L’esperanto è vivo e ci parla da Torino
Non è riuscito a diventare la lingua franca universale, ma l’idioma creato a tavolino da un oculista polacco a fine ’800 conta ancora tanti appassionati che da domani si ritrovano a congresso in Italia
«Se vuoi trovare lavoro impara l’inglese, se vuoi trovare un amico impara l’esperanto» risponde Michela Lipari, già presidente della Federazione Esperantista Italiana, quando le si chiede a cosa serva studiare una lingua artificiale creata a tavolino a fine Ottocento come mezzo per la pace universale. Oggi in Italia la parlano in 1.500, nel mondo in otto milioni, e la speranza di renderla lingua franca globale è quanto mai lontana.
Ma gli esperantisti non demordono: da domani, 29 luglio, fino al 5 agosto molti di loro si incontreranno al Politecnico e alle OGR di Torino per il 108° Congresso Universale di Esperanto. E’ la quarta volta che si svolge in Italia e sono attesi 1.300 partecipanti da 64 paesi. Ci saranno lezioni sui temi più diversi – dalla fisica quantistica alla linguistica.
«Gli esperantisti sono uniti da valori comuni di collaborazione reciproca, apertura e pace» prosegue Lipari. «Ovunque vada un esperantista avrà sempre un altro esperantista da contattare, incontrare e conoscere».
La forza di questo idioma, creato dall’oculista polacco Ludwik Lejzer Zamenhof unendo le dieci lingue che conosceva, sta nell’esatta corrispondenza tra lettere e suoni e in un lessico ridotto, costruito con prefissi e suffissi. “Ospedale”, per esempio, si dice malsanuleio, letteralmente “luogo delle persone non sane”. I gruppi di parlanti più numerosi oggi sono in Cina, dove il governo ne sostiene la diffusione come strumento per dare lustro alla nazione, e in Brasile. «Stanno crescendo molto anche i parlanti africani, che studiano l’esperanto come alternativa alle lingue coloniali», spiega ancora Lipari; tanto che l’anno prossimo il congresso si terrà in Tanzania. Nel 2015 anche l’app Duolingo ha introdotto corsi di esperanto.
E per convincersi della vitalità di questa lingua, basta fare un giro su Wikipedia, dove le pagine in esperanto sono 338 mila, più di quelle in bulgaro o danese.
Nicola Baroni I Il Venerdì (La Repubblica) | 28.07.2023












