Domini internet anche in alfabeti non latini

Gli Indirizzi in Alfabeti Locali e i rischi di Internet «Balcanica»

di Marco Gambaro

Con la decisione di attivare i nomi e i suffissi dei domini internet in alfabeti non latini, Icann ha mosso un ulteriore passo verso l’internazionalizzazione della rete. La decisione presa a Seul era particolarmente attesa da coreani, cinesi e indiani che spingevano da tempo per avere i nomi nei loro caratteri. Per diversi osservatori si tratta di una delle maggiori innovazioni tecnologiche della rete perché i server dovranno essere in grado di instradare le ricerche in modo trasparente nei numerosi alfabeti. Del resto si tratta di una decisione necessaria per mantenere una gestione unitaria della rete. Su 1,6 miliardi di utenti internet al mondo, oltre metà parlano una lingua nativa con caratteri diversi da quelli latini. L’egemonia dei 26 caratteri latini diventava dunque sempre più ingiustificabile. L’innovazione procederà per gradi. All’inizio riguarderà solo i suffissi collegati al nome delle nazioni, mentre in seguito verrà estesa ai suffissi generici come .com o .org. Probabilmente assisteremo a un’esplosione dei siti che utilizzano i nuovi caratteri, ora in grado di farsi riconoscere più facilmente dai propri fruitori. Vi sono anche fattori interni che hanno accelerato questa innovazione. Il numero dei siti è così cresciuto che sui suffissi più comuni è difficile trovare una parola inglese o una combinazione di due parole che non sia già utilizzata. Non mancano naturalmente le complicazioni. Molte imprese multinazionali dovranno duplicare i siti dei loro prodotti per continuare a presidiare i loro marchi, e inoltre le possibili ambiguità linguistiche potrebbero complicare la gestione della sicurezza e rendere più difficile l’individuazione di hacker e phishing. Anche se dal punto di vista pratico ciascun utente vedrà prevalentemente i siti nel suo alfabeto di elezione, potrebbe verificarsi una certa balcanizzazione della rete con sviluppi differenziati nei diversi alfabeti e una maggiore enfasi sugli specifici confini linguistici.

(Dal Corriere della Sera, 31/10/2009).

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