Cruscanti per l’unità d’Italia

Qui si fa l’Italia e, da sempre, l’Italiano

Di questi tempi si può visitare l’Accademia senza chiedersi se i suoi membri abbiano o no “fatto l’Italia”? Certo che no, anche perché una visita alla Villa Reale, due chiacchiere con chi ci lavora, un’occhiata al sito web (date una sbirciatina alla Crusca in gioco!) fa subito capire che sotto gli austeri panni dei seri conservatori della nostra lingua si trovino personalità interessanti e ben poco barbose! Dunque giacca, cravatta, cappello a cilindro e subito a spasso nel nostro Risorgimento per scoprire che non pochi accademici e soci della gloriosa Accademia non solo si davano un gran daffare per le sorti dell’italiano, ma pensavano bene anche di farla questa nostra Italia! Sapevate che tra gli accademici e membri compilatori del vocabolario troviamo Niccolò Tommaseo, personalità di rilievo nei moti del ’48 ed esule al ritorno degli Austriaci a Venezia, Marco Rabarrini combattente contro gli Austriaci a capo di un corpo di volontari, Atto Vannucci partecipe dei moti toscani del ’48 e Terenzio Mariani che aveva cominciato a “menar le mani” già nei moti del 1831 prima a Bologna e poi ad Ancona? Tra i Soci poi non mancano precoci ospiti delle galere austriache (Cesare Cantù) e mazziniani, (Michele Amari, ministro di Garibaldi). Uno fra tutti ci incuriosisce: Vincenzo Gioberti, esule e accusato di far parte di una società segreta, ma soprattutto autore di un’esortazione all’Accademia a far ordine nella lingua e “opera civile, perché non si può pensare ad operare italianamente se si parla e si scrive con modi stranieri”. Infine, che sorpresa, di questi tempi agitati chi troviamo in Accademia? Caterina Franceschi Ferrucci, prima donna membro corrispondente, di certo non una barricadera, ma che intanto debutta con il discorso “Della necessità di conservare alla nostra lingua e alla nostra letteratura l’indole schiettamente italiana”, tanto per chiarire le sue idee! (Cronisti in classe: Scuola media Istituto “San Giuseppe dell’Apparizione” Firenze).
(Da La Nazione, 17/3/2011).

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