Europa e America senza dogane migliorerebbe il nostro stile di vita?

Europa & America, senza dogane
“Migliorerà il nostro stile di vita”.

di Lorenzo Guadagnucci

Dice Ennio Di Nolfo che la declinante Europa ha l’opportunità di restare sulla scena geopolitica mondiale, a patto che torni a dare slancio alla sua antica vocazione atlantica. E che cambi stile di vita: meno garanzie, una nuova concezione del lavoro. C’è un’asse con gli Stati Uniti da rinnovare e da estendere, come mai è stato fatto in precedenza, nemmeno al tempo della guerra fredda. Altro futuro non c’è, salvo l’irrilevanza. Il professor Di Nolfo ha insegnato per una vita Storia delle relazioni internazionali all’Università di Firenze e ha appena pubblicato per Mondadori Università “Il Mondo atlantico e la globalizzazione”.

Professor Di Nolfo, la soluzione è nel Trattato commerciale transatlantico fra Usa e Ue (il Ttip) attualmente in discussione?

“Penso che il Ttip sarebbe una grande novità, ossia il primo trattato che non si limita ad aspetti politici o militari ma punta ad aggregare il complesso delle attività commerciali e produttive di quelle che sono per ora le due potenze economiche del mondo. Dai dati del 2013 emerge che l’Europa è ancora il più grande esportatore del pianeta, poi vengono Cina e Stati Uniti a un’incollatura”.

Che cosa cambierebbe in concreto con il Trip?

“Dipende dalla qualità del trattato. Ci sono due strade. Se ci si limita ad abbattere le barriere doganali, che già sono basse, la portata sarebbe circoscritta: l’impatto sul Pil, ad esempio, resterebbe sotto l’1,1%. Se invece – questa è la strada intrapresa dai negoziatori – si andrà oltre, superando anche le barriere non doganali, cioè le quote, le differenze sulle pensioni, sul modo in cui certe produzioni sono considerate, allora avremo un’entità economico-commerciale che sarà per qualche decennio la più potente del pianeta, finché Cina o India non colmeranno il divario. In ogni caso si può stimare un aumento del Pil oscillante fra il 3% di certe aree europee e il 10% di altre”.

Joseph Stinglitz, Premio Nobel per l’economia, ha consigliato ai parlamentari italiani di bocciare il Ttip. Troppo potere alle corporation e parlamenti nazionali che diventano irrilevanti. Che ne dice?

“Io non credo che questo giudizio sia fondato. Già adesso gli scambi avvengono al di fuori del controllo parlamentare”. [Ahh Ecco! NdR eraonlus]

Che ne sarebbe del sistema sociale europeo, che è stato il punto di forza delle nostre democrazie?

“Questo è un problema molto aperto. Barry Eichengreen, nel suo libro sull’economia europea che considero un capolavoro, dice che negli Usa ci sono meno vincoli e maggiore propensione al lavoro che in Europa. Gli europei si sono gradualmente abituati a un sistema di garanzie e di assistenza sociale che ha dato un regime piacevole di vita e se lo stanno godendo, anche a spese degli americani. [Ma il dollaro moneta mondiale ce lo siamo inventati noi europei? E non hanno campato alle spalle del mondo solo con quello? Una moneta che bastava telefonare in tipografia per stampare nella quantità desiderata? Ma cosa dice Enni Bi Folco?!!! NdR eraonlus] Le diseguaglianze, a dire il vero, sono forti anche da questa parte dell’Atlantico. Ma in Francia, per dire, si riesce a proporre che si lavori 35 ore alla settimana e guai a chi pensa di toccare i 30 giorni di ferie; negli Usa questi aspetti sono trascurati: ci sono meno garanzie, il servizio sanitario è meno buono. Queste differenze, se ci fosse un’unione economica più stretta, probabilmente verrebbero smussate, non dico cancellate”.

Non crede che una prospettiva del genere possa creare problemi sul piano del consenso fra i cittadini?

“Certo, è un’integrazione che incontrerà ostacoli, perché impone un modo di vivere diverso. Si tratta di misurare la capacità degli europei di convincersi che modificare le regole significa volgere verso una crescita di produttività”.

Meno garanzie mentre l’economia è in recessione. Non molto popolare.

“E’ vero, le circostanze sono tali per cui fare questi discorsi sembra controproducente…”.
E’ la sfida – e il dilemma – dell’Europa e dei suoi cittadini.

(Da La Nazione, 25/10/2014).

 

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