Dante, poeta del 2000

E’ l’uomo del Duemila

Da Sermonti a Benigni Dante diventa una star

di Guglielmo Gorni

(Presidente della Società Dantesca Italiana)

Perché questo persistente, anzi addirittura crescente, interesse per Dante e per la sua opera nel mondo? Perché Dante non è affrontato come un antico ma è letto, affrontato e discusso come un contemporaneo, come uno di noi, che vive dei nostri problemi e delle nostre passioni. La Commedia è percepita come particolarmente nostra perché riassume tutta la cultura occidentale e per questo è apprezzata e ricercata da tutte le altre culture: ci descrive un razionale e intelligibile ordine del mondo, retaggio della cultura greca, di cui l’uomo rappresenta il centro, il punto di coscienza, colui che dice “io” e con la sua intelligenza e con la sua libertà cerca un senso per sé e per gli altri; in fondo Dante che cosa ha cercato dal momento in cui nella selva gli è apparso il colle? Il colle, il “dilettoso monte/ch’è principio e cagion di tutta gioia” (Inf. I 77-78), che può essere? “Principium et causam omnium bonorum” è la definizione aristotelico-tomistica della felicità”: “felicitas est principium et causam omnium bonorum”, per gli uomini. Vuol dire che Dante aspirava a quella felicità, pur non sapendo ancora quale fosse quella giusta. Non gli interessava essere il personaggio di un libro, l’utilità di essere un personaggio era funzionale al fatto che voleva essere se stesso, voleva salvarsi l’anima, voleva deificarsi: ma non si deifica il personaggio, si deifica Dante Alighieri.

Ma ciò che distingue l’uomo di Dante è la libertà, che nel creato lo fa diverso e unico e in qualche modo simile a Dio; non soltanto nella sua accezione di libertà di scelta fra il bene e il male, ma in quella di libertà di coscienza, quella libertà che fa lo spirito dell’uomo superiore alle leggi, ai poteri e dunque intangibile da chiunque, retaggio questo del cristianesimo per cui l’uomo è creatura di Dio. (…) Ma l’altro, importantissimo retaggio del cristianesimo nell’opera dantesca, particolare che la rende sempre attuale, è l’importanza della storia e quindi dell’istante presente (se Cristo è entrato dentro la storia vi pone un germe di eternità): è il “qui ed ora” che conta per Dante che vede la vita come un continuo andare avanti in cui ogni gesto è prezioso, come ogni vita narrata nel poema di Dante ci dichiara.

La Commedia si ispira sì al Divino, come a causa universale, ma con mirabile realismo descrive e giudica ed esalta l’umano, promosso a universale rappresentazione; un’opera, dunque, alla quale hanno davvero “posto mano cielo e terra”; folgorante e ineguagliato strumento per avviare una presa di coscienza di sé e d’altrui e per giungere ad una consapevolezza della realtà di questo nostro povero mondo di contro all’Eterno. E tutto questo han sempre percepito, nei secoli, i lettori d’ogni tempo, che la riconobbero “divina”. Oggi, in un mondo privo di certezze il messaggio della positività della realtà e dell’agire umano contenuto nella Commedia è particolarmente ricercato dagli studiosi come dai semplici cultori e in particolare dai giovani che si appassionano ancora leggendo le pagine dantesche.

Fautore di questo pensiero Francesco Mazzoni, oggi presidente onorario della SDI (Società Dantesca Italiana), da sempre ha creduto nella validità di proporre Dante al grande pubblico non relegandolo al solo ambito accademico, tanto che fin dagli ultimi anni novanta, stabilendo con l’artista un rapporto di amicizia, ha cercato di riportare la lettura dantesca di Roberto Benigni a Firenze.

Negli ultimi anni comunque anche Firenze ha visto un proliferare di iniziative per promuovere la conoscenza di Dante e la sua opera in seguito al grande successo della esemplare lettura Rai del XXXIII del Paradiso da parte di Benigni stesso e delle Letture di Vittorio Sermonti per citare solo gli eventi più significativi.

Nel 2002 la Società Dantesca Italiana ha realizzato con l’Opera di S. Maria Novella il progetto “Commedia – Inferno”: una lettura recitata dalla prima cantica della Commedia nella Basilica di S. Maria Novella con la regia di Stefano Massini (fra gli interpreti M. Venturiello, A. Sandrelli, R. Herlitzka); la recitazione è stata preceduta da una serie di conferenze.

L’anno successivo Vittorio Sermonti ha iniziato la sua lettura fiorentina in Santa Croce.

Nel 2005 a Roma in Palazzo Farnese il sottoscritto, attuale Presidente della SDI, ha tenuto una lettura dantesca nell’ambito del progetto di lettura di autori classici in diverse città italiane promosso dalla allora Ministro Moratti. Quest’anno la stessa Società Dantesca Italiana ha realizzato, con il contributo dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, quattro pomeriggi di lettura di testi danteschi offerti gratuitamente al pubblico fiorentino dal titolo “Leggere Dante” presso il Teatro della Pergola; hanno partecipato, leggendo brani tratti da tutte le opere dantesche, Galatea Ranzi, Sandro Lombardi, Ottavia Piccolo e Massimo De Francovich.

La novità di questo ciclo di letture, che è stata molto gradita dal pubblico a dagli stessi artisti, è stata la lettura tematica di pagine dantesche, in prosa e in versi. Quindi, non solo la lettura della Commedia, ma di tutta l’opera del Poeta che risulta più sconosciuta. I temi scelti sono stati l’amore, l’esilio, le città toscane, il comico. Le pagine lette sono state tratte da tutte le opere dell’Alighieri, dal Fiore alle Rime, dalla Vita Nuova alle Epistole e naturalmente anche dalla Commedia.

Nel campo dell’informatica, oltre al sito scientifico-divulgativo, www.danteonline.it, inaugurato dalla SDI nel 2000, un’iniziativa molto apprezzata quest’anno è stata “Dante – la Commedia Perduta” gioco interattivo promosso dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze di cui la Società Dantesca Italiana dal 2004 ha curato la parte scientifica e a cui hanno partecipato le scuole superiori fiorentine, evento conclusosi il 5 maggio con la premiazione presso il Teatro della Pergola.

(Da La Nazione, 29/6/2006).

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