CONTRIBUTO ALL’AUDIZIONE PUBBLICA DEL PARLAMENTO EUROPEO

Lunedì 26 febbraio l’associazione radicale "Esperanto" è stata tra le associazioni ascoltate dal Parlamento Europeo a Bruxelles. Questo il testo e le relative richieste presentate

CONTRIBUTO ALL’AUDIZIONE PUBBLICA DEL PARLAMENTO EUROPEO

[ Nostro riferimento di audizione n. 64 ]

Onorevoli parlamentari e Relatrici, illustri rappresentanti delle associazioni amiche dell’Europa!

L’associazione radicale "Esperanto" ha voluto essere presente qui, oggi, perchè il Parlamento Europeo con conseguenti azioni anche nel campo culturale, si renda interprete privilegiato, verso la CIG del 1996, davvero della Europa dei cittadini.
Finora ciò che ha avuto voce nell’Unione, infatti, è stata anzitutto l’Europa delle Nazioni e dei Governi. Ed è il contare per nazionalità, facilmente trasformabile poi in un poter valere per il proprio nazionalismo che, a poche centinaia di chilometri dall’Unione, ha riportato la guerra in Europa.
Nel mentre, nell’Unione, non aver promosso strumenti di intercomprensione sovranazionali , europei appunto , ha fatto si che, oggi, a quasi cinquanta anni dalla costituzione della prima Comunità europea, i cittadini dell’Unione certo non si comprendono meglio di allora.
L’Europa, insomma, o è sovranazionale, o è l’Europa dei cittadini che hanno una lingua comune non etnica o non è, nè saràà, con gravissimi danni per lo sviluppo economico, sociale e politico, culturale.

Giàà oggi basta vedere come il non avere una lingua comune ausiliaria blocca la crescita consortile e di fusione europea tra le piccole e medie industrie dell’Unione, facendo dell’Europa si il più grande e ricco mercato del mondo, ma di conquista, e non certo perchèé è in grado di imporsi come tale nel mondo, negli Stati Uniti o in Giappone.
Socialmente poi, proprio perchèé gli eurocittadini non hanno una lingua di identità originariamente sovranazionale, possono solo sentirsi europei in quanto appartenenti ad una cultura nazionale dell’Unione, impedendo loro, in tal modo, di costruirsi da soli al di là dei loro Governi nazionali – i propri Stati Uniti d’Europa.

Per quanto concerne poi l’ecosistema culturale europeo e mondiale è bene denunciare chiaramanete il pericolo che stanno correndo le "materie prime" delle nostre identità di pensiero.
Aggiungendo o meno un 10% a seconda della definizione di lingua o dialetto, oggi esistono nel mondo circa 6000 lingue.
Un linguista americano, Michael Krauss, spiega che per stimare la percentuale reale di lingue in pericolo l’unico modo è tentare una definizione di quelle che non lo sono, le lingue cioè "salve": le Grandi Lingue, parlate da più di un milione di persone, e/o le lingue di Stato, possono essere calcolate solo intorno alle 250 , spiega Kraus , Diminuendo la media numerica dei parlanti di una lingua a mezzo milione tenendo presente che esistono casi come il gallese e il bretone possiamo dire che circa 300 lingue sono "salve": cioè si è pressappoco sicuri che verranno ancora parlate dai bambini nel secolo successivo a questo. Da ciò consegue che nel secolo futuro potrebbe verificarsi l’estinzione del 95% delle nostre lingue.
Ciò che perderemo è, quindi, il 95% della nostra ricchezza intellettuale, della nostra diversità e della nostra abilità, della nostra libertà di pensare in differenti modi. E intanto, denuncia sempre Krauss, già oggi 2500 lingue, delle 6000, sono praticamente morte perchèé parlate solo da adulti e non più dai bambini.
Il problema della morte, innaturale, delle lingue fa capo a veri e propri fenomeni di "assassinio" e "suicidio" linguistico-culturale: il primo caso è principalmente dovuto alla oppressione di una maggioranza su di una minoranza, il secondo, al progressivo abbandono della propria lingua da parte di una minoranza nei confronti di quella di un’altro popolo più forte (non necessariamente numericamente più forte) la cui conoscenza gli è garanzia di maggiori opportunità di vita e opulenza.
Tali fenomeni di assassinio e di suicido linguistico-culturale sono poi incredibilmente istigati dalla necessità, per l’intero genere umano, di vedersi garantita in ogni Paese del mondo la comunicazione transnazionale. Cosicchèé si tende ad assistere imperturbabilmente alle morti lasciate sul campo dalla Guerra delle Lingue.
Guerra delle Lingue che, in Europa, si svolge sotto il tavolo dei trattati e delle trattative i quali formalmente e nazionalisticamente si concedono lo "status" di lingue ufficiali, informalmente non fanno altro che agevolare la pervasione dell’inglese in ogni angolo del continente, la qual cosa, è sempre più probabile, lascerà come unico vincitore di tale Guerra, proprio l’idioma della più grande potenza del mondo.
Come se non bastasse poi, il fatto che ora l’Unione chieda agli stati membri di introdurre nelle loro scuole lo studio di una seconda lingua straniera comunitaria, eurocentrizza ulteriormente l’Unione impedendogli di poter impiegare il proprio "tempo d’apprendimento linguistico" ad altre lingue extracomunitarie, come l’arabo o il giapponese o il cinese, onde evitare che ci sia chiusura etnocentrica e si allarghino gli orizzonti verso l’approfondita conoscenza di altri popoli coi quali dobbiamo assolutamente dialogare per poter costruire la pace.

Da tempo i radicali, sempre più preoccupati di quale eredità stiamo lasciando ai nostri figli, sono impegnati politicamente nella salvezza delle lingue cercando di garantire nel contempo la comunicazione linguistica europea ed internazionale, il dialogo al di là delle etnie.
L’articolo 27 del Patto relativo ai diritti civili e politici, del 1976, e la recente Dichiarazione sui diritti delle persone appartenenti, tra l’altro, alle minoranze linguistiche, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 21 febbraio 1992, sanciscono il diritto per gli appartenenti alle minoranze linguistiche di utilizzare la propria lingua. La Corte Suprema del Canada, il 15 dicembre 1988, nelle cause Ford e Devine, il Comitato dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite, nella causa Quèbec del 31 marzo 1993, e il Consiglio Costituzionale Francese, nella sua recente decisione linguistica del 29 luglio 1994, hanno dichiarato che la libertà di espressione comprende generalmente ed implicitamente il diritto di utilizzare liberamente qualsiasi lingua, e dunque il diritto alla lingua.
Per garantire effettivamente tale diritto nell’ambito delle nazioni e nel campo internazionale noi ritieniamo necessario promuovere e diffondere una lingua internazionale ausiliaria, quale l’Esperanto. Essa non è una lingua competitiva nei confronti delle altre lingue, come lo erano prima il latino e il francese, oggi l’inglese, e domani chissà quale altra lingua; è una lingua ausiliaria, la cui promozione e diffusione garantirebbero effettivamente il diritto alla lingua quale diritto fondamentale inscritto nella natura umana.
Ciò avverrebbe soprattutto per due ragioni:
1) La non competitività dell’Esperanto, il suo non essere lingua etnica, è l’unica possibilità politica perché altre nazioni possano riconoscere ad un’altra lingua un potere "sovranazionale" -quale inevitabilmente ne deriverebbe con la sua adozione ufficiale attraverso la firma di "convenzioni"europee internazionali-.
Eliminate pregiudiziali di carattere squisitamente politico, in tal modo, nessuna maggioranza potrebbe imporre un uso della propria lingua ad una minoranza perchèé entrambe collegate alla comunità internazionale attraverso la Lingua Internazionale (questo è il vero nome dell’Esperanto che, invece è lo pseudonimo con il quale si firmò il suo creatore).
2) La semplicità dell’Esperanto è garanzia di democrazia e di pari opportunità. Difatti la sua piena apprendibilità nell’arco della sola scuola dell’obbligo – ma basterebbe addirittura anche il solo ciclo elementare – garantisce che non ci siano cittadini europei o mondiali di serie A e di serie B: quelli che possono e/o vogliono arrivare a compiere anche gli studi medi-superiori e universitari e quelli, invece, che non possono permetterselo o non lo vogliono.

Se la classe politica europea si dimostrerà all’altezza della scelta democratica esperantista l’Europa, ne siamo certi, si porterà dietro in meno di un decennio il resto del mondo.

Attualmente in tutta Europa il fenomeno Esperanto conta circa 8 milioni di esperantofoni. Con un simile numero di parlanti tale idioma si pone ben al di sopra di tante lingue minoritarie di cui si è finora occupato il Bureau per le lingue meno diffuse, il Programma Lingua o, oggi, il Programma Socrates.
Bisogna allora, e noi chiediamo formalmente alle Onorevoli Relatrici di farsene portavoci:

1) che il Bureau per le lingue meno diffuse, considerando la recente Relazione esperantista del Ministero della Pubblica Istruzione italiano e quella del 1987 del Ministero dell’istruzione finlandese, produca uno studio sullo stato dell’Esperanto in Europa e su come favorirne lo sviluppo.

2) che i programmi comunitari favoriscano quei progetti che riescono a coinvolgere il maggior numero di eurocittadini di quante più possibili lingue materne dell’Unione senza prescrivere che ciò possa avvenire solo attraverso il nazionalismo delle lingue dell’Unione. Ovvero che l’Esperanto possa essere lingua inerente i Programmi comunitari.

3) che in seno alla Conferenza Intergovernativa venga discussa e valutata scientificamente, con l’ausilio di una Commissione di esperti esperantisti guidata dal Premio Nobel per l’economia 1994 Rehinard Selten, la possibilità che, nel nuovo trattatto che si sta cominciando a discutere, l’Esperanto figuri tra le lingue ufficiali dell’Unione.

Per quanto ci riguarda, come radicali, malgrado i pregiudizi sull’Esperanto, abbiamo conseguito alcuni incoraggiantissimi successi. Ne ricordiamo sinteticamente alcuni:
– Dalla nostra Marcia della Pasqua 1994, il Santo Padre ha ormai definitivamente immesso l’Esperanto tra le lingue in cui ogni anno fa gli auguri "Urbi et orbi".
Lo ha fatto anche quest’anno e i testi si trovano anche sul WEB che il Vaticano ha su Internet;
– sempre in Italia, a tutte le scuole, è stata diramata una Circolare del Ministero della Pubblica Istruzione con una favorevolissima Relazione di 26 pagine sull’Esperanto.
– A livello internazionale l’Unesco, per la prima volta ha approvato e in parte finanziato un Progetto esperantista che ci ha permesso di collegare attraverso questa lingua 105 istituti di ben 29Paesi del mondo, di cui 17 europei.

Ora, insieme al Partito Radicale, stiamo promuovendo un appello esperantista internazionale ed europeo al quale finora hanno aderito oltre 40 europarlamentari e che in questa sede invitiamo tutti i presenti a sottoscrivere.
Grazie!

===================================================
Firma l’Appello del Partito radicale e della "Esperanto" Radikala Asocio.
Invialo:
via fax al +39-6-68805396
per posta in Via di Torre Argentina 76, Roma 00186
a Paolo Atzori presso il Parlamento Europeo negli uffici di "Alleanza Radicale Europea"

APPELLO
Al Presidente del Comitato dei diritti umani. Al Direttore Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura. Al Segretario Generale del Consiglio d’Europa. Al Presidente del Parlamento europeo. Ai parlamentari europei e di ciascun Stato. Alla Commissione e al Consiglio europei.

Io sottoscritto chiedo che:
Quale strumento concreto di garanzia del diritto alla propria lingua da parte di appartenenti a minoranze sancito all’art. 27 del "Patto internazionale sui diritti civili e politici", il Comitato dei diritti dell’uomo, chieda e controlli l’utilizzazione della Lingua Internazionale esperanto, negli ordinamenti nazionali in occasione della verifica dei Rapporti nazionali presentati dagli Stati membri aderenti al Patto.
L’Unesco studi subito una convenzione per la diffusione e la progressiva adozione dell’Esperanto come lingua internazionale ausiliaria.

Le Istituzioni europee:
– elaborino uno studio europeo approfondito sui costi per l’utente-consumatore, per le imprese e per lo sviluppo europeo a causa della non comunicazione linguistica tra i cittadini dell’Unione come, anche, sulla prospettiva dell’Esperanto come lingua federale e le sue eventuali fasi applicative;
– compiano gli studi e i passi necessari affinchèé l’Esperanto divenga lingua di riferimento giuridico dell’Unione europea;
– promuovano l’uso dell’Esperanto come mezzo per apprendere meglio e più velocemente le lingue straniere e, anzitutto al loro interno, l’uso della Internacia Lingvo come "lingua ponte" qualora ci sia impossibilità di interpretariato o traduzione diretta.
– finanzino adeguatamente una sperimentazione europea dell’insegnamento/apprendimento dell’esperanto, controllandone e divulgandone i risultati.

Nome
Cognome
Indirizzo
Tel/Fax/Posta el.
Professione
Organizzazione e/o partito d’appartenenza
Firma

Lascia un commento

0:00
0:00