Europa e identità

SENZA TRADIZIONI E IDENTITA’ L’EUROPA E’ UN CONTENITORE VUOTO E SENZA FUTURO!


Con l’unita europea sembra che tutto debba diventare sempre più unico e omologante: la Moneta unica, il grande Mercato unico, la Federazione unica. Il tutto sembra tendente sempre con più assurda determinazione alla distruzione di quei puntelli e riferimenti geografici e storici dei popoli europei (lingue, tradizioni, culture, costumi, usi, tradizioni, dialetti) che poi, tutti insieme, rappresentano, a mio avviso, la vera essenza della nostra cultura . Nell’Europa unita dei mercati e dei mercanti ci si è sempre interessati esclusivamente di cifre, piuttosto che della cultura dei popoli e della difesa delle loro trazioni: dal Pil al deficit pubblico, dall’inflazione ai prezzi agricoli, dai fondi comunitari alle tasse varie, sempre più esose e opprimenti e che penalizzano sempre di più le classi sociali più deboli e indifese, mentre noi abbiamo a cuore soprattutto la difesa dell’Europa delle patrie, dei diritti delle minoranze, delle tradizioni popolari, con le sue comunità, i suoi modi di vita, le sue feste, i suoi riti, i suoi ritmi di esistenza in armonia con i luoghi e le tradizioni locali che si tramandano da padre a figli. Tradizioni che ancora, per fortuna, sopravvivono in molti Paesi europei: dall’Oktoberfest (festa della birradi Monaco), alla “Thanksgivin for the harvest” inglese (festa della mietitura o del raccolto), alle innumerevoli sagre e feste carnevalesche, pasquali, natalizie, quasi sempre legate a riferimenti del mondo popolare e contadino e ancora vive in tante comunità dal Nord al Sud dell’Europa e per fortuna largamente diffuse in Italia. Occorre comprendere che la tradizione non è soltanto il passato. La tradizione ha a che vedere con il passato né più né meno di quanto ha a che vedere col presente o col futuro. Si situa al di là del tempo. Non si riferisce a ciò che è antico, a ciò che è alle nostre spalle: bensì a ciò che è permanente, a ciò che ci sta “dentro”. Non è il contrario dell’innovazione, ma il quadro entro cui debbono compiersi le innovazioni per essere significative e durevoli. Le radici degli alberi, se sono profonde non gelano mai, nonostante gli inverni freddissimi e duri da superarare. Oggi, però, l’urbanizzazione e il tentativo sempre più incessante di cancellare il mondo rurale, lo sviluppo dell’individualismo, la diffusione di un materialismo pratico che ha trasformato il mondo in un deserto spirituale, l’avvento di un modo di vita dove le ore, i giorni e le stagioni sono divenuti intercambiabili ed omogenei, hanno fatto cadere le tradizioni nella quasi totale indifferenza e nell’oblio modernista, soprattutto agli occhi e al cuore delle giovani generazioni, rimasti senza valori di riferimento. Lo stesso Natale, rimasto a lungo la festa più viva e più ricca di significato, ormai rischia di divenire soltanto un pretesto per baccanali e partenze verso le mete degli sport invernali. L’Europa nel suo insieme, e con essa tutte le sue forze culturali e sociali, i Governi, le Amministrazioni locali e regionali, la Scuola, le Università, le libere Associazioni, devono fare molto di più per riscoprire e valorizzare le tradizioni popolari e della cultura, quella vera e dei nostri avi, poiché senza di esse rischia di diventare sempre di più un contenitore vuoto e privo di, storia, valori, culture e significati importanti da tramandare alle generazioni future anche in termini di identità da salvaguardare e difendere ad ogni costo.


di Raffaele Bruno

www.iniziativameridionale.it

29/05/07
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