Discriminazione linguistica inglese UE post Brexit e Italiano lingua di lavoro europea: Draghi cosa dice? L’interrogazione parlamentare Garavini-Ginetti.

Discriminazione linguistica inglese UE post Brexit e Italiano lingua di lavoro europea: Interrogazione a risposta orale al Presidente del Consiglio dei ministri

Interrogazione a risposta orale al Presidente del Consiglio dei ministri

Atto n. 3-02450 (in Commissione)
Pubblicato il 22 aprile 2021, nella seduta n. 319 Senatoripartito GARAVINI , GINETTI

Premesso che:
  • il multilinguismo rappresenta uno dei valori fondanti dell’Unione europea come si legge nella risoluzione del Consiglio del 21 novembre 2008, infatti, “la diversità linguistica e culturale [è] parte intrinseca dell’identità europea e (…) allo stesso tempo un retaggio condiviso, una ricchezza, una sfida e una risorsa per l’Europa (…) il multilinguismo rappresent[a] una questione trasversale di grande portata poiché abbraccia i settori sociale, culturale, economico e dunque educativo”. Questo concetto è profondamente ancorato alle radici democratiche di un’Europa dei cittadini in cui ciascuno deve essere in grado di comprendere ed interpretare le disposizioni normative emanate dall’Unione, in quanto esse costituiscono diritto nazionale di ciascun Paese membro;
  • il multilinguismo è dunque un fattore essenziale per il pieno esercizio dei diritti e dei doveri da parte dei cittadini dell’Unione e per una reale integrazione europea;
  • l’articolo 1 del regolamento (UE) n. 1/1958 stabilisce il regime linguistico dell’Unione europea ed elenca le 24 lingue ufficiali e di lavoro delle istituzioni dell’Unione, e fra queste vi è naturalmente la lingua italiana;
  • l’art. 2 stabilisce che i testi diretti alle istituzioni dell’Unione europea da uno Stato membro, o da una persona appartenente alla giurisdizione di uno Stato membro, sono redatti a scelta del mittente in una delle lingue ufficiali e che la risposta a tali testi deve essere redatta nella medesima lingua utilizzata dal mittente;
  • l’art. 3 dispone che i testi diretti dalla UE a uno Stato membro o a una persona appartenente alla giurisdizione di uno Stato membro devono essere redatti nella lingua ufficiale di tale Stato;
  • lo stesso regolamento prevede poi che i regolamenti e gli altri testi di portata generale siano redatti in tutte le lingue ufficiali (art. 4) e analogamente la Gazzetta Ufficiale sia pubblicata nelle lingue ufficiali (art. 5);
  • fermi restando gli obblighi ricordati, l’articolo 6 dello stesso regolamento stabilisce peraltro che le singole istituzioni dell’Unione possono determinare le modalità di applicazione del regime linguistico nei propri regolamenti interni; ha dunque origine da questa disposizione il concetto di lingue “procedurali”, ossia quelle lingue in cui, fatti salvi gli atti e le interlocuzioni ufficiali, le istituzioni comunitarie decidono di operare nel quotidiano delle loro attività; tali lingue sono l’inglese, in misura prevalente, e il francese, in misura residuale, ma ultimamente e con sempre maggiore frequenza, anche il tedesco, e ciò anche grazie a importanti investimenti da parte della Germania a sostegno dell’utilizzo del tedesco come lingua procedurale;
  • in merito al reclutamento di personale da parte delle istituzioni e delle agenzie dell’Unione, appare discriminatorio e foriero di disparità di trattamento che un cittadino europeo debba essere selezionato all’esito di una procedura di concorso nella quale, come avviene frequentemente nei bandi pubblicati dalle istituzioni e dalle agenzie dell’Unione, sia previsto obbligatoriamente lo svolgimento di prove in lingua inglese o francese, e in alcuni casi anche tedesco;
  • ancora di recente, la Commissione europea ha varato le linee guida per il programma “Erasmus+ 2021” prima in lingua inglese, senza contestualmente specificare quando le traduzioni nelle altre lingue sarebbero state disponibili e, comunque, affermando il monopolio linguistico dell’inglese laddove si si asserisce che “in caso di dubbio solo la versione inglese farà fede” (In the case of conflicting meanings between language versions, the English version prevails). Anche le procedure di consultazione pubblica dei popoli europei da parte della Commissione si svolgono quasi esclusivamente in inglese;
  • il vantaggio linguistico, come è noto, rappresenta una formidabile leva di influenza e di maggior gettito: in uno studio relativo al Regno Unito, così come evidenziato nel rapporto edito nel 2005 (“L’enseignement des langues comme politique publique”, consultabile sul sito di “Wikipedia”, come “Rapporto Grin”) l’economista svizzero François Grin stimava questo vantaggio in circa 18 miliardi di Euro all’anno che, se rapportato al valore economico attuale sulla base del rivalutatore dell’ISTAT, rispondono a quasi 22 miliardi di Euro odierni (21.996.000.000 euro);
  • per contro, i Paesi non anglofoni, come l’Italia, devono investire sempre più risorse economiche e umane nell’apprendimento dell’inglese. Solo nella UE i costi della discriminazione linguistica sono stati calcolati dall’economista Aron Lukacs nel suo “Aspetti economici della disuguaglianza linguistica”, sempre del 2005, in circa 900 euro all’anno per ogni singolo cittadino che, sempre sulla base del rivalutatore ISTAT, corrispondono a 1.088,10 euro, per un totale di spesa, sulla base della cittadinanza italiana, pari a 65 miliardi e 286 milioni di euro all’anno e che, se tale operazione avesse come base tutti i cittadini europei, pari a 446 milioni, si tradurrebbe nella stratosferica cifra di 485 miliardi 292 milioni e 600.000 euro all’anno;
  • mentre l’Europa si è posta come primario l’obiettivo di una moneta comune, non ha mai affrontato quello essenziale di una lingua comune che, al contrario dell’euro, non soppianti ma protegga la biodiversità linguistica e culturale assicurando al contempo equità e democrazia tra gli eurocittadini,
si chiede di sapere:
  1. quali siano le valutazioni del Governo rispetto alla situazione descritta;
  2. se intenda compiere le tutte le possibili azioni utili presso le istituzioni europee, così come verso gli altri Paesi membri, affinché la lingua italiana venga utilizzata come lingua procedurale dell’Unione europea;
  3. se intenda altresì compiere tutte le possibili azioni utili presso la Commissione europea, affinché qualsiasi bando o procedura di consultazione che siano rivolti ai cittadini europei non vengano resi pubblici ed avviati fintanto che essi non siano pubblicati e comprensibili in tutte le lingue ufficiali della UE o, quantomeno, nelle 5 principali lingue europee: inglese, francese, tedesco, italiano e spagnolo;
  4. se non intenda, e in che modo, porre immediatamente in seno alla conferenza sul futuro dell’Europa, e presso tutte le istituzioni europee competenti, la questione della “lingua comune europea” che, non favorendo alcun Paese europeo od extraeuropeo, assicuri democrazia ed equità linguistica e concorrenziale tra tutti gli eurocittadini;
  5. quali azioni intenda intraprendere, a seguito delle recenti sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea che hanno stabilito la non ammissibilità in linea di principio della disparità di trattamento fondata sulla lingua, per garantire l’effettivo multilinguismo nell’ambito delle procedure di europee di selezione del personale (“concorsi EPSO”);
  6. se intenda rafforzare, in termini di personale e di dotazione finanziaria, i servizi di interpretariato attivo e passivo per la lingua italiana a supporto dei gruppi di lavoro e comitati del Consiglio dell’Unione europea.

1 commento

  • Draghi riferisce alla Camera sul “Piano nazionale di ripresa e resilienza” : “il governo del piano, quella che si chiama governance, è strutturato su diversi livelli (brusio in aula) ancora Draghi “quella che altri chiamano governance” (applausi).

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