Europa: Renzi là dove il sì non suona più.

“State of the Union” e a Firenze anche il sindaco della città culla dell’italiano si piega al neomilitarismo linguistico inglese.

«E’ davvero uno spettacolo straziante quello che ha offerto il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, mentre tentava di articolare in un inglese peraltro pessimo il suo discorso di apertura a “State of the Union”, l’appuntamento divenuto ormai tappa annuale obbligata della creme “europeista”» esordisce Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto.
L’evento, che ha annoverato nomi quali Josè Manuel Barroso, Mario Monti, Emma Bonino, Laura Boldrini, Enzo Moavero e molti altri, ha come non mai messo al centro il tema federale. Questo è senz’altro un aspetto da non sottovalutare, vista la forza con cui è stato sostenuto dal ministro degli Esteri Bonino e dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Quest’ultimo ha inviato un discorso in lingua italiana che ha quantomeno ristabilito un minimo di dignità linguistica e istituzionale.
«Resta però il fatto sconcertante dell’atteggiamento del sindaco e di un evento gestito di fatto esclusivamente in lingua inglese, a partire dal sito web dell’evento, che non prevede nel modo più assoluto l‘italiano come nessun’altra lingua, in aperto disprezzo dei diritti linguistici proclamati dall’Unione Europea.
Paradossale, poi, che la questione linguistica non sia stata sollevata nel corso della giornata. Come se i 350 miliardi di euro annui spesi dall’Unione per insegnare l’inglese ai suoi cittadini fossero un dato irrilevante o esterno alla stessa sfera socioeconomica su cui tanto si è dibattuto. Il fatto che il francese e il tedesco non abbiano giocato nessun ruolo all’interno della manifestazione rende ben chiaro come ormai anche l’oligopolio del trilinguismo sia naufragato a favore del solo inglese. In questo contesto nessuno che si sia posto la questione dell’adozione della Lingua Internazionale come collante federale e principio unificatore cui affidarsi per il rilancio economico, la crescita e l’indipendenza nel reparto informatico-digitale, l’integrazione, la trasparenza delle leggi. Se i corpi si conquistano con le armi le menti con la lingua, e l’inglese è ormai l’arma letale delle menti dei popoli non anglofoni.
Non ci siamo proprio, per un convegno così ambizioso che vorrebbe parlare a tutti gli spiriti liberi europei senza preclusioni mentali» conclude Pagano.

 

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