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L'ERA comunica

Economia: Amartya Sen nuovo crociato antieuro.

Dichiarazione di Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto

 

«Che Amartya Sen parli di Euro come cosa orribile definendo la moneta unica un errore che ha prodotto conseguenze negative per l’Europa, non ultimo l’imposizione ai Paesi più deboli delle politiche di austerità, lascia ad un federalista europeo l’amaro in bocca.

 

In realtà l’unica cosa orribile sono le parole di Sen, che lasciano veramente senza parole. Certo, il grande economista si riconosce ancora quando afferma cose sensate, ad esempio che la grande via europea al capitalismo, cioè quella economia sociale di mercato che ha trasformato in una manciata di anni post-bellici, caso unico nella storia, un continente ridotto in macerie nel mercato più florido del globo, rischia in realtà di essere distrutta per sempre. Anche più apprezzabile il richiamo a Ventotene, con la constatazione che il progetto di Spinelli puntava prima di tutto ad una Europa politicamente unita, non a una moneta unica governata da oligarchie non democraticamente legittimate.

 

Purtroppo però solo questo c’è di intelligente e vero nelle parole dell’economista indiano. Tutto il resto è di una superficialità e approssimazione sconcertante.

 

L’euro è stato un successo senza precedenti, ha rappresentato e rappresenta qualcosa che nemmneno nella Bibbia  ritroviamo come esempio: quello di popoli che dopo guerre fratricide rinunciano ciascuno alla propria moneta per costituirne una sovranazionale.

 

E’ stato un tale successo da aver attirato su di sé l’attenzione americana perché metteva in pericolo il dollaro come moneta internazionale, che permette a quel popolo, insieme alla lingua inglese, di vivere alle spalle del mondo. Attenzione alla base anche della politica di guerra statunitense in Iraq, il cui secondo obiettivo era togliere la compravendita del petrolio solo in euro.

 

Euro oggetto anche di quella speculazione della finanza angloamericana che in tutti i modi tenta di disarticolare l’eurozona e renderla colonia votata al libero scambio, in cui gli europei non esistono come cittadini ma solo come utenti e consumatori.

 

Sen non ha capito che siamo in guerra e che il vero miracolo è che l’UEM abbia retto fino ad ora, dati i poteri limitati di cui gode, e che il “pilota automatico” di cui parla Draghi non abbia già smarrito la via.

 

La soluzione non è certo l’indebitamento o l’assistenzialismo tedesco nella condivisione del debito: tutto ciò sarebbe solo un palliativo fino a che non si porterà a termine il progetto di Ventotene, cioè l’unione politica, di cui le recenti parole di Hollande sono solo un timido inizio. Ma sempre meglio dell’immobilismo e delle “parole in libertà” di Amartya Sen».

 

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