Politica e lingue

Dante in milanese per finanziare la spedizione dei Mille e Garibaldi ringrazia

Corte di giustizia dell'Unione europea (Lussemburgo)

CASA DEL MANZONI SI APRE «L’ ESPRIT DEL RISORGIMENTO»

Un Dante in milanese per finanziare Garibaldi

L’eroe ringraziò: «Ognuno getti il suo grano di sabbia»

di Lorenzo Vigano

C’è l’«Almanacco del ricco e del povero» (anno 1851) nel quale vengono offerti al primo consigli per cercare «di rendere proficua e benedetta la sua facoltà» e al secondo indicazioni su «come dalla povertà sua trar vantaggio a miglior condizione». C’è quello dedicato a «L’igiene popolare», quello che spiega, più specificatamente, la «Toilette della donna», e quello, addirittura, che illustra le ragioni per cui «La donna non è inferiore all’uomo». Pubblicazioni che, fondendo la cultura alta a quella popolare, furono tra le componenti fondamentali per la formazione dello «spirito» del Risorgimento che avrebbe portato all’Unità nazionale. Non è quindi un caso se un’ottantina di quei libri sono ora esposti per i festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia nella mostra «L’esprit del Risorgimento. La Galleria degli Almanacchi», che si inaugura oggi al Museo Manzoniano. Esemplari di prezioso antiquariato editoriale (l’«Almanacco del ricco e del povero» ha oggi una quotazione che si aggira intorno ai 25mila euro), che se da un lato testimoniano il salto di qualità vissuto da questa «letteratura minore» nella prima metà dell’Ottocento (alcuni di quelli esposti sono però post Unità), dall’altro sono specchi di storia, esempi di quanto quelle letture tendessero a creare «un nuovo ceto medio urbano», come sottolinea Gianmarco Gaspari direttore del Centro Nazionale Studi Manzoniani, per formare l’uomo colto, ma anche il buon cittadino, trasmettendo quel senso civico che all’epoca era pari allo zero, o quasi. «Gli Almanacchi trattavano allo stesso modo l’abitante di Milano e quello di Roma», spiega Pierpaolo Cassarà, presidente della Fondazione Labus – Pullé per gli Studi letterari e giuridici, nonché curatore della mostra. «E lo facevano attraverso una lingua scritta che si rivolgeva tanto ai borghesi che agli agricoltori: un italiano non aulico, ma corrente, popolare. Vivo. Erano gli antesignani degli attuali tascabili e manuali che, proprio per il loro carattere divulgativo, ebbero all’epoca un grande successo». Basti pensare che «Il Nuovo Burigozzo» dedicato al ricco e al povero (di cui alla mostra verrà presentata la ristampa anastatica) vendette all’epoca 500 mila copie. E anche quelli successivi, con cadenza annuale e argomenti che andavano dagli «Alimenti difficili da digerire» ai resoconti sull’«Esposizione di Brera», non furono da meno. «L’editoria moderna non ha inventato niente», continua Cassarà, «e quelli di oggi assomigliano in maniera sorprendente ai loro antenati. Un esempio? Il breviario regalato ad Alessandro Manzoni dalle ferrovie con gli orari, le tariffe, i cambi: un almanacco da viaggio identico a quello stampato oggi da Trenitalia». La mostra al Museo Manzoniano, però, oltre agli almanacchi ordinati per argomento ed esposti nelle bacheche, offrirà oggi un’altra chicca, che Cassarà non esita a definire un «piccolo scoop»: la presentazione del manoscritto originale (e mai visto) del Purgatorio della «Divina Commedia» di Dante tradotto in milanese da Francesco Candiani. «Fino a oggi si credeva che il poeta, di Busto Arsizio e membro di un’illustre famiglia di cotonieri, avesse tradotto solo l’Inferno, perdendo così, agli occhi degli storici, il confronto con il ben più famoso poeta Carlo Porta, che si era cimentato nella stessa impresa», spiega Cassarà. «Invece, dopo una lunga ricerca, sono entrato in possesso della seconda cantica, individuando addirittura dove si trova il terzo manoscritto relativo al Paradiso». Merito anche delle due pronipoti di Candiani, Etta ed Enrica (presenti stasera), che hanno rintracciato «El Purgatori de Dant» nell’archivio di famiglia, con l’edizione stampata dell’Inferno e, altro scoop, la lettera di Garibaldi che l’accompagna. Perché? Che cosa c’entra l’Eroe dei Due Mondi con il Sommo poeta? «Lo rivela proprio questa edizione dell’Inferno (di cui stasera verrà presentata la ristampa anastatica), che, uscita nel 1860 a spese del fratello Cristoforo, riporta in copertina il sigillo "Sottoscrizione dei fucili di Garibaldi"», spiega Cassarà. «La prova, come spiegato in fondo al libro, che la vendita delle copie, al prezzo di tre lire, sarebbe servita alla raccolta fondi per "l’acquisto del milione di fucili proposto dal Generale Garibaldi a cui l’opera stessa è dedicata". Una specie di sottoscrizione a sostegno della spedizione dei Mille». Da qui la lettera, inedita, dei ringraziamenti di Garibaldi, scritta dal Generale il 14 gennaio 1860, mentre si trovava a Fino Mornasco, ospite del marchese Raimondi di cui avrebbe presto sposato, e subito ripudiato, la figlia Giuseppina. «Un ritrovamento perfetto per festeggiare i 150 di Unità d’Italia, che, a sorpresa, unisce forse i due più grandi uomini, Dante e Garibaldi, che il nostro Paese abbia generato».
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Illustrissimo Candiani, / io accetto con gratitudine / la dedica dell’opera Vostra. Ognuno getti il suo grano / di sabbia all’edificio patrio, / e questa Italia – che, / benché non ben ferma / ancora sulle sue / fondamenta, non manca / di spaventare i prepotenti / che vogliono manometterla / – sorgerà brillante, potente! / Come l’ideava quel grande / di cui vi accingete / a tradurre e commentare / l’opera stupenda. / Con affetto, Vostro G. Garibaldi
(Dal Corriere della Sera, 2/3/2011).

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