L'ERA comunica

Dal Chat Control alla deriva WOKE: risposta aperta a Pro Vita sulla necessità di contestare l’intera struttura del Potere UE e la sua deriva intergovernativa.

Caro Antonio Brandi,
comprendo perfettamente il tuo allarme e la sollecitazione a firmare l’appello contro il Chat Control da consegnare al ministro Tommaso Foti.
Nel tuo ruolo di Presidente di Pro Vita e Famiglia hai fatto benissimo a sollevare il problema di questo strumento di spionaggio di massa e della violazione della segretezza delle comunicazioni private.

            Tuttavia, ti dico con franchezza dove, secondo me, sta il vero punto:
le vostre campagne rischiano di limitarsi a contestare le singole emanazioni del potere, e divenire fatiche di Sisifo ma, se il vostro fine non è quello di trovare scuse per chiedere danaro ai vostri iscritti e simpatizzanti, è inutile attaccarsi al singolo provvedimento se non si mette in discussione l’intera struttura del Potere e della sua deriva intergovernativa — non popolare né tantomeno federale, quale potrebbero essere le Nazioni Unite d’Europa — ovvero l’infrastruttura culturale, linguistica e cognitiva che produce quelle politiche.
            C’è un doppio binario: l’Unione Europea opera come un gruppo per procura del Partito Democratico  statunitense sul piano politico-ideologico, esattamente come l’Ucraina combatte una guerra per procura per conto dell’asse NATO-CIA sul piano militare. Si tratta di una strategia speculare che, non a caso, ha visto il suo culmine e il suo avvio con l’amministrazione Biden alla Casa Bianca. L’Unione europea sembra sempre più spesso funzionare come cassa di risonanza e apparato di diffusione di questa deriva WOKE a mezzo miliardo di eurocittadini (che costituiscono 150 milioni di persone in più rispetto agli USA).
            C’è un modo, uno soltanto, per arrestare davvero questa deriva: denunciare l’illegalità dell’inglese nell’Unione europea e il monopolio che le stesse istituzioni europee continuano a finanziargli e garantirgli.
Nessun Paese membro dell’Unione europea è oggi madrelingua inglese.
Eppure l’inglese continua a essere imposto come lingua dominante dell’amministrazione, della comunicazione istituzionale, della formazione, della ricerca, della selezione del personale e, soprattutto, della produzione delle categorie attraverso cui l’Europa pensa se stessa.
            Se pensi in inglese, non hai scampo: finirai, consciamente o inconsciamente, per fare gli interessi dell’Anglosfera più che i tuoi e quelli del tuo popolo. È esattamente ciò che sta facendo oggi l’Unione europea, sostenuta in particolare da una parte degli Stati membri dell’Europa settentrionale e protestante, storicamente e culturalmente più prossimi all’Anglosfera in cui svetta il ridicolo di un Re che è anche Papa.
Non è un dettaglio: lingua, religione, formazione delle élite e cultura politica concorrono a costruire una stessa area di influenza. Non è un problema soltanto linguistico.
È un problema di sovranità cognitiva.
            Il ruolo distruttivo dell’inglese nei confronti delle tradizioni, dell’autonomia culturale e della capacità di pensiero dei popoli era stato denunciato con straordinaria chiarezza già da Gandhi in Hind Swaraj, nel 1909:
Insegnare l’inglese a milioni di persone equivale a schiavizzarli. […] In India, l’insegnamento superiore impartito tramite l’inglese ha causato danni intellettuali e morali incalcolabili alla nazione. Ricevendo un’istruzione inglese, abbiamo ridotto la nazione in schiavitù. L’ipocrisia, la tirannia ecc. sono aumentate. Gli indiani che conoscono la lingua inglese non hanno esitato ad imbrogliare e a terrorizzare la gente. Siamo noi, gli indiani che conoscono l’inglese, ad aver ridotto l’India in schiavitù. La maledizione della nazione non ricadrà sugli inglesi, ma su di noi.
            Oggi, nell’Unione europea, il problema si ripresenta in altra forma.
L’inglese è illegale nell’UE come lingua dominante e monopolistica delle istituzioni, in violazione del Regolamento n. 1 del 1958 e, in particolare, del suo articolo 8, oltre che dei principi di non discriminazione linguistica e dei diritti fondamentali dei cittadini europei.
E che dopo la Brexit il problema giuridico dell’inglese sarebbe esploso apertamente lo spiegò benissimo Danuta Hübner, allora Presidente della Commissione Affari costituzionali del Parlamento europeo, il 27 giugno 2016.
Qui l’intera conferenza stampa.
            Se si attacca l’Unione europea sui suoi Fondamenti lì non ha scampo: perché sono quelli che ha tradito e tradisce.
E non lo avrà neppure davanti alla Corte di giustizia del Lussemburgo, dove la Commissione ha già perso ogni volta che ha tentato di imporre discriminazioni linguistiche nei concorsi e nei bandi europei: prima restringendo arbitrariamente le lingue a inglese, french e tedesco, oggi spingendo sempre più apertamente verso il solo inglese.
È questo, a mio avviso, il toro che bisogna prendere per le corna.
Chat Control, censura online, reati d’opinione, politiche WOKE e analoghe iniziative sono conseguenze. Se lasci intatta l’infrastruttura linguistica e cognitiva attraverso cui quelle politiche vengono pensate, elaborate, finanziate e diffuse, continuerai a combattere una battaglia dopo l’altra senza colpire la struttura che le produce.
Il terreno decisivo è quello della sovranità cognitiva dei popoli europei.
            Ho cominciato a studiare questo fenomeno già a metà degli anni Novanta, dal punto di vista economico, insieme al Premio Nobel per l’Economia 1994 Reinhard Selten, producendo anche il primo saggio internazionale di economia linguistica.
Oggi sono perfettamente in grado di quantificare, per difetto, quanto costa anche soltanto all’Italia la tassa linguistica inglese: 65 miliardi di euro l’anno. Il triplo circa di una legge finanziaria media della Repubblica italiana.
Non stiamo quindi parlando di una questione folkloristica, identitaria o “semplicemente” culturale, bensì di geopolitica culturale e religiosa.
Stiamo parlando di potere, denaro, trasferimento di ricchezza, selezione delle élite e capacità di un popolo di pensare autonomamente.
È lì che, secondo me, dovreste concentrare una parte della vostra battaglia. E certamente noi saremo della partita.
            Resto naturalmente a tua disposizione per qualsiasi chiarimento o approfondimento.
Ti lascio anche il mio numero personale: ***************.
Cordiali saluti,

Kadmo Giorgio Pagano

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