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L'ERA comunica

Cultura: Il Guardian? Orecchie da mercante e lingua biforcuta

«In un articolo apparso sul ‘The Guardian’ ci si chiede se l’inglese non sia ciò che tutti noi europei abbiamo in comune. Certo! Dico io, è la tassa linguistica che ci fa pagare l’angloamerica da settant’ anni grazie ai corrotti di regime e della partitocrazia e a spese dell’indipendenza europea e la nascita delle Nazioni Unite d’Europa. Attraverso essa passa la loro ricchezza e occupazione contro la nostra sempre più ampia povertà e disoccupazione. Relegando tutti gli europei al ruolo di utenti e consumatori delle loro multinazionali.
Poi l’articolista, Philip Oltermann, si chiede se l’inglese dovrebbe essere la lingua ufficiale
dell’UE. Peccato che essa assicurerebbe privilegi per nascita ai lingua madre inglese, quasi tornassimo ai tempi dell’aristocrazia, anziché per sangue, per linguamadre.
Un’ingiustizia linguistica abominevole, con uno jus primae linguae piuttosto che primae noctis, assicurata ai baronetti inglesi.
Uno schifo immondo, alla faccia dei Trattati che asseriscono che le lingue ufficiali dell’Unione sono le lingue di tutti i popoli europei che la compongono. Un genocidio linguistico italiano annunciato. Con una corruzione inglese dell’Italia che ci costa oltre 60 miliardi di euro l’anno, ossia 26 volte di quei 2,3 miliardi di Euro erogati in 17 anni ai partiti dal 1994 al 2011. Cifra che, in tempi di crisi nera come questa potrebbe senza dubbio essere spesa in modo molto più proficuo». Questo il commento di Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto, all’articolo del ‘The Guardian’.

«La dobbiamo smettere una volta per tutte di considerare l’inglese come lingua franca, una ‘terra nullius’ facilmente esportabile senza alcun danno né conseguenza – prosegue Pagano – L’inglese è la lingua di qualcuno e, come tale, portatrice degli interessi politico-economici di questo qualcuno, in questo caso dei potenti, gli anglo-americani, coloro che da decenni dominano il mondo e che grazie all’imposizione della loro lingua possono continuare a farlo in modo subdolo ma, se vogliamo, ancor più pericoloso. È pura ipocrisia o sciocca illusione pensare che chi possiede l’inglese dalla nascita sarebbe solamente ‘un po’ più avvantaggiato’, un ‘fortunato’ baciato dalla sorte, come si legge in alcuni commenti all’articolo di Oltermann. Imporre a tutti gli Stati membri la lingua di un popolo creerebbe, più di quanto già non sia, cittadini di serie A e cittadini di serie B, esclusi a priori da una concorrenza leale anche in termini lavorativi».

«Lo sviluppo economico europeo e la costituzione delle Nazioni Unite d’Europa passa per la lingua federale. Passa per l’Esperanto, lingua di tutti e di ciascuno, lingua viva da 126 anni in 120 Paesi del globo, tra le 140 lingue letterarie del mondo – parola di Pen Club International – il cui apprendimento non costa nulla ed è rapidissimo, così come è propedeutico nonché glottodidatticamente utilissimo per l’apprendimento delle altre lingue.
Perché allora perdere tempo a sperimentare un gioco linguistico chiamato Europanto? Per dar tempo all’inglese di distruggere intanto le altre lingue europee?», conclude il Segretario dell’Era.

 

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