ESPERANTO. Si rinnova il dibattito sulla “colonizzazione” della lingua inglese‏

di Costanza Alpeggiani

Tra le forme di colonialismo esercitate dal mondo anglosassone sulla vecchia Europa, la peggiore di tutte sarebbe quella della lingua inglese. A sostenerlo l’associazione Era, un’onlus della galassia del Partito Radicale Transnazionale che si occupa di democrazia linguistica e salvaguardia dell’ecosistema culturale. Dal 1987, infatti, Era si batte per l’affermazione dell’Esperanto come lingua internazionale europea, unico idioma, almeno secondo i promotori, capace di rispettare la biodiversità linguistica.

La posizione di Era, però, prende le mosse anche e soprattutto dalla spesa che Europa e Italia sostengono come “dazio” per questa sottile forma di colonizzazione. Solo L’Italia, infatti, spenderebbe 60 miliardi di euro l’anno (mentre i Paesi Ue nel loro complesso ne spendono circa 350) per testi, docenti e traduzione. Di conseguenza – affermano i fondatori dell’associazione – si depreda l’editoria specialistica dei singoli mercati nazionali. Ma la crociata a favore dell’Esperanto non sembra raccogliere grandi consensi, soprattutto tra le istituzioni comunitarie.

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