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Politica e lingue

CONGRESSO D’EUROPA 14/05/98

CONGRESSO D’EUROPA
Costruiamo l’Europa del XXI secolo, spazio di solidarieta’ e di liberta’.
L’Aja, 8-9-10 maggio 1998
(lingue: inglese, francese e tedesco)
Hanno partecipato oltre 3500 persone.

L’8 maggio ne1 gruppo di lavoro su <­Democrazia, cittadinanza e diritti umani> durante il dibattito un intervento (in francese) ha sollevato il problema delle lingue. Ecco il testo.

<­<­Sono Umberto Broccatelli, del Consiglio Italiano del Movimento Europeo, dove rappresento la Federazione Esperantista Italiana.
Scusatemi se mi esprimo male in francese, ma sono qui costretto a usare una lingua che non e’ mia e mi trovo inevitabilmente in imbarazzo. Nella stessa situazione si trovano e si troveranno sempre piu’ milioni di cittadini europei, che nell’Europa Unita non si sentiranno cittadini a pieno titolo, dovendo esprimersi in tante circostanze pratiche in una lingua non propria e, conseguentemente, in condizione d’inferiorita’ verso i loro interlocutori.
Tutti i cittadini europei sono eguali, in teoria, ma alcuni sono <­piu’ eguali degli altri>,
Alcuni autorevoli commentatori hanno recentemente fatto rilevare che l’Unione Monetaria non sara’ stabile e duratura, se non sara’ segui’ta a breve termine da un’unione politica, ma hanno aggiunto che l’Unione politica – cioe’ gli Stati Uniti d’Europa – non e’ possibile fra popoli che non si capiscono: come potra’ – ad esempio – un uomo politico olandese farsi capire dai suoi concittadini siciliani? L’Unione Europea non e’ la Svizzera – con sole tre lingue ufficiali – ma gia’ ora ha undici lingue ufficiali, che aumenteranno rapidamente con i previsti allargamenti.
Fra meno di due mesi io saro’ a Montpellier, dove si terra’ un congresso mondiale, in cui oltre tremila persone s’incontreranno usando una sola lingua, lingua seconda per tutti, su un piano di pari dignita’: la lingua internazionale pianificata Esperanto.
Questa situazione di parita’ sarebbe, evidentemente, impossibile con qualsiasi lingua etnica elevata al rango de lingua ausiliaria internazionale: che avrebbe, inoltre, un effetto distruttore analogo a quello dovuto al latino latino verso l’etrusco o il celtico. E’ il caso, in particolare, dell’inglese, del quale solo interessi inconfessati possono far dimenticare questa duplice caratteristica negative: com’e’ il caso – per non citare che l’ultimo esempio – del Financial Times del quattro di aprile.
Quello del movimento esperantista e’ un esempio che l’Unione Europea dovrebbe imitare, o almeno studiare, per risolvere il suo problema linguistico. Sarebbe opportuno che le istituzioni dell’Unione inviassero a Montpellier alcuni osservatori qualificati.
Grazie. >>

Nella Spuiplein, la piazza davanti al Municipio, c’era l’ Expo Europe, con molti stand di diverse associazioni, che sono stati visitati per tre giorni da moltissime persone, da tutta l’Europa. Sarebbe stata un’ottima occasione per far conoscere l’Esperanto.
Ma all’UEA, la cui sede centrale si trova non lontano dalla citta’ del Congresso, non se ne sapeva nulla.
In tutto il congresso pare fossero presenti solo tre esperantisti: Hans Erasmus, Michael Cwik e Umberto Broccatelli.

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