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Commercio globale, l’Europa crea una Wto parallela e arruola Pechino

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Sfida agli Usa

Commercio globale, l’Europa crea una Wto parallela e arruola Pechino

Con la Cina, senza gli Stati Uniti: l’Unione Europea promuove una aggregazione in sede Wto (World Trade Organization) di 17 membri disposti a costituire un meccanismo temporaneo di risoluzione delle loro controversie, dopo che l’Appellate Body dell’Organizzazione mondiale del commercio ha smesso di funzionare il mese scorso in seguito al ripetuto blocco della nomina di nuovi giudici decisa dal’Amministrazione Trump. Un ostruzionismo che dura da due anni, tanto che a dicembre, con la scadenza del mandato di due giudici, ne resta in carica solo uno.

«Noi, i ministri di…»: inizia così la lettera firmata per conto di 17 nazioni a margine del World Economic Forum di Davos : in attesa che la situazione di stallo si sblocchi, le parti daranno vita a uno strumento di giudizio arbitrale ad interim «aperto a tutti i membri che volessero aderire». Oltre alla Cina, gli altri aderenti sono Australia, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Corea del Sud, Messico, Nuova Zelanda, Panama, Singapore, Svizzera, Uruguay, più Norvegia e Canada che avevano già raggiunto una intesa in proposito con Bruxelles.

«Crediamo che un meccanismo della Wto di risoluzione delle controversie sia della massima importanza per un sistema commerciale basato su regole, e che un organismo indipendente e imparziale di appello debba continuare a essere una delle sue caratteristiche essenziali», sottolineano i firmatari, che comunque, per non dare l’impressione di una spaccatura netta in seno all’organizzazione, ribadiscono di voler lavorare con l’intera Wto per un «miglioramento duraturo» dell’Appellate Body. La lettera si chiude inoltre con un riferimento al fatto che si prende nota delle recenti dichiarazioni di Donald Trump di impegno per la riforma della Wto.

Il presidente americano, proprio a Davos, nel suo keynote speech ha detto mercoledì di puntare a una azione incisiva sul fronte della World Trade Organization, invitando a Washington il direttore generale Roberto Azevedo, che ieri non ha voluto fare commenti diretti sul’iniziativa dei 17. Azevedo si è limitato a dire di essere fiducioso in «maggiori progressi a breve termine».

La riforma dell’Organizzazione mondiale del commercio sembra desiderata da tutti, ma in termini non facili da conciliare in una soluzione condivisa. Lo stesso Azevedo ha detto che non ci si può aspettare in tempi brevi che siano eliminate alcune clausole che favoriscono attraverso esenzioni Paesi come Cina e India, in quanto ancora etichettati come Paesi in via di sviluppo.

Per l’Amministrazione Trump, si tratta ormai di veri e propri privilegi ormai ingiustificati, che danno a certi Paesi vantaggi competitivi non dovuti.

I dettagli del nuovo meccanismo temporaneo devono ancora essere negoziati, ma si baseranno comunque su una normativa Wto esistente – l’articolo 25 del Dispute Settlement Understanding – che consente ai membri di accettare una forma volontaria di arbitrato.

Il nuovo strumento «garantirà ai membri della Wto partecipanti di continuare ad avere accesso a una sistema di risoluzione delle controversie che sia vincolante, imparziale e di alta qualità – ha dichiarato il commissario al Commercio europeo Phil Hogan -. Continueremo i nostri sforzi per cercare una soluzione permanente all’impasse attuale».

Stefano Carrer | Il Sole 24 Ore | 25.1.2020

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