Esperienze di studio

IL MANAGER. LO STUDENTE

«Così ho imparato bene la lingua Ma a pranzo c’ erano solo cetrioli»

«In quattro in uno stanzino E la notte era vietato mangiare»

di Gabriela Jacomella

«Di vacanze-studio in famiglia ne ho fatte due, entrambe a Torquay, nel Devon, vicino alla Cornovaglia. E ne ho bellissimi ricordi. A parte l’ unico aspetto negativo: il cibo. Ma a quell’età mica si viaggia per mangiare…». Roberto Serafini ha 42 anni, oggi è ad di Cosmétique Active Italia, divisione del gruppo L’Oréal, che commercializza prodotti con i marchi Vichy, La Roche Posay e Inneov. Nessun maltrattamento. «Anzi, io avevo trovato famiglie molto gentili. La prima estate, a 14 anni, mi sono trovato in una casa con due bambini più piccoli: erano gli unici che non capivo, balbettavano ancora. Ma in generale credo che il soggiorno in famiglia sia una grande palestra di apprendimento: è lì che ho imparato il vero inglese». Però con il cibo, diceva, non è andata benissimo. «Beh, nel packed lunch di mezzogiorno che mi davano quando uscivo c’erano due panini con dentro un cetriolo, che dopo i primi giorni finiva regolarmente nel cestino… Ancora oggi, io mangio e continuo a mangiare di tutto. Tranne i cetrioli».

LO STUDENTE

«In quattro in uno stanzino E la notte era vietato mangiare»

«Io in famiglia ci sono stato due volte, la prima in Inghilterra, due estati fa, la seconda in Irlanda», è il bilancio di Pietro, 16 anni, studente in uno scientifico di Milano. «Ci tornerei di corsa, sono Paesi meravigliosi. Però ci vuole fortuna…». Rispetto a che cosa, fortuna? «Rispetto alla famiglia in cui si capita. Io la prima volta ho trovato una signora gentile, ero l’unico ospite e per il mio compleanno mi ha regalato una bottiglia di vino. Ma a due miei compagni è andata peggio». Questo, in Inghilterra. E in Irlanda? «Eravamo in quattro ospiti, ci hanno dato una camera che non bastava per due, non c’entravano neanche le valigie. Le famiglie che “ospitano” lo fanno per i soldi, ed è ovvio che non abitino in una villa». E il trattamento, spazi a parte, com’era? «Mah, noi facevamo colazione e poi tornavamo la sera, anche perché una volta rientrati dovevamo stare in camera, senza tv. Una notte un mio compagno è sceso in cucina per prendersi un pezzo di pane: il figlio, che rientrava mezzo ubriaco, l’ ha visto. Il giorno dopo la signora gli ha fatto una tirata…».

(Dal Corriere della Sera, 7/6/2007).

[addsig]

Lascia un commento

0:00
0:00