LONDRA
Sembrava una partita già chiusa.
Invece prende ora quota l`ipotesi di un clamoroso referendum per rivedere i termini della partecipazione britannica nell`Unione Europea. Il referendum – sostenuto da una petizione di oltre 100 mila firme ha trovato ieri l`appoggio di oltre settanta deputati dell`House of Commons, in gran parte conservatori di secondo piano.
Una spaccatura profonda nella maggioranza e un bel grattacapo per il premier David Cameron, che sul tema era tornato a esprimersi mercoledì: «Ora la priorità è pensare a risolvere i problemi europei, non una consultazione sull'uscita del Paese dalla Ue».
Con le opposizioni schierate da tempo per il «no», il referendum non pareva un punto critico ed era in programma per giovedì 27 ottobre, quando Cameron sarà in Australia per un meeting degli Stati del Commonwealth. La discussione è stata anticipata a lunedì, per permettere al premier di fronteggiare la fronda dei suoi deputati. Il voto non è vincolante per il governo ma, come
ha spiegato uno dei «falchi» antieuropeisti, David Nuttall, «sarebbe difficile ignorare la volontà del Parlamento». Il leader del Labour Ed Milliband intanto critica Cameron: «Dovrebbe dimostrarsi un leader forte, non perdere tempo per le liti nel suo partito». [STE. RIZ.]
La Stampa, pag. 24















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