Cultura: Se anche Libération si ammanetta all’inglese.

«Libération martedì è uscito con la prima pagina in inglese considerando che il giorno dopo l’Assemblea Nazionale francese avrebbe discusso il disegno di legge sull’insegnamento di alcune materie in inglese nelle università francesi. La ministra dell’Istruzione superiore e della Ricerca Genèvieve Fioraso l’ha proposto con la solita barzelletta dell’attrazione fatale di studenti stranieri nelle università francesi.

Non so giudicare se quella di Libération sia stata una provocazione, certo ha dato l’idea che l’unica cosa di cui nemmeno la Francia riesce a liberarsi, almeno quella di sinistra, è dalle catene del Dopoguerra angloamericano». Dichiara Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto che continua:

«Jean-Paul Sartre, che fu la firma più autorevole del giornale si starà rivoltando nella tomba. E pensare che, anche dopo la morte del grande intellettuale, la testata ha sempre avuto fama di orientamento liberale e libertario!

Basta vederla questa prima pagina per avere il voltastomaco, con il titolo di apertura che dice “Teaching in English, let’s do it” e sotto “Sex and condoms, the best is yet to come!”. E’ come se istantaneamente un pregiato caviale si fosse trasformato in un hamburger di McDonald’s, o in un piatto scadente di fish & chips.

Ridicolo persino l’editoriale, intitolato “Médiocrité”, un evidente lapsus freudiano, che chiede ai francesi se il vero scandalo non sia tanto l’intrusione della lingua inglese nelle università, ma “l’intollerabile mediocrità dei francesi nella lingua di Shakespeare, Philip Roth o Nick Cave” senza chiedersi, invece, quanto più grande sia la mediocrità inglese che non insegna nessuna lingua straniera nelle sue scuole.

Non si sa poi che bisogno avrebbe di Philip Roth un giornale che ha ospitato la penna di Sartre, e in generale perché i francesi dovrebbero esprimersi nella lingua di Shakespeare, che oltretutto non è più tale dato che la diffusione globale dell’inglese ne ha abbassato ovunque il livello nonché aumentate le varianti a 19.

Questa vulgata ridicola imposta dal neocolonialismo anglofono serve solo a incatenare i cittadini d’Europa a un futuro di sottomissione e di distruzione delle proprie lingue e culture, operazione che non era riuscita nemmeno al nazifascismo armato. La via è una sola: quella della giustizia e del federalismo linguistico».

 

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