Politica e lingue

“Conoscere e usare più lingue è fattore di ricchezza”

IL MINISTRO

L’orgoglio della parola

di Cécile Kyenge

Uno degli inganni del passato è stato ritenere che la nazione dovesse riconoscersi in un’unica lingua. L’Italia, come la gran parte dei Paesi, non è mai stata monolingue: ce lo ricorda l’articolo 6 della Costituzione italiana che tutela le minoranze linguistiche, ma anche l’articolo 3 stabilisce che, tra cittadini, la differenza di lingua non debba essere ragione di discriminazione. Inoltre, le innumerevoli lingue locali, denominate dialetti, non di rado dotate di un’importante produzione letteraria e artistica, sono l’espressione di un territorio altamente plurilinguistico. La varietà
di questo patrimonio è ulteriormente cresciuta da quando l’Italia è divenuta Paese di destinazione delle migrazioni internazionali.
In particolar modo i figli dei migranti dispongono generalmente di più lingue per descrivere il mondo. A ogni ambiente linguistico corrisponde un universo culturale, una sfera personale, un repertorio di chiavi di lettura per comunicare e rappresentare se stessi e gli altri. Questi mondi linguistici a volte vengono tradotti, a volte subiscono un processo di creolizzazione, a volte restano aree che non comunicano tra loro.
È avvilente riscontrare il fenomeno del "bilinguismo sottrattivo": i figli di stranieri disimparano la lingua dei genitori perché essa risulta socialmente screditata, percepita come uno stigma da dover cancellare.
Il nostro impegno, che condivido con i promotori dell’appello, è quello di diffondere l’importanza e l’orgoglio del possedere più lingue per essere appieno cittadini italiani e cittadini del mondo.
Conforta sapere che illustri studiosi e prestigiosicentri di cultura promuovano l’idea che essere plurilingue aiuti lo sviluppo intellettuale, culturale e sociale del Paese. La padronanza di più lingue è, infatti, un bene d’inestimabile valore per la crescita della persona, ma è anche un canale di accesso ai diritti e una leva per lo sviluppo economico.
Abbiamo davanti due importanti sfide da affrontare simultaneamente: in primo luogo dare parole a chi ne ha troppo poche nel suo bagaglio, liberare dall’ignoranza e dalla marginalità chi ancora soffre di illetteratismo e analfabetismo. In secondo luogo diffondere il plurilinguismo di autoctoni e migranti. Le seconde generazioni hanno un’importanza cruciale in questo processo essendo per natura mediatori e interpreti tra la società di accoglienza e quella di origine.
La scuola deve ricevere i giusti strumenti per incrementare e valorizzare il plurilinguismo, nonché per diffondere tra i migranti la conoscenza della lingua italiana, dono meraviglioso per chi arriva e strumento imprescindibile per una proficua interazione con il Paese dove si è scelto di abitare.
Apprezzo molto le conclusioni del documento “Conoscere e usare più lingue è fattore di ricchezza” e mi adopererò per realizzare le indicazioni suggerite.
Ministro per l’Integrazione
(Da Domenica (Il Sole 24 Ore), 14/7/2013).

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