ESPERANTO, LA CROCIATA.

IL GAZZETTINO, 13 AGOSTO 1995

ESPERANTO, LA CROCIATA.
Giorgio Pagano raccoglie firme.

di Benedetta de Vito

La processione dell’Esperanto messo in croce dalla mala informazione inizia al terzo piano di via di Torre Argentina 76, la sede del Partito Radicale. Diavolo di un Pannella, ne ha sempre una nuova. L’ultima: la lingua transnazionale e federale, cioè l’Esperanto, nato più di cento anni fa e che conta 21 mila esperantisti militanti. L’animatore della via crucis, Giorgio Pagano, veneto di San Donà di Piave, saltella fra le sue creazioni: croci di polistirolo, alte tre metri e lunghe due. Ne consegnerà una a testa ai direttori di otto quotidiani per ricordare loro che della lingua costruita a tavolino da Ludovico Zamenhof nel 1887 bisogna parlarne, perché è un "baluardo contro i nazionalismi e dà una mano all’Unione Europea". Pagano (si presenterà nelle liste radicali alle prossime elezioni) tesse le lodi dell’Esperanto che confessa di parlare benino. Racconta dell’ennesima raccolta di firme: una petizione affinchè le istituzioni nazionali, europee, internazionali si battano per l’Esperanto, la sola lingua "democraticamente possibile". Per ora le firme sono 2.500. E l’Inglese? "Per carità – risponde Pagano – io come i nostri politici, lo parlo come i camerieri". Aggiunge che con l’esperanto si risparmierebbero un mucchio di soldi: "il 37 per cento delle spese per il Parlamento Europeo va a traduttori ed interpreti. Ogni giorno, tra Bruxelles e Strasburgo, c’è un via vai di tir che trasportano tonnellate di documenti scritti nelle lingue Cee".

IL MANIFESTO 22 AGOSTO 1995

PER L’ESPERANTO NEL MONDO

dell’Ass.Esperanto Radikala Associo.

Come radicali ci stiamo battendo per una lingua federale europea e per l’adozione di una lingua comune della comunità internazionale. Perché le persone comunichino in quanto cittadini del mondo. Le nuove, grandi sfide che il nostro tempo ci lancia sono almeno continentali, più esattamente globali. Implicito al farvi fronte è il dialogo diretto, il comprendersi senza intermediazioni e in tempo reale. Ci battiamo perchè questa lingua europea e globale, in quanto non etnica e non complicata, aiuti ad apprenderne altre, etniche e nazionali. Aiutandole così a vivere anzichè essere "assassinate" da idiomi di popoli più forti. Aiutando così la diversità e la molteplicità anziché sopprimerla. Con questi idiomi muoiono anche i loro saperi come, ad esempio, l’uso medicinale di particolari erbe conosciuto solo da quella particolare cultura e "mai tradotto". Una perdita incalcolabile per l’intera umanità. Ci battiamo perché la lingua comune europea e mondiale sia strumento di emancipazione e non di asservimento di questo o quel popolo nei confronti di altri "solo" per un divario tecnologico. Perché questo idioma attraversi e superi le nazionalità, non discrimini chi ha migliori possibilità economiche e chi meno, chi può e/o vuole solo concludere la scuola dell’obbligo. E chi vuole saperne di più da un punto di vista linguistico, del perché, ad esempio l’Esperanto è propedeutico all’apprendimento delle lingue straniere o è venti volte più facile da apprendere dell’Inglese, può procurarsi la circolare 126 con annessa relazione ed emanata dal Ministero della Pubblica istruzione italiano il 10 aprile 1995. In questi giorni abbiamo cominciato a raccogliere firme per un appello internazionale, che mira proprio a far fare un salto politico di qualità a questa grande battaglia di civiltà, uguaglianza. Finora contro "la guerra delle lingue" abbiamo raccolto circa 2.400 firme di 26 Paesi.

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