Erasmus anglofobo?

Tredici delle venti mete preferite sono sotto i Pirenei, tre in Italia e nessuna in Gran Bretagna. Perché l’inglese può attendere

Erasmus, gli studenti snobbano Londra. Per la Spagna

LA LINGUA Molte lezioni, anche negli atenei italiani, sono tenute interamente in lingua inglese

LA CARRIERA Per i futuri designer, mansioni di responsabilità e scatti veloci di carriera

di Rubina Ghioni

Sette studenti provenienti da ogni parte d’Europa, una casa a Barcellona dove vivere tutti insieme e, soprattutto, feste, trasgressioni e poco, pochissimo studio. Ecco, in due parole, la trama di «L’appartamento spagnolo», film francese di qualche anno fa che racconta il risvolto più spensierato e goliardico dell’Erasmus, il programma europeo di scambio culturale che, oggi al suo ventesimo compleanno, ha coinvolto più di 1 milione e 200 mila universitari. Non è certo un caso che Cédric Klapisch, il regista del film, abbia deciso di ambientare la storia proprio nella capitale iberica: secondo i dati relativi alle università più gettonate dagli studenti Erasmus nell’anno 2004/05, diffusi recentemente dalla Commissione Europea, ben 13 delle prime 20 sono proprio spagnole. Basta inoltre dare una rapida occhiata ai risultati dell’indagine per realizzare come i paesi anglofoni, o quelli dove le lezioni universitarie vengono svolte anche in lingua inglese (come l’Olanda), siano pressoché snobbati dai giovani europei che, dopo la penisola iberica, hanno scelto come mete tre città italiane (Bologna, Firenze e Roma), due tedesche, una svedese e una austriaca. Ma se, senza tralasciare la straordinaria ed irripetibile possibilità di socializzazione e di confronto fra culture diverse offerta dall’Erasmus, l’obiettivo fondamentale dell’esperienza all’estero è quello di imparare velocemente e “sul campo” una nuova lingua straniera in vista dello sbarco nel mondo del lavoro, è sorprendente che nella “classifica” stilata dalla Commissione Europea non compaia nessuna università di Scozia, Irlanda o Inghilterra. Nonostante la conoscenza dell’inglese sia un requisito ormai obbligatorio per chiunque aspiri ad una carriera aziendale, di fatto gli studenti europei parrebbero non prendere troppo in considerazione la possibilità di un corso di lingua “live e full immersion” in una città anglosassone. Certo, è facile immaginare (e comprendere) che un giovane, magari alla sua prima esperienza lontano dal “nido familiare”, preferisca l’atmosfera caliente e festosa della Spagna alle località innegabilmente più grigie e tranquille del Regno Unito. Ma, forse, la responsabilità di questa “anglofobia” che affligge l’Erasmus non è da addebitare esclusivamente agli studenti… «In effetti – conferma David Savoca, responsabile per diversi anni dell’ufficio Erasmus dell’università di Milano-Bicocca – il primato delle mete spagnole è innegabile anche nel nostro caso: nell’anno accademico 2004/2005 quasi il 40% degli studenti della nostra università che hanno partecipato a questo progetto di scambio ha scelto come meta la Spagna. Bisogna però anche riconoscere una sorta di “concorso di colpe” fra ragazzi e atenei per l’assenza di mete anglosassoni in questa classifica. Se è infatti innegabile che nella maggior parte dei casi la scelta dei giovani è dettata dalla fama della località dello scambio (come non farsi tentare da mesi sulla Costa del Sol fra tapas e chupitos?), e che solo raramente viene fatta richiesta di una certa destinazione per il prestigio dell’università ospitante, o per i programmi di studio offerti, è pur vero che è molto difficile fare accettare i programmi Erasmus alle università inglesi, che preferiscono invece organizzare progetti di interscambio con i Paesi delle loro ex colonie, prima fra tutte l’India, o con gli Stati Uniti». Per gli studenti non rimane che sperare che questa tendenza inglese non cambi rotta nei prossimi anni: fino ad allora, il loro alibi-Spagna sarà sano e salvo.

(Dal Corriere della Sera, 26/1/2007).

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