Direttore contro l’articolo La

La Battaglia di Concita contro l’Articolo «La»

di Giorgio De Rienzo

Con tutti i problemi che coinvolgono il Pd e più in generale la grave situazione politica ed economica del Paese, Concita De Gregorio fa lezione di lingua. Lo riferisce una nota dell’agenzia Adnkronos. Intanto si sente «Direttore» dell’Unità. Scarta «direttrice» perché la parola le fa pensare a chi dirige «carceri, scuole e istituzioni gerarchiche, ispirate a un criterio di ordine con un vago retrogusto punitivo». Scarta per ora «direttora», anche se riconosce che nella nuova parola (che le pare però «brutta») c’ è «tutto un movimento politico e culturale che spinge per una declinazione al femminile e fa un uso politico del linguaggio». Ma il vero problema che affronta, la crociata che vuole inaugurare sul suo quotidiano, contro il «vizio del giornalismo italiano», è quello di opporsi ad «assegnare l’articolo determinativo a un nome femminile». Dunque non più «l’Aspesi». Concita non ci sta. L’articolo non si deve usare perché «ingiurioso»: «reifica» nomi femminili, «li spersonalizza, li mette al rango di una tazza di tè». L’uso del detestato determinativo nasce «dal principio che la norma sia basata su “il” maschile». Ma secondo Concita «non esiste norma». Anzi, visto che la maggioranza della popolazione è femminile si dovrebbe decidere il contrario e dire «lo Zoff», non «l’Aspesi». Un pasticcio. La storia della lingua insegna altro. In passato l’articolo si usava anche al maschile (il Manzoni, il Moravia) ma poi pian piano è caduto. Nulla di male farlo cadere anche al femminile, ma non diventa scortesia? Facciamo così, diciamo «Natalia Aspesi» e chiudiamo questa discussione strampalata.

(Dal Corriere della Sera, 20/12/2008).

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