascia un commento

0:00
0:00