Cosa farebbero i poveri traduttori come me?

Sezione: Italians

(12 gennaio, 2007) Corriere Online

Caro Beppe,
sono saltata sulla sedia quando ho letto la lettera del sig. R. Ercole (“
Inglese, ora che siamo in ventisette!“, 5 gennaio), ma soprattutto quando ho letto la tua risposta. I costi di traduzione ed interpretariato dell'Unione Europea corrispondono sì e no all'1% del budget totale, per un costo di 2 euro annui a testa per i cittadini europei. Sbagli a proporre l'inglese (o un'altra lingua comune) per un motivo economico. Tutti parlano inglese, ma non tutti, nemmeno i ministri, lo padroneggiano abbastanza da esprimere correttamente le sfumature di ogni discorso. Poter trasmettere il proprio messaggio interamente, senza scendere a compromessi per mancanza della parola adatta, è importante soprattutto in ambito diplomatico e giuridico. Una sola frase equivoca può influenzare una decisione. Inoltre rispettare ogni lingua europea (en passant vorrei far notare che è stato aggiunto anche l'irlandese, tanto per insistere sul concetto di sfumatura) significa considerare alla pari ogni singolo membro dell'UE, con la sua storia e la sua cultura. Pensa ai nostri Parlamentari europei: pensi davvero che Bossi, Casini, De Michelis e Occhetto siano capaci di esprimersi allo stesso livello in italiano ed in inglese? Tra portaborse, doppia sede e PAC, non mi sembra proprio che il multilinguismo sia il principale problema nel bilancio dell'UE. Tra l'altro, cosa farebbero i poveri traduttori come me?

Stéphanie Donatantonio
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