Elites cinesi a studio di latino

I CINESI SCOPRONO IL LATINO IN NOME DELLE ELITE POST MAOISTE

di Luciano Canfora

Un collega cinese di diritto romano, incontrato al Salone del libro di Torino a metà maggio, alla domanda «Cosa si pensa nell’odierna Cina del presidente Mao?» rispondeva «Per carità! Quello aveva la fisima dell’uguaglianza». E alla domanda «Quale lo stato di salute del risparmio in Cina?» rispondeva: «E indispensabile perché la sanità non è più gratuita, e se uno si ammala e aspira ad ottenere cure mediche deve attrezzarsi accumulando risparmi». Al tempo stesso inneggiava alla grandezza di Shanghai, «la più grande città del mondo» e all’imminente sorpasso nei confronti degli Stati Uniti. Nell’attesa, l’apertura alla storia e alle tradizioni del mondo romano antico e della cultura italiana delle origini si è venuta consolidando nella nuova Cina del dopo Deng. Matteo Ricci potrebbe gioirne: è quasi un suo postumo successo.
La traduzione della Commedia di Dante e lo studio del diritto romano furono tra i sintomi più vistosi. Ed ora le notizie sullo studio della lingua latina in alcuni corsi universitari ribadiscono il consolidarsi di questa scelta. Non va dimenticato che, ad un certo momento, Mao aveva tentato di introdurre l’alfabeto latino in Cina in luogo dell’antichissima e tradizionale scrittura per ideogrammi. Sarebbe stata una rivoluzione di proporzioni immani (non sappiamo come concretamente realizzabile) che forse avrebbe a lungo andare agevolato l’apprendimento della lingua cinese da parte del resto del mondo e aperto la Cina al mondo. Invece lo studio del latino introdotto oggi per un’élite di specialisti appare essere tutt’altro fenomeno, non meno interessante, ma di diverso effetto, e forse anche di diversa ispirazione.
Mentre l’adozione dell’alfabeto latino avrebbe potenzialmente avvicinato moltissimi cinesi all’apprendimento delle lingue occidentali, e dunque forse in qualche misura anche del latino, l’introduzione tout court dello studio del latino necessariamente in élites ristrette rassomiglia alla
scelta dei facoltosi inglesi che fanno impartire ai rampolli latino, greco e cinese.
Un altro segnale di come l’odierna Cina si preoccupi soprattutto di allevare straordinarie
e poliedriche élites dirigenti avendo imboccato senza riserve né remore la più spietatamente elitistica delle mentalità.
(Dal Corriere della Sera, 12/6/2011).

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