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Politica e lingue

Chi ha paura dell’inglese mannaro? gianni.riotta@lastampa.it

Suo articolo "Chi ha paura dell’inglese mannaro?"
gianni.riotta@lastampa.it

Egregio Riotta,

mi permetto di dissentire dal suo articolo pubblicato in Specchio n.198. Lo faccio partendo proprio dalla premessa della Sua nota che afferma siano, le accuse contro l’inglese glottofago, opera di spaventapasseri antiamericanisti di destra e di sinistra.

Non è così. Anzi, le accuse mosse alla glottofagia dell’inglese come, ad inferiori livelli, ad altre lingue egemoni ha tra i primi e principali protagonisti proprio un linguista americano, il Prof. Michael Krauss che, nell’annuale convegno della "Linguistic Society of America" del gennaio 1991,(pubblicato in Language, marzo 1992) parla di un vero e proprio genocidio linguistico-culturale in atto.
Tesi poi riprese ed ampliate statisticamente ad un successivo congresso internazionale di linguistica svoltosi l’anno dopo in Canada, diceva Krauss in quell’occasione: Esistono, al momento circa 6000 lingue ancora parlate (si aggiunga o si tolga un 10% a seconda della definizione di lingua o dialetto). Ora, una lingua che non viene più parlata dai bambini è prossima al pericolo. Sta morendo, è destinata all’ estinzione e alla morte dei suoi più giovani parlanti, come una specie che ha perso la sua capacità riproduttiva. Le nostre informazioni riguardanti le possibilità di vita di una lingua sono estremamente inadeguate, la migliore fonte a riguardo è la rimarchevole Ethnologue di Sil (edita presso Grimases), la quale dà alcune informazioni in termini di necessità di tradurre la Bibbia per almeno il 60% delle 6000 lingue nel mondo.
Da questa e da altre fonti noi possiamo solamente stimare che tra il 20 e il 50% delle 6000 lingue non vengono più parlate dai bambini e sono ormai prossime al pericolo, stanno morendo e non abbiamo bisogno di una sfera di cristallo per predire che saranno sicuramente estinte durante il prossimo secolo.
L’unico modo di stimare la percentuale (reale) di lingue in pericolo è di tentare una definizione di quelle che non lo sono, le lingue che io ho definito "salve".
L’isolazionismo è troppo fragile per rappresentare ancora una protezione adeguata; solo la severità politica e un elevato numero di parlanti potranno essere d’aiuto. Le Grandi Lingue, parlate da più di un milione di persone, e/o le lingue di Stato (il "Grandi" include naturalmente la maggioranza dello Stato) possono essere calcolate solo intorno alle 250.
Diminuendo la media numerica dei parlanti di una lingua a mezzo milione – tenendo presente, che esistono casi come il gallese e il bretone – possiamo dire che circa 300 lingue sono "salve" – si è pressappoco sicuri che verranno ancora parlate dai bambini nel secolo successivo a questo – .
Da ciò consegue che nel secolo futuro potrebbe verificarsi l’estinzione del 95% delle nostre lingue.
Inoltre, una percentuale addirittura più alta della nostra diversità linguistica è in pericolo e, peggio ancora, la maggior parte del restante 5% apparterrà ad, al massimo, 20 famiglie genetiche e, più della metà delle cosiddette lingue "salve", apparterranno a due sole famiglie: la indo-europea e la Niger-Congo.

Insomma Riotta la questione reale e seria. Minimizzarla come fa lei attribuendo tali tesi ad estremisti di destra o sinistra non fa un buon servizio né ai suoi lettori né alla realtà dei fatti.
Distinti saluti,

Giorgio Pagano
Consigliere generale del Partito radicale
g.pagano@radicalparty.org

Giorgio Kadmo Pagano
ARTISTA dal 1977 TEORICO dell'ARTE e ARCHITETTO dal 1985 GIORNALISTA dal 1993, ESPERTO d'ECONOMIA LINGUISTICA dal 1997.

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