STORIA DI DUE LINGUE CHE HANNO PRESO IL SOPRAVVENTO
ECCO IL NUOVO LATINO BREVE,
VELOCE, DRASTICO
Il globish è solo la fase finale di un processo che era in corso da un pezzo.
L'inglese non ha aspettato la globalizzazione: a diventare lingua del pianeta si stava
allentando da tempo,in si1enzio' mettendo a frutto sia alcune cruciali trasfonnazioni della
sua struttura sia una varietà di eventi storici.
Per una loro spinta interna le parole inglesi sono diventate nel tempo monosillabiche.
Nel Medioevo la lingua era del tutto diversa: le parole erano lunghe e avevano una
complessamorfologia.
Gradualmente si accorciarono, il loro ordine si stabilizzò, la loro morfologia si
semplificò, ad esempio rinunciando alla struttura dei casi. Inoltre, diventarono estrema
mente plastiche dal punto di
vista lessicaIe: una stessa parola può essere nome, verbo e aggettivo senza cambiar
forma.
servato che delle 500 parole più frequenti circa 400 sono monosillabichee solo le
restanti sono monosillabiche.
E che l'inglese ha un “meccanismo grammaticale silenzioso”, cioè ridotto all' osso e
quasi inavvertibile
Non si conoscono al mondo altre lingue che abbiano avuto un processo di evoluzione
uguaJmente veloce e drastico. Al momento attuale, a guardarlo a distanza, !'inglese è
(secondo molti specialisti, ai quali aggiungo me stesso) una lingua che si va “
cinesizzando”, cioè diventa
brevi in posizioni stabili nella frase.
Una geniale convergenza di struttura, che forse prelude a qualcosa di ancora più
importante sul piano
Ma non basta. Per un altro singolare accidente della storia, !'inglese ha assorbito alle
sue origini una quantità di elementi di origine latina e francese, che costituiscono la parte
polisillabica del suo vocabolario. Per questo è spesso possibile dire la stessa cosa in
due modi diversi: con le parole monosillabiche del fondo originario o con quelle
polisillabiche di trafila romanza
Questo tratto non piace a tutti: George Orwell ad esempio (nel suo Politics and the
English language,1946) considerava una degradazione l'eccesso di parole di origine
latina
Ma costituisce una formidabile risorsa.
Messi insieme, questi caratteri danno l’impressione che !'inglese sia una lingua “facile”
che si impara senza troppe storie. Dal punto di vista esterno, poi, l'inglese si è avvalso
di talune eccezionali spinte che la storia gli ha fornito senza rispar mio.
Ha potuto contare su un impero sterminato, dall'India all'Australia agli Stati Uniti, per
non parlare del Sudafrica e di una varietà di aree secondarie. È stato al centro di due
guerre mondiali e di varie guerre locali, che lo hanno diffuso in Europa e in Oriente e
accreditato nella sua variante americana, oggi la più nota. Infine, da almeno cin
quant'anni vola sulle ali di una cultura di massa alla quale nulla neanche l'
antiamericanismoè riuscito a opporsi: divertimento, vita quotidiana, finanza, aeronautica,
alberghi e aeroporti, banca, medicina, infonnatica e web, scienza… sembra che tuttal a
modernità origini dal mondo che parla questa lingua
L'intreccio di questi fattori ha fatto dell'inglese una delle lingue più infiltranti del pianeta.
L'italiano ad esempio ha ceduto le armi senza difendersi: a causa della notoriamente
scarsa “fedeltà” dei suo parlanti alla propria lingua, ha rinunciato (con il pronto supporto
deimedia) a parole di tradizione secolare a vantaggio di futili equivalenti inglesi. Ma
anche lingue ben più fiere e riottose hanno alzato bandiera bianca: il francese, benché
protetto da un'Accademia che non arretra neanche dinnanzi a gesti estremi, dice oggi
cool, fioul (che rifà jùel “carburante”) o perfino speedé (da speedy” difretta”).
L'inglese – si dice spesso – è il latino del Duemila. C'è però una differenza. Il latino a un
certo punto perdette il sostegno di una madrepatria che potesse controllarne la
legittimità. È proprio questo che favorì il suo dissolversi nelle lingue figlie (italiano, fran
ce se, spagnolo, ecc.).
Continuò ad essere parlato (e scritto) tra i dotti, gli scienziati e gli eruditi fino ai primi
del l'Ottocento, e dalla Chiesa cattolica ancora oggi, ma come lingua “artificiale” e
senza terra. L'inglese ha invece madripatrie multiple (Regno Unito, Stati Uniti,
Australia) che – sia pure senza fare assolutamente nulla assicurano che si conservi in
una certa misura omogeneo in tutto il mondo.
Ho detto prima che, malgrado le apparenze, l'inglese non è per niente “facile”come
appare.
I
discorso fluente o non capisce una domanda elementare. La struttura monosillabica,la
grammatica
cancellare infatti due difficoltà monumentali:l'impenetrabilità di gran parte delle parole
monosillabiche (quelle come dog e come box, ma non ugualmente frequenti), che
bisogna imparare una per una con gran rischio di confondersi; e la dia bolica quantità
di timbri vocalici, con cui anche i nativi spesso lottano invano.
Proprietà come queste hanno imposto nei fatti una distorsione tipica: più che parlato e
capito nell'uso reale, nel mondo l'inglese viene “riconosciuto” in forma seri tta. Ciò si
nota perfettamente in Italia: tutti sanno dire gossip, bond e voucher (lasciamo perdere
con quale pronuncia), rinunciando agli equivalenti locali, ma la conoscenza effettiva
della lingua èpovera. In ciò l'inglese è ancora come il latino: molti (come imonaci
medievali) lo leggevano (o decifravano) senza neanche supporre come si pronunciasse.
Diverso tempo fa Anthony Burgess faceva perciò una sorta di profezia: come il latino,
negli anni avvenire tutti parleranno inglese ugualmente male ma si riuscirà lo stesso a
capirsi. però molto difficile dire cosa accadrà nel futuro. Bisognerà forse fare i conti
con altre egemonie. Gli studenti di varie facoltàuniversitarie, per una loro oscura
percezione, si sono “buttati” da alcuni anni a studiare cinese.
Sanno qualcosa che noi non sappiamo ancora? Si stanno preparando a un cambio della
guardia?











STORIA DI DUE LINGUE CHE HANNO PRESO IL SOPRAVVENTO
ECCO IL NUOVO LATINO BREVE,
VELOCE, DRASTICO
Il globish è solo la fase finale di un processo che era in corso da un pezzo.
L'inglese non ha aspettato la globalizzazione: a diventare lingua del pianeta si stava
allentando da tempo,in si1enzio' mettendo a frutto sia alcune cruciali trasfonnazioni della
sua struttura sia una varietà di eventi storici.
Per una loro spinta interna le parole inglesi sono diventate nel tempo monosillabiche.
Nel Medioevo la lingua era del tutto diversa: le parole erano lunghe e avevano una
complessamorfologia.
Gradualmente si accorciarono, il loro ordine si stabilizzò, la loro morfologia si
semplificò, ad esempio rinunciando alla struttura dei casi. Inoltre, diventarono estrema
mente plastiche dal punto di
vista lessicaIe: una stessa parola può essere nome, verbo e aggettivo senza cambiar
forma.
servato che delle 500 parole più frequenti circa 400 sono monosillabichee solo le
restanti sono monosillabiche.
E che l'inglese ha un “meccanismo grammaticale silenzioso”, cioè ridotto all' osso e
quasi inavvertibile
Non si conoscono al mondo altre lingue che abbiano avuto un processo di evoluzione
uguaJmente veloce e drastico. Al momento attuale, a guardarlo a distanza, !'inglese è
(secondo molti specialisti, ai quali aggiungo me stesso) una lingua che si va “
cinesizzando”, cioè diventa somigliante al cinese: poca informazione morfologica, parole
brevi in posizioni stabili nella frase.
Una geniale convergenza di struttura, che forse prelude a qualcosa di ancora più
importante sul piano dei fatti storici.
Ma non basta. Per un altro singolare accidente della storia, !'inglese ha assorbito alle
sue origini una quantità di elementi di origine latina e francese, che costituiscono la parte
polisillabica del suo vocabolario. Per questo è spesso possibile dire la stessa cosa in
due modi diversi: con le parole monosillabiche del fondo originario o con quelle
polisillabiche di trafila romanza
Questo tratto non piace a tutti: George Orwell ad esempio (nel suo Politics and the
English language,1946) considerava una degradazione l'eccesso di parole di origine
latina
Ma costituisce una formidabile risorsa.
Messi insieme, questi caratteri danno l’impressione che !'inglese sia una lingua “facile”
che si impara senza troppe storie. Dal punto di vista esterno, poi, l'inglese si è avvalso
di talune eccezionali spinte che la storia gli ha fornito senza rispar mio.
Ha potuto contare su un impero sterminato, dall'India all'Australia agli Stati Uniti, per
non parlare del Sudafrica e di una varietà di aree secondarie. È stato al centro di due
guerre mondiali e di varie guerre locali, che lo hanno diffuso in Europa e in Oriente e
accreditato nella sua variante americana, oggi la più nota. Infine, da almeno cin
quant'anni vola sulle ali di una cultura di massa alla quale nulla neanche l'
antiamericanismoè riuscito a opporsi: divertimento, vita quotidiana, finanza, aeronautica,
alberghi e aeroporti, banca, medicina, infonnatica e web, scienza… sembra che tuttal a
modernità origini dal mondo che parla questa lingua
L'intreccio di questi fattori ha fatto dell'inglese una delle lingue più infiltranti del pianeta.
L'italiano ad esempio ha ceduto le armi senza difendersi: a causa della notoriamente
scarsa “fedeltà” dei suo parlanti alla propria lingua, ha rinunciato (con il pronto supporto
deimedia) a parole di tradizione secolare a vantaggio di futili equivalenti inglesi. Ma
anche lingue ben più fiere e riottose hanno alzato bandiera bianca: il francese, benché
protetto da un'Accademia che non arretra neanche dinnanzi a gesti estremi, dice oggi
cool, fioul (che rifà jùel “carburante”) o perfino speedé (da speedy” difretta”).
L'inglese – si dice spesso – è il latino del Duemila. C'è però una differenza. Il latino a un
certo punto perdette il sostegno di una madrepatria che potesse controllarne la
legittimità. È proprio questo che favorì il suo dissolversi nelle lingue figlie (italiano, fran
ce se, spagnolo, ecc.).
Continuò ad essere parlato (e scritto) tra i dotti, gli scienziati e gli eruditi fino ai primi
del l'Ottocento, e dalla Chiesa cattolica ancora oggi, ma come lingua “artificiale” e
senza terra. L'inglese ha invece madripatrie multiple (Regno Unito, Stati Uniti,
Australia) che – sia pure senza fare assolutamente nulla assicurano che si conservi in
una certa misura omogeneo in tutto il mondo.
Ho detto prima che, malgrado le apparenze, l'inglese non è per niente “facile”come
appare.
I
discorso fluente o non capisce una domanda elementare. La struttura monosillabica,la
grammatica “silenziosa” e la virtuale scomparsa della morfologia non sono bastate a
cancellare infatti due difficoltà monumentali:l'impenetrabilità di gran parte delle parole
monosillabiche (quelle come dog e come box, ma non ugualmente frequenti), che
bisogna imparare una per una con gran rischio di confondersi; e la dia bolica quantità
di timbri vocalici, con cui anche i nativi spesso lottano invano.
Proprietà come queste hanno imposto nei fatti una distorsione tipica: più che parlato e
capito nell'uso reale, nel mondo l'inglese viene “riconosciuto” in forma seri tta. Ciò si
nota perfettamente in Italia: tutti sanno dire gossip, bond e voucher (lasciamo perdere
con quale pronuncia), rinunciando agli equivalenti locali, ma la conoscenza effettiva
della lingua èpovera. In ciò l'inglese è ancora come il latino: molti (come imonaci
medievali) lo leggevano (o decifravano) senza neanche supporre come si pronunciasse.
Diverso tempo fa Anthony Burgess faceva perciò una sorta di profezia: come il latino,
negli anni avvenire tutti parleranno inglese ugualmente male ma si riuscirà lo stesso a
capirsi. però molto difficile dire cosa accadrà nel futuro. Bisognerà forse fare i conti
con altre egemonie. Gli studenti di varie facoltàuniversitarie, per una loro oscura
percezione, si sono “buttati” da alcuni anni a studiare cinese.
Sanno qualcosa che noi non sappiamo ancora? Si stanno preparando a un cambio della
guardia?
[addsig]