Cittadini immigrati festeggiano i 150 anni dell’Unità d’Italia

IMMIGRATI E CELEBRAZIONI PER I 150 ANNI

L’UNITÀ MULTIFORME

di Milena Santerini

Il 17 marzo a Milano in molti centri e scuole di italiano gli immigrati si raduneranno per festeggiare i 150 anni all’Unità d’ Italia. Rappresentanti di 57 Paesi del mondo leggeranno in una piazza del centro la Costituzione italiana nella nostra lingua e nelle diverse lingue del mondo. Tra le tante manifestazioni con cui ricorderemo l’anniversario e rafforzeremo il nostro patto repubblicano, questo momento è uno dei più simbolici. L’Italia è fatta, oggi, anche da cittadini romeni e peruviani, filippini e polacchi, marocchini e cinesi che lavorano, sperano, credono accanto agli italiani. I padri costituenti non avevano previsto l’Italia multiculturale del 2011. Eppure, nel testo possiamo trovare i principi e i valori che ci permettono oggi non solo di convivere ma soprattutto di svilupparci e crescere. Leggendo l’articolo 2 della Costituzione alla luce della situazione attuale, si riscoprirà che la Repubblica garantisce i diritti inviolabili dell’uomo (quelli fondamentali: salute, istruzione…) accanto a «doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale» verso tutti, anche gli stranieri. Se a leggere l’articolo 3 è un immigrato, assumerà più forza e l’idea di «pari dignità sociale» e di uguaglianza, di fronte a norme discriminatorie o a comportamenti sociali che stigmatizzano lo straniero. Nonostante le difficoltà quotidiane, i nuovi italiani si sentono fieri di appartenere al nostro Paese. Secondo un sondaggio del sito Stranieri in Italia cui hanno risposto 2500 persone, più del 77 per cento ha dichiarato che festeggerà l’anniversario dei 150 anni. La Costituzione letta da persone di diversa nazionalità che qui lavorano, faticano, allevano i figli, studiano, parla di un’appartenenza all’Italia e alla città, di unità non per sangue ma per volontà e per il senso di un destino comune. Sentire proclamata e studiata la nostra Carta assume un diverso significato se a farlo sono ragazzi nati o arrivati qui da bambini, che stanno crescendo da italiani senza che sia loro concessa la cittadinanza, in una società insicura ed impreparata ad accettare «neri italiani» o «cinesi milanesi». Nell’anniversario dei 150 anni questi bambini e ragazzi che sognano in italiano si sentono figli del nostro Paese – forse più di chi considera scontata la cittadinanza – perché ogni giorno la scelgono. Gli immigrati ci guardano, potremmo dire. Ci vedono come un grande e forte Paese in cui hanno riposto le loro speranze e per cui continuano a tifare, nonostante tutto. Non capiscono le violazioni dei loro diritti, non approvano il nostro pessimismo, vorrebbero che il nostro Paese avesse più ruolo nel mondo, ammirano la nostra cultura, vogliono bene all’Italia che hanno desiderato da lontano fino – in alcuni casi – a rischiare la vita per arrivare. Leggiamo la Costituzione con gli immigrati che, come ha detto il Presidente della Repubblica, «ampliano il respiro della nostra società». Scopriremo una «giovane Italia» di cui non avere paura. Ci comunicheranno fiducia e ci restituiranno la visione di un Paese e di una Milano nuovi e di un futuro insieme, uguali e diversi.
(Dal Corriere della Sera, 13/3/2011).

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